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Davide Borgione, il 19enne morto a Torino in un incidente con una bicicletta. Facebook / Asd Barcanova Calcio
Vedere qualcuno che sta male e decidere di non fare niente è un atto grave, ma si può andare ancora oltre. Quello che è successo a Davide a Torino, a cui va il nostro pensiero e il cordoglio a tutti i suoi cari, racconta come l'uomo può trasformarsi in una bestia affamata di fronte a una potenziale preda ferita. Cosa è successo alla coscienza di quei giovani che si sono trovati davanti a un coetaneo "ferito"?
Le indagini riveleranno la dinamica degli eventi ma ciò che appare chiaro è che chi era prossimo a Davide, non solo è rimasto indifferente all'emergenza e non ha prestato soccorso, ma ha anche deciso di predare il suo corpo. Scene del genere si vedono nei film di guerra o in quelli post apocalittici, dove la sopravvivenza è minacciata e le norme sociali vengono annullate per andare a caccia del necessario per restare vivi. "Mors tua, vita mea", questa celebre locuzione latina descrive come in contesti di estremo rischio o limitazione delle risorse, lo svantaggio di qualcuno possa rappresentare un vantaggio per chi gli sopravvive. Quello che è successo a Torino però è tutta un'altra storia. I giovani che lo hanno visto stare male e che gli hanno rubato il portafoglio, non hanno agito per istinto di sopravvivenza e il loro comportamento non può che essere giudicato crudele e brutale. Per quanto riguarda l'automobilista che ha urtato il corpo e non si è fermato, sarà la giustizia a ricostruire come sono andati i fatti e a definirne le responsabilità.


A noi resta il dovere di interrogarci su cosa contribuisca a spegnere le coscienze e la motivazione a cooperare, due acquisizioni fondamentali dell'evoluzione umana. Dostoevskij scriveva: «Io mi sento responsabile non appena un nuovo posa il suo sguardo su di me», un modo di interpretare la vita totalmente diverso, un impegno diffuso nel pensare agli altri che mi vivono accanto. La cooperazione ha permesso la costruzione di una società civile capace di convivere ed è un bene troppo prezioso da tramandare.
Fatti come questo sono un segnale preoccupante che accende una riflessione sull'educazione e sulla cultura nella quale le nuove generazioni costruiscono i loro funzionamenti mentali più profondi. I primi anni di vita sono fondamentali nel costruire le basi della nostra mente, ma poi ha un ruolo sociale l'ambiente nel quale viviamo. È lì che costruiamo il sistema motivazionale della cooperazione, che, come spiega bene Liotti, richiede la posizione fianco a fianco. Fare insieme, guardarsi negli occhi, prendersi cura, condividere: la famiglia, la scuola e le comunità educanti in genere devono farsi modello di queste pratiche. Cooperare è il più importante sistema motivazionale per l'adattamento e la convivenza pacifica e la sopravvivenza della specie umana. Questo fatto di cronaca deve accendere in tutti il desiderio di risvegliare le coscienze. Ritorniamo a camminare per le strade guardando le persone che incontriamo ed efficienza i figli a fare lo stesso. Solo sentendo il valore della vita saremo pienamente uomini e donne.





