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Una vera e propria guerriglia organizzata. È pesante il bilancio della violenza esplosa nel pomeriggio del 25 luglio durante la tradizionale marcia No Tav organizzata nell'ambito del festival "Alta Felicità". Quella che era partita come una manifestazione pacifica di circa ventimila persone si è trasformata in una guerriglia quando un gruppo di antagonisti incappucciati, equipaggiati con maschere antigas e occhialini, si è staccato dal corteo principale per assaltare i cantieri dell'Alta Velocità a Chiomonte e San Didero.
Gli scontri sono stati violentissimi. I manifestanti hanno lanciato pietre, bombe carta, razzi e persino molotov contro le forze dell'ordine schierate a difesa dei cantieri. Quattro mezzi tra carabinieri e guardia di finanza sono stati dati alle fiamme. Le forze dell'ordine hanno risposto con lacrimogeni e idranti.
Secondo le prime stime sono 126 gli operatori rimasti feriti: 58 poliziotti, 48 carabinieri e 20 finanzieri. Circa 450 manifestanti sono stati identificati.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha seguito con apprensione gli avvenimenti, ha chiamato, nella serata del 25, il Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi per chiedergli di trasmettere agli agenti delle Forze dell'Ordine la sua solidarietà e il suo ringraziamento per la loro azione al servizio della comunità nazionale. Il Capo dello Stato, inoltre, ha fatto pervenire la sua vicinanza agli agenti feriti.
Parole di sostegno sono arrivate anche dalla Premier Giorgia Meloni, che ha scritto sui social: «Chi lancia bombe carta, incendia mezzi dello Stato e aggredisce le Forze dell'Ordine non sta difendendo un'idea, sta attaccando lo Stato». E ancora: «La violenza non piegherà lo Stato: chi serve l'Italia non sarà mai lasciato solo».
Sulla vicenda sono intervenuti anche i sindacati di polizia che hanno chiesto di non essere strumentalizzati e di dare risposte concrete su fatti così gravi. «Siamo stanchi di essere bersagli» dicono quasi in coro i diversi sindacati. «Il morto è stato ricercato con coscienza e volontà, si tratta di un
tentato omicidio e tutti i presenti hanno concorso», ha affermato il Segretario Generale del Sap (Sindacato autonomo di Polizia), Stefano Paoloni.
E Valter Mazzetti, Segretario generale Fsp Polizia di Stato, ha commentato: «Al di là di tutte le solite frasi di circostanza, ieri a Chiomonte è stata l’ennesima sconfitta dello Stato», «la politica tutta e, a cascata, l’intero apparato della Sicurezza, sono stati incapaci di mettere le forze dell’ordine in condizione di difendere e difendersi, lasciando donne e uomini in divisa ostaggio dei violenti ed esposti a rischi enormi. I poliziotti sono ormai stufi di essere semplice argomento di scaramucce fra politicanti che in queste circostanze parlano utilizzando la ‘prima persona’ mentre sul campo, a prendere bombe, non ci sono loro ma servitori in divisa utilizzati come pedine, numeri, fantocci». Dopo aver chiesto di delimitare i cantieri rendendoli zona militare per impedire l’avvicinamento di chiunque, i sindacati tornano «a rilanciare la nostra proposta per l’introduzione del terrorismo di piazza perché le forze dell’ordine, costrette a subire violenze di ogni genere, oggi operano con armi spuntate». Infine Mazzetti sottolinea che «da Bologna a Chiomonte a ogni altra occasione, il tema della sicurezza è strumentalizzato solo come slogan per le campagne elettorali, ma del personale in divisa che finisce in ospedale in verità non frega nulla a nessuno». E Giuseppe Coco, segretario aggiunto del Sap aggiune, dai microfoni del tg1 un appello « a un senso di responsabilità maggiore per chi riveste cariche importanti di natura politica e sindacale e anche alla comunicazione a evitare di fomentare lo scontro e questa repulsione nei confronti delle forze dell’ordine». Lo stesso Coco, in precedenza, aveva chiesto «un patto di pacificazione e di politiche pragmatiche, non ideologiche, su come affrontare il problema con senso di responsabilità da tutte le parti» senza strumentalizzazioni, perché «le forze dell’ordine non hanno colore politico, non appartengono a nessuno schieramento. Giuriamo fedeltà alla bandiera e alla Costituzione e siamo per garantire la convivenza civile alla brava gente».




