Milano torna a interrogarsi sul senso profondo dell’esperienza umana. Da oggi al 22 marzo la città ospita il Soul Festival di Spiritualità, promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e dall’Arcidiocesi di Milano, con il patrocinio del Comune e la collaborazione del CFMT (Centro di formazione manager del terziario). Un appuntamento che, al di là delle formule, prova a rimettere al centro una parola antica e spesso rimossa: il mistero.

Cinque giorni, settanta appuntamenti, circa cento protagonisti tra intellettuali, artisti e studiosi. Il tema scelto – “Mistero, il canto del mondo” – non è uno slogan, ma una provocazione. In un’epoca che pretende di spiegare tutto, il festival invita a sostare davanti a ciò che sfugge, che non si lascia ridurre a algoritmo. Letteratura, scienza, psicoanalisi, filosofia, teologia e arti dialogano in un palinsesto diffuso fatto di lecture, reading, spettacoli e laboratori.

Non è un esercizio accademico. O almeno non solo. C’è una domanda concreta che attraversa l’intero programma: che posto ha oggi la dimensione interiore, anche dentro il lavoro e le organizzazioni?

Su questo terreno si inserisce il contributo del CFMT, che rinnova la propria partnership con il festival proponendo un approccio netto: spiritualità e produzione non sono mondi separati. Al contrario, è proprio nel loro intreccio che si gioca la qualità del lavoro, delle relazioni e della leadership. Una tesi controcorrente in tempi in cui tutto sembra misurarsi in performance e risultati immediati.

Due in particolare gli incontri promossi dal Centro.

Il primo, oggi alle 18 al Castello Sforzesco (Sala Weil Weiss), ha un titolo che è già un programma: “Svelare il mistero dell’esperienza”. A guidare la riflessione è Paolo Jedlowski, tra i più autorevoli sociologi italiani, studioso della memoria sociale. Il punto di partenza è semplice e, insieme, radicale: raccontarsi non è un vezzo, ma uno strumento di conoscenza. Per chi guida persone, diventa anche una leva di leadership. Non c’è direzione senza consapevolezza. L’incontro è accompagnato da una visita alla mostra A libro aperto n. Ø, un percorso nella storia del libro che diventa occasione per tornare al gesto originario del leggere e del pensare.

Il secondo appuntamento è venerdì 20 marzo alle ore 18 al Museo Diocesano. “Nel silenzio: ascolto di sé e relazioni quotidiane” vede protagonista Pablo d’Ors, sacerdote e scrittore spagnolo, tra le voci più limpide della spiritualità contemporanea. Il tema è il silenzio, parola quasi impronunciabile in un mondo saturo di rumore. Non come fuga, ma come pratica. Non come isolamento, ma come condizione per relazioni più vere, anche sul lavoro. Prima dell’incontro, una visita esclusiva alla mostra dedicata alla Crocifissione di Hans Memling, capolavoro del Quattrocento fiammingo, messo in dialogo con artisti contemporanei. Un confronto tra epoche che dice, senza proclami, quanto il mistero continui a interrogare ogni generazione.

Il senso complessivo del festival sta qui: non offrire risposte prefabbricate, ma riaprire domande. In un tempo che cambia in fretta, forse troppo, la capacità di abitare l’incertezza diventa una competenza decisiva. Anche per chi lavora, dirige, decide.

Il Soul Festival prova a dirlo con chiarezza: senza profondità umana non c’è innovazione che tenga. E il mistero, lungi dall’essere un residuo del passato, può diventare una chiave per comprendere il presente e orientare il futuro.

Il programma completo è disponibile sul sito ufficiale del festival. Tutti gli eventi sono a ingresso libero, con registrazione online.