Prosegue l’iter giudiziario per accertare le responsabilità della morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo di Nola a cui era stato trapiantato un cuore danneggiato. Il gip di Napoli Sorrentino ha disposto l'interdizione dalla professione medica per il cardiochirurgo Guido Oppido e per la sua vice Emma Bergonzoni, che il 23 dicembre 2025 hanno eseguito il trapianto al piccolo Domenico, morto il 21 febbraio nell'ospedale Monaldi. I due sono stati sospesi rispettivamente per 12 e 7 mesi con l'accusa di falso materiale e ideologico in concorso in relazione alla compilazione della cartella clinica del bimbo. Accolte, quindi, le richieste della Procura che hanno coordinato le indagini del Nas (guidato dal comandante Cisternino). Assistiti dai rispettivi avvocati il dottore Guido Oppido (sospeso in via preventiva dall'Azienda Ospedaliera dei Colli) e la sua vice Emma Bergonzoni hanno sostenuto l'interrogatorio preventivo il 31 marzo e 21 maggio. Il 10 giugno, intanto, si è concluso l'incidente probatorio disposto dal gip Mariano Sorrentino sui due cuori del bimbo: quello giunto congelato da Bolzano a causa del ghiaccio secco e anche su quello malato di Domenico. Il deposito delle relazioni sugli esami eseguiti da parte del pool di esperti nominati dall'autorità giudiziaria è stato fissato per settembre. In questi mesi la madre di Domenico, Patrizia Mercolino (che con il marito Antonio Caliendo, assistiti dall’avvocato Francesco Petruzzi, ha presentato una richiesta di risarcimento stragiudiziale) sta girando l’Italia per portare la sua testimonianza anche a nome della Fondazionde nata in nome di Domenico. Avevamo parlato con lei in occasione della prima presentazione pubblica a Napoli del suo libro Un Cuore bruciato (Piemme).

Affidare alle pagine di un libro la breve vita di Domenico: per la mamma Patrizia Mercolino è stato un modo per tenerlo ancora vicino, così come ha fatto ogni giorno da quando è nato fino al momento straziante in cui il macchinario che lo teneva in vita da sessanta giorni è stato staccato.

Un cuore bruciato (Piemme) è il racconto in prima persona di una madre che si è trovata al centro di un clamoroso caso di malasanità e che ha deciso di trasformare il suo dolore privato in una missione.

«Non è ancora il tempo per il lutto», ci spiega quando la raggiungiamo il giorno della prima presentazione ufficiale del libro alla Feltrinelli di Napoli. «Prima devo ottenere giustizia per Domenico. Gliel’ho promesso quando lo vegliavo in ospedale dopo il trapianto del cuore bruciato e per ben sessanta giorni è rimasto attaccato all’Ecmo, il macchinario che sopperisce alle funzioni di quel cuore nuovo che doveva garantirgli una vita serena e un futuro e che non ha mai iniziato a battere. Lo vedevo peggiorare giorno dopo giorno, il suo colorito spegnersi, un corpicino che lottava come un guerriero, resistendo ben oltre quello che i medici si aspettavano».

Ed è stato quel patto di fiducia tradito con i medici che ha trasformato una vicenda personale di sofferenza in una battaglia.

«Se Domenico non avesse resistito così tanto probabilmente la verità che mi hanno tenuto nascosta non sarebbe mai emersa. Un trapianto non riuscito può accadere, ma c’era molto altro. A mettermi in allarme, quando la versione ufficiale era che avrebbero provato con un altro trapianto e che Domenico era in cima alla lista d’attesa per un secondo cuore, è stata una frase di un’infermiera: “Guardatevi i fatti vostri”. Ho allora contattato un avvocato, Francesco Petruzzi, che sapeva come muoversi, e ben presto è emersa una verità molto diversa da quella che mi stavano raccontando, nella speranza che non venissero fuori i gravi errori che hanno condannato a morte Domenico. Mi sono sentita tradita da coloro ai quali con fiducia mi ero affidata».

L' incontro nella cattedrale di Napoli tra Papa Leone XIV e Patrizia Mercolino, la mamma di Domenico Caliendo, il bimbo di quasi due anni e mezzo mortoil 21 febbraio all'ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore fallito. (ANSA)

In prima linea in questa battaglia per la giustizia abbiamo visto sempre lei, affiancata dal suo avvocato.

