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Una statua di san Giovanni Bosco nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli ad Alassio.
In questi ultimi tempi, chiamato a commentare le tragiche coltellate inferte dal giovane di La Spezia ad un compagno nell’istituto scolastico frequentato da entrambi, ho pensato spesso a don Giovanni Bosco, che oggi 31 dicembre celebriamo: cosa avrebbe detto il grande sacerdote, crocevia del sentimento italiano, capace di intercettare come pochi altri la tensione adolescenziale riuscendo a disinnescare con il sorriso la sua carica esplosiva, dei metal detector che il ministro della Pubblica Istruzione (e del Merito) vorrebbe mettere all’ingresso delle aule?
Non sarebbe stato d’accordo. Andava in una direzione opposta: dobbiamo intervenire prima dell’evento criminoso. Come tutti gli educatori ben sanno, il provvedimento punitivo può spegnere l’incendio, non le sue braci. Nella mia pluriennale esperienza come insegnante di lettere negli istituti professionali, ho conosciuto tanti ragazzi che sembravano sempre sul punto di compiere reati: se riuscivi a intervenire in quella fase cruciale, potevi fare la differenza. Dopo, era sempre troppo tardi.


San Giovanni Bosco tra i ragazzi.
(The Picture Art Collection)Cosa continua ad insegnarci oggi il celebre trattatello sul metodo preventivo composto da don Bosco 150 fa? Riprendo da una mia recente sintesi: non limitiamoci a indicare col ditino i precetti da osservare. Incarniamoli, piuttosto. Puntiamo sugli avvisi amichevoli. Respingiamo l’amarezza. Il direttore salesiano deve consacrarsi agli alunni (lo so: è un’espressione impegnativa, ma non dobbiamo avere paura di richiamarla, soprattutto nel giorno in cui ricordiamo chi l’ha scritta), evitando però come la peste ogni affezione esclusiva nei confronti di qualcuno.
L’azione di cura dev’essere sempre corale, mai soggettiva: non aveva fatto così anche il buon Samaritano, consegnando la povera vittima all’oste, pagato affinché l’accogliesse?
Non obblighi ma incoraggiamenti. Sermoni brevi, al massimo tre minuti. Le ramanzine che durano di più scivolano sulla pelle dei giovani come acqua fresca. I castighi non dovrebbero essere pubblici. Mai umiliare un ragazzo che sbaglia, né metterlo con le spalle al muro. Al contrario, bisogna sempre concedergli una possibilità di riscatto. Se lo farai, lui ti potrà sorprendere in senso positivo.
Don Giovanni Bosco, anche di fronte a un fatto grave, non si accontentava della repressione pura e semplice. Pensava al futuro. Sapeva che guadagnare il cuore di un solo fanciullo, significa conquistare il mondo intero.



