Dobbiamo essere orgogliosi del nostro Battesimo. Papa Leone, continuando a spiegare la costituzione dogmatica Lumen Gentium, in particolare il capitolo secondo dedicato alla Chiesa come popolo di Dio, ricorda che, in virtù del Battesimo, il popolo messianico «riceve da Cristo la partecipazione all’opera sacerdotale, profetica e regale in cui si attua la sua missione salvifica. I Padri conciliari insegnano che il Signore Gesù ha istituito mediante la nuova ed eterna Alleanza un regno di sacerdoti, costituendo i suoi discepoli in un “sacerdozio regale”». In virtù del Battesimo, dunque, siamo tutti sacerdoti e profeti, un «sacerdozio comune dei fedeli che ci abilita a rendere culto a Dio in spirito e verità e a “professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio mediante la Chiesa”» Inoltre, attraverso il sacramento della confermazione, cioè la Cresima, «tutti i battezzati “vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere la fede con la parola e con l’opera, come veri testimoni di Cristo”. Questa consacrazione sta alla radice della comune missione che unisce i ministri ordinati e i fedeli laici».

L’esercizio di questo sacerdozio regale «avviene in molti modi», sottolinea il Pontefice, «tutti tesi alla nostra santificazione, anzitutto partecipando all’offerta dell’Eucaristia. Mediante la preghiera, l’ascesi e la carità operosa testimoniamo così una vita rinnovata dalla grazia di Dio».

Per quanto riguarda invece la partecipazione «della missione profetica di Cristo», i Padri conciliari introducono il tema «del senso della fede e del consenso dei fedeli. La Commissione Dottrinale del Concilio precisava che questo sensus fidei “è come una facoltà di tutta la Chiesa, grazie alla quale essa nella sua fede riconosce la rivelazione tramandata, distinguendo tra il vero e il falso nelle questioni di fede, e contemporaneamente penetra in essa più profondamente e più pienamente l’applica nella vita”».

Per questo, continua il Papa, «il senso della fede appartiene dunque ai singoli fedeli non a titolo proprio, ma quali membra del popolo di Dio nel suo insieme. Lumen gentium concentra l’attenzione su quest’ultimo aspetto e lo mette in relazione all’infallibilità della Chiesa, a cui inerisce, servendola, quella del Romano Pontefice». Si legge nel documento: «La totalità dei fedeli, che hanno ricevuto l’unzione dal Santo non può sbagliarsi nel credere e manifesta questa sua proprietà particolare mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo, quando dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici esprime l’universale suo consenso in materia di fede e di morale». La Chiesa, di cui tutti fanno parte, laici e pastori, nel suo insieme, dunque, «non può errare nella fede: l’organo di questa sua proprietà, fondato sull’unzione dello Spirito Santo, è il soprannaturale senso della fede di tutto il popolo di Dio, che si manifesta nel consenso dei fedeli. Da questa unità, che il Magistero ecclesiale custodisce, consegue che ciascun battezzato è soggetto attivo di evangelizzazione, chiamato a dare coerente testimonianza di Cristo secondo il dono profetico che il Signore infonde a tutta la sua Chiesa». Riprendendo ancora da Lumen Gentium, il Pontefice chiarisce: «Lo Spirito Santo, che ci viene da Gesù Risorto, dispensa infatti “tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa”». Una dimostrazione di questa vitalità carismatica peculiare di tale vitalità carismatica «è offerta dalla vita consacrata, che continuamente germoglia e fiorisce per opera della grazia. Anche le forme associative ecclesiali sono esempio luminoso della varietà e della fecondità dei frutti spirituali per l’edificazione del Popolo di Dio». E allora, pensando al primo sacramento, come diceva papa Francesco, «che suggella per sempre la nostra identità, e di cui dovremmo essere sempre orgogliosi» dovremmo essere grati del dono «di far parte del popolo di Dio» e sentire «anche la responsabilità che questo comporta».

Al termine dell’udienza, parlando ai fedeli in lingua araba, il Pontefice ha ricordato, «in particolare quelli provenienti dal Medio Oriente» che «il cristiano è chiamato ad essere strumento di pace, amore e riconciliazione, affinché la vera pace possa prevalere tra tutti i popoli».