«Il disegno di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento in discussione alla Camera dei deputati è una proposta ragionevole, condivisibile, realmente liberale e oggi non più rinviabile, a fronte degli avvenimenti degli ultimi anni su fine vita e libertà di cura». Questo, in sintesi, l'appello firmato da giornalisti come don Antonio Sciortino (direttore di Famiglia Cristiana), Marco Tarquinio (direttore di Avvenire), Dino Boffo e Stefano De Martis (rispettivamente direttore dei programmi di TV 2000 e direttore dei servizi giornalistici della stessa testata), Paolo Bustaffa (direttore del SIR), Francesco Zanotti (direttore della Federazione dei settimanali diocesani), Antonio Socci (direttore della Scuola superiore di giornalismo radiotelevisivo di Perugia) ma anche da intellettuali come Lorenzo Ornaghi (rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore), Giuseppe Dalla Torre, (rettore della LUMSA), Francesco D’Agostino e Assuntina Morresi (entrambi membri del Comitato Nazionale per la Bioetica) per finire con don Vinicio Albanesi (fondatore della Comunità di Capodarco).
«È necessario», prosegue l'editoriale, «che il Parlamento ponga per legge limiti e vincoli precisi a quella giurisprudenza 'creativa' che sta introducendo surrettiziamente nel nostro Paese arbitrarie derive eutanasiche. Rilevanti e gravi decisioni giudiziarie hanno infatti reso possibile interrompere la somministrazione di cibo e acqua, anche per vie artificiali, a persone non più in grado di esprimere il proprio consenso, e hanno ridotto il consenso informato alla ricostruzione ex post delle volontà di una persona, dedotte persino dai suoi 'stili di vita', ignorando la necessità di una volontà attuale basata su un’informazione medica adeguata».
«È necessario», prosegue l'editoriale, «che il Parlamento ponga per legge limiti e vincoli precisi a quella giurisprudenza 'creativa' che sta introducendo surrettiziamente nel nostro Paese arbitrarie derive eutanasiche. Rilevanti e gravi decisioni giudiziarie hanno infatti reso possibile interrompere la somministrazione di cibo e acqua, anche per vie artificiali, a persone non più in grado di esprimere il proprio consenso, e hanno ridotto il consenso informato alla ricostruzione ex post delle volontà di una persona, dedotte persino dai suoi 'stili di vita', ignorando la necessità di una volontà attuale basata su un’informazione medica adeguata».
«Noi riteniamo», conclude il testo, «che se non fosse approvato in tempi rapidi, tenendo saldi questi suoi princìpi cardine, diventerebbe sempre più difficile frenare una giurisprudenza orientata a riconoscere il 'diritto' a una morte medicalmente assistita, in altre parole all’eutanasia trasformata in atto medico».



