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Giorgia Soleri, modella, fotografa e attivista.
«Ma sei incinta? Senza offesa, sia chiaro, ma mi sembri piuttosto ingrassata (sei sempre bellissima)». Sorvolando sullo stile ampiamente discutibile, la domanda di un follower sulla pagina social di Giorgia Soleri ha ricevuto una risposta che non si aspettava. «Non sono incinta, sono malata. Questa è la mia pancia da endometriosi».
Diretta e senza filtri, l’influencer milanese, ex compagna di Damiano David, frontman dei Måneskine, ha risposto così a uno dei tanti commenti dei suoi ammiratori (se così possiamo definirli). Non ha mai fatto mistero della sua patologia, di cui soffre da anni, anzi in più di un’occasione ha approfittato della sua popolarità per parlarne sul web, descrivendone i sintomi invalidanti e sottolineando le difficoltà che incontrano molte donne prima di avere una diagnosi certa.
Una malattia misteriosa
L’endometriosi è una malattia ginecologica per certi aspetti ancora sconosciuta. Nonostante i progressi compiuti dalla medicina, alcuni interrogativi restano aperti. «Ci sono ancora molti coni d’ombra, bisogna ammetterlo, sia sulle cause per cui compare sia sulla sua evoluzione», commenta Luciana De Lauretis, specialista in Ginecologia e Ostetricia, responsabile del Centro fertilità dell’Istituto Clinico Città Studi di Milano.
«In questa malattia l’endometrio – il tessuto che riveste internamente l’utero e che si sfalda ogni mese dando luogo alle mestruazioni – cresce al di fuori dell’utero stesso, ritrovandosi quindi in sedi che non sono quella naturale». L’area più frequente in cui si localizza è quella pelvica: in primo luogo le ovaie, seguite da pavimento pelvico, legamenti, setti. «Ma può anche crescere in altre zone», precisa la ginecologa, «più o meno vicine, come la vescica o l’intestino, o anche lontanissime come i polmoni». L’origine della patologia quindi è piuttosto misteriosa, ma il dato certo è che è legata alla vita mestruale della donna: infatti non si manifesta prima della pubertà né dopo la menopausa.
«In presenza di endometriosi», prosegue l’esperta, «con le mestruazioni, oltre all’endometrio “classico”, sanguinano anche i focolai fuori sede. L’organismo reagisce a questa anomalia cercando di confinare il sangue mestruale in eccesso in aree di contenimento. A livello ovarico quindi si possono formare delle cisti, che noi medici chiamiamo “cisti cioccolato” perché sono accumuli di sangue scuro, facilmente riconoscibili dall’ecografia». Dove non si formano le cisti, possono invece comparire dei noduli, localizzabili in varie sedi. Se la malattia è attiva, con il passare dei mesi sia le cisti sia i noduli aumenteranno di dimensione, aggravando la situazione, causando infiammazione e dolore.
Le ipotesi sulle cause
Sulle cause scatenanti della malattia ci sono varie teorie. «La più accreditata è quella della “mestruazione retrograda”», chiarisce De Lauretis, «in cui il sangue mestruale invece di scorrere verso l’esterno, torna indietro verso le pelvi, impiantandosi e dando origine ai focolai di endometriosi». Altre ipotesi sono quella immunologica (un’alterazione del sistema immunitario) e quella legata a una predisposizione genetica.
Il sintomo numero uno è il dolore
Il dolore mestruale è il sintomo tipico. Il guaio è che è una condizione frequente in molte situazioni (nelle adolescenti le cause dei crampi mestruali sono altre, nella maggior parte dei casi) e quindi spesso non riconducibile alla malattia specifica. «Se non ha una localizzazione primitiva», spiega la ginecologa, «l’ecografia non evidenzia nulla e non sarà possibile fare una diagnosi neanche per un medico esperto, che si limiterà a prescrivere cure sintomatiche. Se il disturbo è localizzato nelle ovaie invece sarà più facile individuarlo, osservando le cisti».
