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A 45 anni dall’uccisione di Vittorio Bachelet, riproponiamo il dossier che avevamo preparato in occasione del quarantennale. In questi cinque anni molto è cambiato, e, in particolare, si sono inaspriti i rapporti tra politica e magistratura. Il 12 febbraio, proprio nel giorno del suo assassinio, nella sede del Csm, di cui il giurista era vicepresidente al momento dell’assassinio, l’associazione che porta il suo nome ha voluto dedicare la riflessione ai nodi problematici della riforma in corso che vorrebbe dividere in due il Consiglio superiore della magistratura (uno per i magistrati giudicanti e un altro per i pubblici ministeri) con l’istituzione di un’Alta corte che, con i suoi ampi poteri disciplinari potrebbe finire per condizionare pesantemente il lavoro dei giudici. Sul tema “L'Alta corte disciplinare, pro e contro di una proposta che fa discutere” l’associazione presieduta da Renato Balduzzi, professore di diritto Costituzionale alla Cattolica di Milano, ha chiamato al confronto i costituzionalisti Francesca Biondi e Nicolò Zanon, il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, il procuratore generale presso la Cassazione, Luigi Salvato e , oltre allo stesso Balduzzi, Margherita Cassano, primo presidente della Corte di Cassazione. Al termine dei lavori sono emerse soprattutto tre criticità più evidenti di altre nel progetto di un'Alta Corte disciplinare per la magistratura ordinaria previsto dalla riforma costituzionale presentata dal Governo con la separazione delle carriere e dei csm. «La prima», ha sintetizzato Pinelli, «riguarda il perché i magistrati dovrebbero essere giudicati da componenti, quanto meno in parte, sorteggiati, in difformità con quanto previsto per gli altri ordini professionali». In secondo luogo, sul sistema di impugnazione «le sentenze disciplinari emesse in prima istanza dall’Alta corte sono impugnabili soltanto dinanzi alla stessa Alta Corte», mentre la Costituzione, all’articolo 111 «prevede che contro le sentenze pronunciate dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge». Infine «la terza criticità riguarda la circostanza che il disegno di legge costituzionale non affronta i problemi relativi all'esercizio dell'azione disciplinare da parte del procuratore generale della Cassazione su tutti i magistrati, requirenti e giudicanti». E Margherita Cassano ha aggiunto: «Perché soltanto per la magistratura si prevede un controllo disciplinare completamente esterno alla categoria di appartenenza? Questo non avviene per nessuna altra categoria professionale. Sarebbe l'unico modello del nostro ordinamento in cui si estirpa la funzione disciplinare dall'organo di governo autonomo».
In mattinata il plenum del Csm aveva osservato un minuto di silenzio per ricordare l’assassinio del suo vicepresidente a cui è intitolato l’edificio dove ha sede l’istituto





