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L’episodio dei due Eurofighter dell’Aereonautica militare italiana che si sono gettati all’inseguimento dell’aereo di linea francese sui cieli della Lombardia ha destato scalpore per la forza del boato provocato dallo sfondamento del muro del suono. Milioni di persone hanno avvertito il fortissimo rumore e si sono addirittura riversati in strada per paura di un terremoto.
La spiegazione scientifica del muro del suono è molto complessa. Gli effetti aerodinamici sulle superfici di un aero variano notevolmente avvicinandosi alla velocità del suono. Il regime di moto in queste condizioni è chiamato "flusso transonico".
Quando un corpo si muove all'interno di un fluido (in questo caso l'aria) comunica alle particelle una serie di urti meccanici i quali provocano la perturbazione delle zone circostanti. La velocità di propagazione di questi disturbi è detta velocità del suono, la quale dipende dalla densità, dalla pressione, dalla temperatura e da altre caratteristiche del fluido.
Un paragone che si indica spesso è quello delle increspature sulla superficie di uno specchio d'acqua quando viene lasciato cadere un sasso. Se la sorgente dei disturbi, in questo caso i nostri due aerei, si muove, i disturbi tenderanno a compattarsi nella direzione del moto. Il corpo può seguire, raggiungere o superare tali disturbi: nel primo caso il "numero di Mach", ovvero il rapporto tra la velocità del corpo e la velocità del suono, sarà minore di uno. Nel secondo caso sarà prossimo a uno e si parlerà di regime transonico. Nell'ultimo caso il numero di Mach sarà maggiore di uno ed il corpo si muoverà in regime supersonico.
Si parla di “muro del suono” perché la resistenza dell’aria aumenta sempre di più con l’aumentare della velocità dell’aereo, e diventa elevatissima quando la velocità si approssima a Mach 1 (1200 km/h al livello del mare): a quel punto le molecole d’aria non fanno più in tempo a spostarsi per lasciare spazio all’aereo e vengono "urtate", provocando il famoso fenomeno del “bang” sonico. Il rumore è talmente forte che i jet solitamente devono chiedere l’autorizzazione alla torre di controllo prima di arrivare a questa velocità.
L'espressione «muro del suono» venne adottata durante la Seconda Guerra Mondiale quando i primi aerei a reazione iniziarono a sperimentare gli effetti del volo transonico. I velivoli manifestavano comportamenti anomali come conseguenza di fenomeni aerodinamici, all'epoca non ancora pienamente compresi (tanto è vero che molti velivoni si autodistruggevano). Poiché era come se avessero impattato contro un invisibile muro, divenne uso comune nel linguaggio non scientifico descrivere l'avvicinamento alla velocità del suono con la locuzione «muro del suono», denomimnazione che finì per diventare comune con gli aerei a reazione degli anni Cinqunta, in piena Guerra Fredda, capaci di raggiungere velocità supersoniche.




