di monsignor Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, presidente della Fondazione Migrantes

 

 

È ancora morte nel Mediterraneo. Una morte annunciata, mentre i rami del Parlamento approvano un  urgente e straordinario decreto per regolare i flussi migratori che dimentica i veri problemi delle migrazioni  - canali legali di ingresso, incontro fra domanda e offerta di lavoro, riconoscimento dei titoli, casa e  ricongiungimenti familiari, abbandono scolastico e sostegno alla scuola interculturale - indebolendo in  realtà solo le azioni di salvataggio in mare delle navi delle Organizzazioni non governative (Ong), un  barcone spezzato dalla burrasca della notte, che portava almeno 150migranti, si è inabissato nel  Mediterraneo, al largo delle coste della Calabria. Decine di morti, tra cui un neonato e alcuni bambini,  almeno 100 i dispersi, che vanno ad aumentare le migliaia di morti e di tombe anonime nel “cimitero” del  Mediterraneo (oltre 25mila dal 2014) nell’indifferenza, nonostante i continui, sofferti moniti di papa  Francesco. Un nuovo drammatico segnale sulla disperazione di chi si mette in fuga da situazioni  disumane di sfruttamento, violenza, miseria e di chi è indifferente politicamente a questo dramma che non  può lasciare indifferenti: un segnale che indebolisce la tutela dei diritti umani (dal diritto alla vita al  diritto di migrare, al diritto di protezione internazionale), indebolisce la democrazia. Mentre queste morti  non possono che segnalare impotenza e generare vergogna, chiedono un impegno europeo per  un’operazione Mare nostrum, che metta strettamente in collaborazione le istituzioni europee, i Paesi  europei, la società civile europea. La collaborazione con i Paesi del Nord Africa non può limitarsi a  interessi energetici o a sostegni ai Paesi del Nord Africa per impedire i viaggi della speranza, ma deve  portare a canali umanitari permanenti e controllati nel Mediterraneo verso l’Europa. Chi arrivando in Europa  avesse diritto a una protezione vedrà salvaguardato tale diritto; chi non ne avesse diritto sarà rimpatriato. È  necessario che questo incontro-identificazione, solo allo sbarco nella terra europea, dovrà essere agile,  organizzato, alla presenza di diverse figure - dai mediatori, dalle Forze di polizia, da operatori  internazionali, da osservatori dell’Unhcr, da operatori sociali - perché i minori non accompagnati siano  tutelati esattamente come le vittime di tratta, chi viene da una drammatica situazione sanitaria, chi  scappa da una guerra o da un disastro ambientale. Le risorse vanno investite nella tutela della vita,  nell’accompagnamento delle persone, non in muri o accordi e campi disumani. La vita e il futuro  dell’Europa dipendono da come si accoglie, tutela, promuove e integra le persone in cammino. Ritorna, a  dieci anni dal viaggio di Francesco a Lampedusa, la domanda rivolta dal Papa a tutti dall’isola siciliana: «Dov’è tuo fratello?» Una domanda che impegna tutti.