I dati recentemente pubblicati dall’INPS sulle proprie attività sono molto di più del bilancio di un ente pubblico, pur importante e strategico, ma costituiscono una vera e propria radiografia dell’Italia, letta dal punto di vista delle protezioni sociali e degli interventi di Welfare. Ed è giusto partire da un primo dato positivo, indiscutibile, sull’occupazione complessiva nel nostro Paese: oltre 24 milioni di occupati, “record” di cui essere finalmente orgogliosi, così come della diminuzione al 5% della disoccupazione. Insomma, più lavoro, per un numero crescente di persone, e non solo crescita di rendite finanziarie, o puro aumento dei fatturati delle aziende. Una buona notizia e un bel modello di sviluppo, una crescita dell’Italia che dà più lavoro a tutti.

Certo, è giusto anche ricordare alcuni aspetti negativi, spesso cruciali – e sono proprio i dati INPS a consentire di dirlo; ad esempio questo lavoro, per più persone, non è sempre ben pagato, dato che l’aumento medio degli stipendi 2019-2025 è stato dell’11%, ma l’inflazione ha superato il 18%; così, oggi lo stipendio, pur aumentato come Euro ricevuti, è purtroppo rimasto più basso come potere di acquisto. Si conferma inoltre la perdurante – e intollerabile – forbice tra guadagni degli uomini e delle donne, troppo penalizzate nelle retribuzioni attuali (anche a causa della maternità), e quindi anche nelle pensioni future.

Ancora, un altro elemento dei dati INPS descrive bene la nuova Italia con cui dobbiamo fare i conti, relativo alla percentuale di lavoratori stranieri: sono oggi uno su sette, lavoratori regolari, con regolari permessi, assunti in regola, che pagano le tasse, che versano contributi previdenziali, insomma, cittadini a pieno titolo, titolari di diritti, ma proprio per questo anche capaci di contribuire al bene comune. Non sono solo i campioni dell’atletica leggera, sempre più mescolati in pista, ma con la bandiera italiana, che parlano con gli accenti delle nostre regioni, a confermare che la società italiana è costruita nell’incontro di tante storie e culture; ma sono anche i lavoratori “normali”, nelle campagne, nelle fabbriche, nei servizi socio-sanitari, negli uffici, a costruire un’Italia che può rimanere orgogliosa del proprio genio e della propria identità specifica, e che proprio per questo può e deve essere capace di integrazione e di collaborazione.

INPS è diventata in questi ultimi anni anche “amica della famiglia”, non tanto e non solo perché apre i suoi uffici alle famiglie dei propri dipendenti (a giugno scorso, tradizione interessante per avvicinare i figli al lavoro dei genitori, almeno per una giornata), ma soprattutto a partire da un crescente ruolo nell’erogazione dei sostegni: esemplare in questo è l’Assegno Unico e Universale per i figli, che arriva alle famiglie italiane direttamente dall’INPS, fuori dalla busta paga. È una soluzione razionale, per risolvere tanti problemi operativi, per esempio per quelle giovani coppie di liberi professionisti, che non hanno una busta paga... ma è diventata anche una nuova identità dell’INPS, che non è più l’azienda delle pensioni, ma è diventata l’agenzia nazionale del Welfare (almeno rispetto alle erogazioni monetarie). E proprio sulle pagine del sito web INPS è stato aperto un importante “portale famiglia”, dove ogni cittadino, con il proprio codice fiscale, può conoscere ed accedere a tutte le prestazioni oggi previste. Un’innovativa azione di trasparenza, di semplificazione, di deburocratizzazione, una testimonianza di come il digitale può diventare, col tempo, non una barriera, ma un sostegno reale per tanti.

Francesco Belletti direttore Cisf

Per questo è stato interessante anche la riflessione sulla natalità del Presidente INPS, Giuseppe Fava, che ha sottolineato che per rilanciare la natalità i sostegni monetari sono certamente importanti, ma che da soli non riescono a fare la differenza: sono molto più efficaci i servizi (più posti in asili nido), gli strumenti di conciliazione famiglia-lavoro, lo smart working, per far sì che giovani coppie possano decidere di mettere al mondo un figlio – e magari un figlio in più.

In breve: con i dati INPS si capisce dove va l’Italia, non guardando solamente agli aspetti monetari o la crescita del Prodotto Interno Lordo, ma conteggiando le misure di solidarietà e di supporto che l’Italia mette in campo. Perché i soldi spesi in solidarietà rendono una nazione più ricca.