Che un certo mondo del rap e della trap sia contiguo a quello della criminalità è una lezione che i cantanti della nostra scena recente hanno ben appreso dal rap americano delle origini, che vanta storie maledette come quella di 2Pac (Tupac Shakur), morto a 25 anni nel 1996 in una sparatoria a Las Vegas, e di The Notorious B.I.G. (Biggie Smalls), ucciso l’anno successivo a 24 anni.

E dopo le prodezze di Simba La Rue e Baby Gang, i due rapper di San Siro balzati più volte agli “onori” della cronaca nera per possesso di armi, rissa, rapina, associazione a delinquere (non certo i soli, ma quelli più famosi anche tra il grande pubblico), ora un altro giovane idolo delle nuove generazioni, Tony Boy, con al suo attivo 4 album, un bel patrimonio in banca, un corpo totalmente tatuato e persino una bambina di due anni, è stato arrestato sabato scorso per possesso di droga e di una pistola Beretta 6.35 detenuta illegalmente.

E il momento stesso dell’arresto è diventato uno show, perché ripreso con il cellulare e postato sui social. E distinguere realtà e finzione, atteggiamento e reale disagio, posa e provocazione è sempre più difficile. E se è lecito distinguere l’uomo dalla sua opera, il comportamento privato dalle canzoni, un certo filone del rap mescola così strettamente vita e finzione da renderle sempre più indissolubili.

Ma chi è questo ventiseienne con oltre due milioni e mezzo di ascoltatori mensili su Spotify, che, a parole sue pronunciate durante l’interrogatorio, ha dichiarato: «Sono tossicodipendente dall’adolescenza, quindi da quando ho 13/14 anni assumo stupefacenti»?

Al secolo Antonio Hauber, è nato a Padova il 26 settembre 1999, ha cominciato a interessarsi al rap sulla scia del fratello maggiore, e ha scritto il suo primo brano a 15 anni. Il successo, quello che fa girare la testa, è arrivato negli ultimi anni, ed è cresciuto esponenzialmente con il numero dei tatuaggi sul suo corpo, l’esibizione di orologi, borse, outfit firmati, senza però rinunciare a testi esistenziali, al male di vivere sintetizzabile nella frase, non certo lirica come quelle di Montale «stare nel mio cervello è un bel casino». Soprattutto, sembra, da quando ha avuto una bambina, Ayra, dall’influencer con cui però ha rotto quasi subito. Da lì, il Trauma, con cui ha intitolato il suo ultimo album, uscito a gennaio scorso.

La cover dell'ultima album di Tony Boy, "Trauma"

Vista la varietà di droga trovata nell’abitazione di Milano in cui risiedeva, ha dovuto scagionarsi dal possibile capo di imputazione di spaccio. Così, nell’interrogatorio, ha spiegato: «Uso queste sostanze anche per reggere i ritmi della vita notturna. Uso dai 3 ai 5 grammi al giorno di ketamina, poca cocaina, circa mezzo grammo, mentre hashish e marijuana ogni tanto; l’olio era per inalarlo. Essendo un consumatore abituale di sostanze stupefacenti faccio fatica a stare in astinenza e vado facilmente in depressione, e sto seguendo un percorso per disintossicarmi».

Gli inquirenti gli hanno creduto, e resta “solo” l’accusa di possesso illegale di armi, ma qui le sue dichiarazioni non sono bastate: «L’ho acquistata io in un gruppo Telegram da cui compro anche la ketamina, e l’ho presa dopo aver subito un furto in casa a marzo. Non ero così lucido da capire di acquistare una pistola illegalmente, me l’hanno spedita e l’ho ritirata da un locker. L’ho pagata in bitcoin per un equivalente di circa 300/400 euro. Le munizioni della 6.35 le avevo acquistate insieme alla pistola, mentre le altre le avevo prese per fare un video musicale che poi non è mai stato pubblicato».

La cover dell'album "Going Hard 2"

Tutto davvero assurdo, che sembra un mix tra senso di impunità, immaturità patologica e dipendenza. E se il gip Chiara Valori ne ha ordinato la scarcerazione, ha anche disposto per lui gli arresti domiciliari e il divieto di continuare a esibirsi nelle date già fissate della tournée estiva.

E qui tornano in scena i suoi genitori, quel papà classe 1950, di cui in un’intervista ha detto: «Ha quasi 80 anni, gli do del lei e gli fa schifo tutto ciò che è rap», e la mamma bibliotecaria, originaria della Repubblica Ceca e che, sempre a parole sue, si comporta «come una farmacista di libri: per ogni problema c’è un libro che ne contiene la soluzione».

Dietro a queste poche frasi, ai trascorsi con la droga, ai testi delle sue canzoni immaginiamo un’adolescenza tormentata, un rapporto difficile, tensione, rivendicazioni, scatti di rabbia e pianti, forse una ribellione ancora in corso. La storia di tante famiglie, dove non sempre il disagio, l’intemperanza e anche gli atti criminali dei figli sono sinonimi di cattiva educazione, mancanza di dialogo, ma sono spesso il risultato di conflitti profondi, che non sempre si è in grado di gestire al meglio.

Ma una famiglia, anche la più osteggiata, combattuta, anche quella da cui si è voluto mettere distanza, alla fine resta l’unico porto sicuro in cui approdare nel momento in cui le tempeste della vita mandano alla deriva. In questo caso la nave ce l’ha diretta un gip: i due genitori hanno dato il loro consenso, hanno accettato di riprendere nella loro casa il loro ragazzo parecchio smarrito.

Tutto sta a capire se anche questa disposizione sarà una nuova puntata della fan fiction da rapper maledetto di Tony Boy o se sarà l’occasione per ritrovare quell’Antonio Hauber da cui sembra sempre più in fuga.