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Scared sad girl bullied on line with laptop suffering cyberbullying and harassment feeling desperate and intimidated. Child victim of bullying stalker social media network
Non sono casi isolati. Non sono "emergenze" sporadiche destinate a spegnersi con l’esaurirsi del ciclo mediatico. Le recenti e drammatiche notizie di cronaca che vedono coinvolti un noto giornalista e la sua compagna nella diffusione di materiale pedopornografico riguardante la figlia di lei e i nipotini di appena 5 e 9 ann, i rappresentano solo la punta dell'iceberg di un fenomeno strutturale, diffuso e in costante crescita.
A gridarlo con forza è don Fortunato Di Noto, presidente dell’Associazione Meter, che appena un mese fa, nel Report 2025 “Bambini Vittime”, aveva tracciato i contorni di un abisso digitale e umano che l'opinione pubblica fatica ancora a metabolizzare.


Il fenomeno delle "pedomamme"
Uno degli aspetti più inquietanti emersi dal monitoraggio di Meter riguarda il crollo di uno stereotipo radicato, confermato dalle recenti cronache: quello del predatore necessariamente estraneo o di sesso maschile. Il Report documenta infatti l'ascesa delle cosiddette "pedomamme": madri e donne che producono e diffondono materiale pedopornografico su piattaforme criptate come Signal, Telegram e Viber.I numeri sono in aumento: 11.240 video e 320 immagini riconducibili a questa specifica dinamica. Madri che abusano per perversione, per guadagno o sotto ricatto, trasformando le mura domestiche (il luogo che per definizione dovrebbe essere il più sicuro) in un luogo di sfruttamento e violenza .
Una strage di innocenti in numeri
Il Report 2025 offre una fotografia dettagliata delle fasce d'età più colpite, rivelando una predilezione dei pedocriminali per l'infanzia e la pre-adolescenza: 8–12 anni: 422.368 foto individuate (la fascia più colpita); 3–7 anni: 360.563 foto; 0–2 anni: 1.972 immagini documentate.
Dati che confermano l'esistenza di un "giro pedocriminale" global e glocal che spesso sfugge ai radar della società civile, ma non a quelli della Polizia Postale e dei tecnici di Meter.
Il commento di Don Fortunato Di Noto, Presidente Associazione Meter


«I fatti di questa settimana sono drammaticamente chiari: i minori non sono al sicuro, nemmeno nelle loro case. Abusi, pedopornografia, violenze familiari, perpetrati anche da chi dovrebbe proteggerli, stanno diventando all’ordine del giorno. Il caso del giornalista e della sua compagna è lo specchio di un abisso che non risparmia nessun ceto sociale o professionale. Questo episodio conferma il fenomeno delle "pedomamme" ma c'è di più: se persino un professionista dell'informazione compie atti simili, si spiega perché la veicolazione di queste notizie non sia sempre "pulita" o trasparente. In alcuni casi, fortunatamente sporadici ma gravissimi, l'inquinamento del sistema informativo nasce proprio dal fatto che chi dovrebbe dare luce al male ne è invece parte integrante. Serve coraggio e responsabilità: istituzioni che intervengano subito, famiglie e scuole che non chiudano gli occhi, piattaforme che facciano davvero controlli. Le richieste di aiuto che ci arrivano dai minori mostrano che la loro voce vuole farsi sentire. Gli arresti recenti dimostrano che l’Italia sta intervenendo».
Verso il 3 maggio: 30 anni in difesa dell'infanzia
In questo scenario, il prossimo 3 maggio assume un significato rilevante la Giornata Bambini Vittime della violenza (GBV), giunta alla sua 30ª edizione, sarà il momento per rompere il silenzio collettivo e per dire che i minori non debbano essere #maipiùsoli. La Giornata, che si terrà in Piazza San Pietro alle ore 10, nasce per dare voce a chi non ce l’ha e ribadirà con forza che la protezione dei più piccoli non può essere una priorità “a macchia di ghepardo”, ma deve diventare un impegno nazionale permanente. Se il Report è l’analisi tecnica della pedofilia, la GBV è la risposta civile per tutelare i minori, i più piccoli, deboli e vulnerabili.







