Grazie Ministro, per le sue lacrime. Può sembrare strano che si ringrazi una persona perché ha pianto. Ed ancor più strano che si dica che avevamo bisogno di quelle lacrime. Sì, ne avevamo bisogno. Il suo pianto autentico, spontaneo, giunto a interrompere un’emozione profonda che si leggeva nella tensione del volto, nel movimento delle mani che accompagnavano le parole, quasi ad esorcizzarne la durezza, l’ha fatta passare dall’altra parte. Da quella di noi che l’ascoltavamo. Con il cuore in gola. Perché, oggi, un po’ tutti il cuore in gola ce l’abbiamo.
E non stia ad ascoltare gli inopportuni commenti da salotto o da cucina, peggio ancora quelli interessati a denigrare le sue lacrime. Noi, dopo la sorpresa, l’abbiamo guardata con altri occhi. Quelli di chi non si sente più solo nella sua fatica di vivere.Come persona, come cittadino.
L’attuale drammatico dissesto del nostro Paese, che ciascuno di noi soffre nei gravi problemi di ogni giorno, nel non arrivare a fine mese, nei figli che non trovano un’occupazione, nei padri e nelle madri che il lavoro l’hanno perso, nei nonni che combattono con le spese dell’affitto, del gas e della luce -se poi sono ammalati, si augurano soltanto di morire presto- , questo dissesto, nascosto nelle case e nelle famiglie, fa scorrere lacrime. Che magari ti asciughi subito, perchè ti vergogni di farle vedere, in quell’assurda e falsa aria di festa che circola nel mondo di celluloide. Quello delle televisioni e dei vergognosi proclami di benessere che fino a pochi mesi fa venivano proprio da quei banchi parlamentari dove l’hanno chiamata a tentare di salvare la barca che si sta inabissando.
Per tutto questo ci siamo ritrovati nel suo pianto. Ha dato all’attuale schieramento di Governo un volto nuovo: quello della donna che, più dell’uomo, sa che cosa è un bilancio familiare che traballa, più dell’uomo patisce per non poter dare ai propri genitori una vecchiaia dignitosa. Conosce lo smarrimento di un figlio che continua a ricevere rifiuti che lo annientano e un giorno le dice “ho deciso di andare all’estero, qui non c’è più nessuna speranza , tutte le porte si sono chiuse” . E allora quella donna piange, perchè vede allontanarsi, spegnersi, quella vita che ha dato. Si sente impotente e non sa a chi rivolgersi. Le sue lacrime, ministro Fornero, hanno come sciolto l’immagine un po’ gelida dell’attuale schieramento governativo, chiuso dentro una professionalità carica di responsabilità e di rischi, ma che finora sentivamo lontana dalla nostra quotidianità. Hanno dato un cuore dolente ai numeri e alle cifre che si annunciano con pesanti conseguenze sulla vita degli italiani.
A quelle pensioni, già risicate, di migliaia di anziani, che nei prossimi due anni non potranno seguire l’aumento dei prezzi. Gli hanno dato un cuore, segnato dal quel “sacrificio”, parola che lei non è riuscita a pronunciare, perché toccava una categoria di persone che erano, in quel momento, davanti a lei con le loro storie di vita e di attese. Donne e uomini che di sacrifici ne hanno fatti tanti, fino al limite della sopportazione. Tutto questo lei non lo potrà evitare e saranno ancora una volta gli “ultimi”, i più deboli, a pagare gli sbagli e le omissioni dei “primi”. Come sempre è accaduto nella storia e continua ad accadere. Ma le sue lacrime ci hanno detto due cose, importanti. Che lei tutto questo, sinceramente, non lo avrebbe mai voluto.
