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«Pregare è incontrare Dio e se stessi». A dirlo, in occasione dell’avvio dell’Anno della Preghiera indetto da papa Francesco per il 2024, è il cappuccino e biblista fra Roberto Pasolini. Ma cosa significa pregare e perché oggi sembra più difficile che in passato? Nell’intervista che apre il numero di Credere in edicola da giovedì 25 gennaio 2024 e in parrocchia da domenica 28, fra Pasolini prende per mano i lettori ripartendo dai fondamentali: uno su tutti, pregare non è ripetere formule imparate a memoria o stare “in ginocchio sui ceci” quanto mettersi in ascolto di Dio.
Così approfondisce anche alcuni aspetti della preghiera da rivalutare, come l’importanza del corpo - «se pratiche come lo yoga sono sempre più diffuse è perché occorre riscoprire il corpo come una parte essenziale dell’essere, anche nella preghiera» - o il lasciare spazio alle emozioni: «Nella Bibbia la preghiera è sempre carnale, cruda: pensiamo ai salmisti che gridano, lottano con Dio, quasi bestemmiano. Dobbiamo permettere a Dio di vedere realmente quello che proviamo e quello che siamo».
Non manca poi qualche consiglio spiccio come, ad esempio, «iniziare trovando un tempo e un luogo adatti: va bene partire gradualmente, anche 3-5 minuti al giorno». Il tutto con una certezza: il “duro e arduo” tirocinio della preghiera porta benefici e doni spirituali inattesi.
Trovi l’intervista a fra Roberto Pasolini su Credere in edicola da giovedì 25 gennaio e in parrocchia da domenica 28, e disponibile su www.edicolasanpaolo.it.