«Mio marito è sempre con me, è fondamentale per la famiglia, ma lui lavora tutto il giorno e poi ha un carattere diverso dal mio, e il dolore lo ha piegato. Io non me lo posso permettere, per gli altri due figli, Anthony, in prima media, e Giovanna, che frequenta l’ultimo anno della scuola dell’infanzia. E perché io Domenico continuo a sentirlo presente, nei miei ricordi, nelle tante foto che gli ho fatto. Parlo con lui. Anche il libro l’ho voluto scrivere per fissare dentro di me quei pochi anni in cui l’abbiamo avuto con noi e so che un giorno lo ritroverò».

Una foto tratta dal profilo TikTok di Patrizia Mercolino con il piccolo Domenico e la madre. TIKTOK PATRIZIAMERCOLINO3 +++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ NPK +++
Una foto tratta dal profilo TikTok di Patrizia Mercolino con il piccolo Domenico e la madre. TIKTOK PATRIZIAMERCOLINO3 +++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ NPK +++
Una foto tratta dal profilo TikTok di Patrizia Mercolino con il piccolo Domenico e la madre Patrizia Mercolino (ANSA)

Domenico, racconta, «era un bambino sempre sorridente. Costretto a lunghi ricoveri, non aveva paura: gli bastava che fossi vicino a lui. Quando stava bene non riusciva a rimanere fermo, giocava anche a calcio con il fratello maggiore e amava ascoltare la musica. Solo la notte lo rendeva inquieto, si svegliava gridando, ma bastava che accorressi al suo lettino e si rassicurava. Ho cercato di farlo vivere come un bambino normale, con tutte le attenzioni possibili dovute alla sua patologia, le dodici diverse medicine da somministrare ogni giorno. Ma lo portavo anche al mare, nelle ore meno calde, sotto l’ombrellone: amava stare con gli altri bambini, guardare la tv e i video su YouTube, giocare. Iniziava a parlare».

«Ci stavamo preparando a festeggiare il Natale, i regali erano pronti sotto l’albero e avevamo organizzato una cena a base di pizza insieme a una famiglia di nostri amici, quando la sera del 22 dicembre è arrivata la telefonata che ha cambiato tutto: era la dottoressa del Monaldi, mi diceva che c’era un cuore per Domenico, un bambino di quattro anni di Bolzano che non ce l’aveva fatta. Un dolore immenso per un’altra mamma, la speranza per noi. Dovevo portare subito Domenico in ospedale. Tutti intorno a me gioivano, ma io avevo un brutto presentimento addosso. Non c’era un motivo logico: sapevo che quella era l’unica possibilità di guarigione per Domenico. E invece è andato tutto storto. Io, che ho sempre inteso il mio ruolo di madre come protezione, che dalla nascita del primogenito Anthony ho sempre, per scelta, voluto fare solo la mamma, avrei dovuto ascoltare quella voce».

In nome di Domenico è nata una Fondazione.

I funerali nella cattedrale di Nola per il piccolo Domenico Caliendo (ANSA)

«Un’idea mia, per dare un senso alla morte di mio figlio, per tenere vivo il suo ricordo e per sostenere famiglie che si trovano nella nostra stessa situazione. Era un progetto che avrei voluto sviluppare con calma, ma che è stato necessario rendere subito operativo perché, dopo la morte di Domenico, ci siamo accorti che stavano nascendo iniziative truffa in suo nome, per raccogliere fondi con Iban falsi».

Patrizia Mercolino viene invitata a parlare della sua vicenda e della Fondazione in occasione di eventi pubblici, nelle scuole, sia della Campania sia di altre parti d’Italia.

«Mia figlia Giovanna la porto sempre con me. Lottare per Domenico non deve sottrarre il mio amore e il mio tempo agli altri miei figli, che però si sono dimostrati molto maturi, così come erano affezionati al piccolino di casa».

A poche ore dalla prima presentazione pubblica del suo libro non mostra alcuna preoccupazione. Non si lascia intimidire dal fatto di avere solo la terza media, di non avere dimestichezza con i libri, di aver vissuto una vita semplice e privata fino alla tragedia.

Patrizia Mercolino, madre del bimbo di due anni a cui è stato trapiantato un cuore danneggiato a Napoli, durante la fiaccolata per il figlio a Nola, 19 febbraio 2026. ANSA/CIRO FUSCO
Patrizia Mercolino, madre del bimbo di due anni a cui è stato trapiantato un cuore danneggiato a Napoli, durante la fiaccolata per il figlio a Nola, 19 febbraio 2026. ANSA/CIRO FUSCO
Patrizia Mercolino (ANSA)

«Il coraggio me lo dà Domenico e quanto ci è successo mi ha fatto scoprire una forza che non sapevo di avere, una determinazione a seguire la mia strada, l’unica che in questo momento dà un senso alla mia vita. Spero di poter essere di esempio ad altri genitori e che tragedie come quella accaduta a me non debbano più succedere».