Per molte donne la diagnosi arriva dopo anni, quando il dolore ormai è diventato insopportabile e incide pesantemente sulla qualità della vita. «Se la malattia è attiva», prosegue Lucia De Lauretis, «spesso si eseguono esami del sangue mirati, andando a cercare marcatori specifici, cioè sostanze il cui livello aumento quando la patologia è in corso. Ma anche qui non siamo sempre certi del risultato, perché in alcune forme abbiamo comunque marcatori negativi».
L’evoluzione è imprevedibile
Anche l’evoluzione dell’endometriosi non offre certezze. «Può comparire in giovane età, poi andare in remissione, successivamente riacutizzarsi», dice Luciana De Lauretis, «È una patologia dall’andamento poco prevedibile. E non abbiamo esami a disposizione che ci indichino la sua evoluzione, in un senso o nell’altro». Spesso la malattia si scopre per caso, durante un’ecografia di controllo o una visita svolta per altri motivi: questo perché in fase iniziale è silenziosa e non dà sintomi evidenti.
Perché si gonfia l’addome?
Ma torniamo a Giorgia Soleri. Il suo pancione ha fatto scalpore sui social, tanto che definirlo “gonfiore” sarebbe scorretto. Si tratta proprio della “pancia da endometriosi” (o endobelly). «Però l’endometriosi non è la causa diretta», precisa l’esperta. «La presenza di sangue ha un effetto irritante sul peritoneo, che è il tessuto che riveste la cavità addominale e gli organi interni; ciò provoca una dilatazione dell’intestino e un conseguente gonfiore, che quindi è di tipo reattivo».
Le cure disponibili
«La cura più efficace per l’endometriosi è la pillola, in varie formulazioni», dice la ginecologa, «ma presa continuativamente durante tutto il mese, senza interruzioni, per far cessare le mestruazioni e quindi il sanguinamento, “silenziando” in un certo senso la malattia. Anche la gravidanza è benefica, non solo perché per nove mesi non si ha il ciclo, ma perché dopo il parto molto spesso la patologia va in remissione». Ma quanto è difficile rimanere incinta per una donna con l’endometriosi? I dati non sono incoraggianti… «Non è una condanna, sia chiaro. Le possibilità ci sono», risponde De Lauretis, «e la procreazione assistita è una strada vincente, che in termini di risultati sorpassa ampiamente la chirurgia, alla quale ormai si ricorre solo in casi estremi».
Continuiamo a parlarne
Il 28 marzo ricorre la Giornata mondiale dell’endometriosi: è l’occasione per sensibilizzare la popolazione sulla diffusione e sulla serietà di una malattia che, secondo dati recenti dell’Istituto superiore di sanità, colpisce in Italia un milione 800 mila donne in età riproduttiva. Inoltre, il 30-40% di chi ne soffre ha problemi di fertilità. Nel 2023 il Parlamento ha approvato una legge che riconosce l’endometriosi come malattia cronica invalidante: questo traguardo ha aperto la strada ad altri passi importanti. Dalla fine del 2024 i Lea (Livelli essenziali di assistenza) hanno incluso l’endometriosi, ma solo nelle forme più gravi (III e IV stadio). Per quanto riguarda le cure, lo scorso anno ha ottenuto la rimborsabilità in fascia A il farmaco di ultima generazione, basato sull’associazione di relugolix, estradiolo e noretisterone acetato, efficace nella riduzione del dolore e nel contenere la progressione della malattia.
La battaglia per un riconoscimento e una informazione più diffusa, però, non si ferma. In nome di tutte le donne che, come Giorgia Soleri, sono stanche di soffrire. L’appello dell’influencer sui social non ha nulla di pretenzioso: «Voglio essere, ascoltata, creduta, curata». Richiesta legittima di ogni paziente di fronte al suo medico.






