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«Mi chiedo: è giusto vivere gli ultimi anni della propria vita in un casermone coi vetri delle finestre difficili da aprire, in un ambiente affollato, ma di fatto soli? O, ancora, è giusto vivere e morire a casa senza uno straccio di aiuto, familiare, pubblico o privato? Davvero vogliamo per noi e per i nostri cari una vecchiaia così?». Monsignor Vincenzo Paglia presiede la Pontificia Accademia per la vita, ma anche la Commissione del ministero della Salute per l’attuazione della riforma socio-sanitaria per gli anziani. Ragiona con passione di terza età su Famiglia Cristiana. Lo fa nel numero da domani in edicola. Il settimanale ha scelto di presentare la prossima Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, domenica 23 luglio, dedicando all’Italia dai capelli bianchi la copertina e una serie di servizi.
«Quest’anno la festa è venata di tristezza», afferma monsignor Vincenzo Paglia. «La strage avvenuta il 7 luglio nella Casa per coniugi, a Milano (6 morti e 81 feriti) addolora e interroga. Quei luttuosi fatti sollevano inquietanti interrogativi generali che superano le questioni della sicurezza e delle irregolarità, sicuramente numerose se, come pare, l’anno scorso, a fronte di 152 strutture ispezionate dai Nas dei Carabinieri, il 25%, ha presentato importanti difformità rispetto agli standard richiesti».
«La legge delega del 23 marzo 2023», ricorda monsignor Paglia «ci induce a sognare un “tramonto” ciascuno a casa propria, nella dignità e nella cura o almeno in luoghi aperti, civilmente inseriti in un tessuto umano e sociale, circondati da quelle attenzioni che permettono agli essere umani di sentirsi ancora tali, anche in strutture dal sapore familiare».


Famiglia Cristiana pubblica anche stralci del messaggio che il Pontefice ha scritto per il 23 luglio Di generazione in generazione la sua misericordia «sottolineando la vicinanza tra la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani e quella della gioventù» a Lisbona (1- 6 agosto). Infine, ecco le storie di alcune Piccole Sorelle che dopo decenni tra gli ultimi del mondo non hanno smesso di servire il prossimo al Pio Albergo Trivulzio di Milano, dove si trovano adesso. Dice una di loro: «Dove meglio potrei condividere la vita che in un luogo abitato da anziani che si muovono a fatica come me, portando ascolto e preghiera?». Chiude il servizio il racconto degli “influencer” avanti negli anni e di come parlano a tutti i loro nipoti virtuali: «Cari ragazzi, ascoltate i nostri consigli. Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro».





