Non ci sono giovani del Nord Corea e della Cina tra le centinaia di migliaia di persone che accolgono il Papa nel grande spiazzo del Castello di Haemi. Ma il Papa è grato per la presenza di questi ragazzi, provenienti da 23 Paesi asiatici diversi e «certo questa non sarà l'ultima giornata della gioventù in Asia, si va avanti», ha precisato padre Federico Lombardi,  direttore della sala stampa vaticana. E c'è già il luogo del prossimo incontro, annunciato al termine della messa, del settimo incontro: nel 2017, in Indonesia.
Ai giovani il Papa parla innanzitutto dei martiri. Riprendendo il tema della sesta Giornata della gioventù asiatica, «La gloria dei martiri brilla su di voi!», il Papa spiega che queste parole «consolano tutti noi e ci danno forza. Giovani dell’Asia, voi siete eredi di una grande testimonianza, di una preziosa confessione di fede in Cristo. I martiri della Corea, e innumerevoli altri in tutta l’Asia, hanno consegnato i propri corpi ai persecutori; a noi invece hanno consegnato una testimonianza perenne del fatto che la luce della verità di Cristo scaccia ogni tenebra e l’amore di Cristo trionfa glorioso».
E poi il Papa spiega il resto dello slogan della giornata: «Gioventù dell’Asia, alzati!» che, continua il Papa, «vi parla di un compito, di una responsabilità». Il Papa dice chiaramente ai giovani «avete il diritto e il compito di prendere parte pienamente alla vita delle vostre società. Non abbiate paura di portare la sapienza della fede in ogni ambito della vita sociale!», valorizzando le vostre culture delle quali vedete dal di dentro ciò che in esse è «bello, nobile e vero». Contando anche sulla energia, sull'ottimismo e sulla buona volontà proprie della gioventù. «Lasciate che Cristo trasformi il vostro naturale ottimismo in speranza cristiana, la vostra energia in virtù morale, la vostra buona volontà in amore genuino che si sa sacrificare! Questo è il cammino che siete chiamati ad intraprendere. Questo è il cammino per vincere tutto ciò che minaccia la speranza, la virtù e l’amore nella vostra vita e nella vostra cultura. In questo modo, la vostra giovinezza sarà un dono a Gesù e al mondo».
Il Papa chiede ai giovani di respingere la tentazione di «allontanare lo straniero, il bisognoso, il povero e chi ha il cuore spezzato. Sono queste persone in modo speciale che ripetono il grido della donna del Vangelo: "Signore, aiutami!". L’invocazione della donna cananea è il grido di ogni persona che è alla ricerca di amore, di accoglienza e di amicizia con Cristo. E’ il gemito di tante persone nelle nostre città anonime, la supplica di moltissimi vostri contemporanei, e la preghiera di tutti quei martiri che ancora oggi soffrono persecuzione e morte nel nome di Gesù». E fa appello ai giovani che sono «non solo il futuro, ma il presente della Chiesa» a dare «risposta a questa invocazione, non come quelli che allontanano le persone che chiedono, come se servire i bisognosi si contrapponesse allo stare più vicini al Signore. No! Dobbiamo essere come Cristo, che risponde ad ogni domanda d’aiuto con amore, misericordia e compassione».
Infine la terza parte del tema di questa Giornata: «Alzati! Svegliati». Il Papa sprona i giovani: «Il Salmo responsoriale odierno ci invita continuamente ad "essere lieti e a cantare con gioia". Ma nessuno, se è addormentato, può cantare, danzare, rallegrarsi. A volte vedono i giovani che dormono, no! Svegliatevi, andate, su la testa», aggiunge a braccio. E li saluta, al termine dell'omelia, insistendo ancora, in inglese con le parole «Wake up».
E in mattinata, incontrando i vescovi dell'Asia, al Santuario di Haemi, anche chiamato "Santuario del martire ignoto" perché la maggior parte dei 132 martiri uccisi in questo luogo non è nota, il Papa aveva insistito sull'importanza del dialogo che si può fare a tre condizioni: avendo chiara la propria identità; non essendo superficiali lasciandosi magari affascinare «dai programmi pastorali e dalle teorie, a scapito dell’incontro diretto e fruttuoso con i nostri fedeli, specialmente i giovani, che hanno invece bisogno di una solida catechesi e di una sicura guida spirituale»; e respingendo la «tentazione di nascondersi dietro risposte facili, frasi fatte, leggi e regolamenti. La fede per sua natura non è centrata su se stessa, la fede tende ad “andare fuori”. Cerca di farsi comprendere, fa nascere la testimonianza, genera la missione».
Prima dell'incontro con i vescovi e con i giovani il Papa aveva accolto la richiesta del papà di una delle vittime del naufragio del traghetto Sewol di essere battezzato.