Ogni 13 maggio si ricorda l’attentato a Giovanni Paolo II del 1981 Poco dopo le 17 del pomeriggio il turco Mehmet Ali Ağca spara al Pontefice che sta facendo il giro tra i fedeli in piazza San Pietro. Il Papa, in piedi sulla Fiat Campagnola bianca (che adesso è esposta ai Musei Vaticani), si accascia. L’auto raggiunge subito, attraverso l’Arco delle Campane, il pronto soccorso vaticano. Il medico personale del Papa, Renato Buzzonetti, tampona la ferita e il segretario di Wojtyla decide di farlo trasportare al policlinico Gemelli invece che al più vicino ospedale Santo Spirito. A bordo dell’ambulanza ci sono l’autista, il cameriere pontificio Angelo Gugel, Buzzonetti, il chirurgo dottor Fedele, monsignor Stanistalo Dziwisz e il direttore del servizio sanitario. Giovanni Paolo II, miracolsomanete, si salva. L’anno successivo, alla vigilia del 13 maggio, un altro attentato poco ricordato. Il Papa, mentre stringe le mani dei fedeli viene avvicinato da un prete tradizionalista che, al grido di «abbasso il Papa, abbasso il Vaticano II», lo colpisce con la lama di una baionetta. Solo nel 2008 monsignor Dziwisz ammise che Giovanni Paolo II era stato ferito. In occasione di un passaggio da Roma dell'allora vescovo di Leiria-Fátima, il Papa decise di consegnargli la pallottola, che era rimasta nella jeep dopo l'attentato, perché fosse custodita nel Santuario. Per iniziativa del Vescovo essa fu poi incastonata nella corona della statua della Madonna. Nel 2000 Giovanni Paolo II decise di rendere noto il terzo segreto di Fatima.