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L’ultimo è stato Donald Trump, che in queste ore sta cercando affannosamente di attenuare i toni, spiegando, al solito, che è stato male interpretato. Eppure il suo pesante attacco a papa Francesco è stato un recidivo uno-due. Prima del viaggio in Messico era già andato giù lancia in resta, poi dopo l’intervista del Papa in volo ai giornalisti del seguito aveva alzato il tono. Adesso sta cercando una via di uscita. Forse l’attacco era troppo duro anche per i cattolici conservatori americani, quelli che non hanno mai nascosto antipatia per Bergoglio e che votano repubblicano.
Negli Stati Uniti, si sa, il Papa argentino non è molto amato dai cosiddetti “teocon”, i conservatori di Dio, che si annidano nelle file repubblicane. Già Jeb Bush fratello dell’ex-presidente, quello che posta con grazia su twitter la foto della sua pistola firmata con tanto di qualifica “gov”, aveva attaccato papa Francesco sull’enciclica “Laudato si’”, ancor prima di averla lettera. Gli serviva un botto per iniziare la sua campagna elettorale a giugno e non ha trovato di meglio che il papa, spiegando che sull’ambiente nessuno può dettare a lui l’agenda “nemmeno il mio papa”.
In Italia chi non ha mai fatto mistero che il Papa non gli piace è Matteo Salvini. Il leader della Lega ha detto con la grinta che lo contraddistingue un durissimo no al Papa, qualche mese fa. Bergoglio parlando di immigrati davanti alle immagini drammatiche della rotta balcanica e delle chiusure europee aveva invitato a “chiedere perdono per le persone e le istituzioni che chiudono la porta”. E Salvini ai microfoni di Radio Padania ha risposto piccato: “No, noi non chiediamo perdono, non abbiamo bisogno di chiedere perdono”.
Negli Stati Uniti, si sa, il Papa argentino non è molto amato dai cosiddetti “teocon”, i conservatori di Dio, che si annidano nelle file repubblicane. Già Jeb Bush fratello dell’ex-presidente, quello che posta con grazia su twitter la foto della sua pistola firmata con tanto di qualifica “gov”, aveva attaccato papa Francesco sull’enciclica “Laudato si’”, ancor prima di averla lettera. Gli serviva un botto per iniziare la sua campagna elettorale a giugno e non ha trovato di meglio che il papa, spiegando che sull’ambiente nessuno può dettare a lui l’agenda “nemmeno il mio papa”.
In Italia chi non ha mai fatto mistero che il Papa non gli piace è Matteo Salvini. Il leader della Lega ha detto con la grinta che lo contraddistingue un durissimo no al Papa, qualche mese fa. Bergoglio parlando di immigrati davanti alle immagini drammatiche della rotta balcanica e delle chiusure europee aveva invitato a “chiedere perdono per le persone e le istituzioni che chiudono la porta”. E Salvini ai microfoni di Radio Padania ha risposto piccato: “No, noi non chiediamo perdono, non abbiamo bisogno di chiedere perdono”.





