L'attivista francese Fèlix Croft, il no border di 28 anni, residente a Nizza e arrestato lo scorso luglio in Italia, alla barriera autostradale di Ventimiglia, mentre tentava di fare il cosiddetto "passeur", cioè di portare in Francia una famiglia di migranti nigeriani, è stato assolto dall'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Per la precisione il giovane era accusato di aver tentato di portare cinque persone in Francia, tre adulti tra cui una donna incinta e due bambini di 2 e 5 anni, provenienti dal Darfur e che fino a quel momento avevano trovato riparo in una chiesa di Ventimiglia. Per il ragazzo, la procura aveva chiesto 3 anni e 4 mesi di reclusione, e il pagamento di 50 mila euro di ammenda.

«Non ho mai detto che i tre adulti per i quali Croft voleva predisporre l'ingresso illegale in Francia fossero simpatizzanti Isis. Quello che volevo sottolineare è che il nostro sistema giuridico non può consentire a nessuno, seppur in buona fede o animate da interessi umanitari, di decidere sulla sicurezza di uno Stato e la violazione di queste norme non può essere intesa come una attenuante». Lo aveva dichiarato il pm Grazia Pradella al corso processo per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina a carico del giovane. Nei suoi confronti l'accusa aveva sottolineato come la legge francese punisca l' ingresso clandestino di stranieri e che con il suo atteggiamento Croft ha esposto i migranti che trasportava a questo rischio.

Dopo la replica dell'avvocato della difesa, Ersilia Ferrante, il tribunale collegiale si è riunito in camera di consiglio e ha invece assolto il ragazzo.

«La richiesta di condanna per Fèlix Croft è totalmente sproporzionata e potrebbe aprire un precedente pericoloso». Ad affermarlo era stato il presidente dell'Associazione Antigone Patrizio Gonnella, a pochi giorni dalla sentenza del Tribunale di Imperia. «Ancora una volta vediamo tribunali e forze dell'ordine impegnate a perseguire reati di solidarietà. Ma utilizzare il diritto per colpire questi episodi non può trovare giustificazioni. Non si può paragonare chi è mosso da principi umanitari a chi traffica esseri umani per profitto».

Sempre secondo Gonnella, «la richiesta di condanna a 3 anni e 4 mesi più una multa di 50.000 euro è totalmente sproporzionata rispetto al reato commesso. Giustificare tale richiesta con ragioni di sicurezza, ovvero per il fatto che qualcuna delle persone trasportate sarebbe potuta essere un foreign fighter affiliato all'Isis, giustifica un connubio, quello tra immigrazione e terrorismo, pericoloso e alimentato spesso a solo scopo propagandistico per un tornaconto elettorale».