Anche “psicologicamente molto le è costato” doverlo proporre, spinta da necessità inderogabili, richieste della stessa Europa. Inoltre che condivideva la sofferenza che avrebbero procurato, stava con le persone che ne sarebbero state colpite. Sono due “sentimenti” umani dai quali si può ripartire per risalire dal buio, quando sono sinceri ed autentici, come ha rivelato la sua commozione. Noi donne sappiamo quanto sia impossibile evitare certe fatiche, ma sappiamo, anche, quanto è fondamentale “essere presenti” lì, dove, si manifestano. Perché insieme, soltanto insieme, si possono trovare soluzioni e uscite di salvezza.
E poi vorrei dirle anche grazie per il suo volto. Quello sul quale sono scese le lacrime. Un volto vero che portava scoperti e visibili tutti i segni di una vita d’impegni e di fatiche. Nessuna patina artificiale a nasconderli questi segni, che sono quelli che raccontano la storia di tante donne della sua età che hanno fatto tante battaglie. Con coraggio, con dedizione, con amore. Siamo stanchi di visi rifatti, che si nascondono dietro una cosmesi che cancella la verità, quella del corpo e quella dell’anima. La sua commozione e tensione, prima che nelle parole era scritta sul suo viso. Nel mondo artefatto della comunicazione, diventata una passerella di fantasmi imbottiti di falsi sorrisi su ordinazione, la sequenza del suo volto sempre più addolorato, ha creato amicizia. Ha ristabilito quel contatto umano fra le persone che inizia dai corpi, prima che dalle parole.
Ci voleva. Era necessario per farci sentire che, nel difficilissimo compito di un salvataggio estremo in cui lei si sta impegnando, nei limiti e nelle fragilità di ogni individuo, si metterà in gioco, “si sporcherà le mani” con tutta sé stessa. E' per noi un’apertura alla speranza di cui abbiamo tanto bisogno. Grazie Elsa Fornero, anche di questo.
E non stia ad ascoltare gli inopportuni commenti da salotto o da cucina, peggio ancora quelli interessati a denigrare le sue lacrime. Noi, dopo la sorpresa, l’abbiamo guardata con altri occhi. Quelli di chi non si sente più solo nella sua fatica di vivere.Come persona, come cittadino.
L’attuale drammatico dissesto del nostro Paese, che ciascuno di noi soffre nei gravi problemi di ogni giorno, nel non arrivare a fine mese, nei figli che non trovano un’occupazione, nei padri e nelle madri che il lavoro l’hanno perso, nei nonni che combattono con le spese dell’affitto, del gas e della luce -se poi sono ammalati, si augurano soltanto di morire presto- , questo dissesto, nascosto nelle case e nelle famiglie, fa scorrere lacrime. Che magari ti asciughi subito, perchè ti vergogni di farle vedere, in quell’assurda e falsa aria di festa che circola nel mondo di celluloide. Quello delle televisioni e dei vergognosi proclami di benessere che fino a pochi mesi fa venivano proprio da quei banchi parlamentari dove l’hanno chiamata a tentare di salvare la barca che si sta inabissando.
Per tutto questo ci siamo ritrovati nel suo pianto. Ha dato all’attuale schieramento di Governo un volto nuovo: quello della donna che, più dell’uomo, sa che cosa è un bilancio familiare che traballa, più dell’uomo patisce per non poter dare ai propri genitori una vecchiaia dignitosa. Conosce lo smarrimento di un figlio che continua a ricevere rifiuti che lo annientano e un giorno le dice “ho deciso di andare all’estero, qui non c’è più nessuna speranza , tutte le porte si sono chiuse” . E allora quella donna piange, perchè vede allontanarsi, spegnersi, quella vita che ha dato. Si sente impotente e non sa a chi rivolgersi. Le sue lacrime, ministro Fornero, hanno come sciolto l’immagine un po’ gelida dell’attuale schieramento governativo, chiuso dentro una professionalità carica di responsabilità e di rischi, ma che finora sentivamo lontana dalla nostra quotidianità. Hanno dato un cuore dolente ai numeri e alle cifre che si annunciano con pesanti conseguenze sulla vita degli italiani.
A quelle pensioni, già risicate, di migliaia di anziani, che nei prossimi due anni non potranno seguire l’aumento dei prezzi. Gli hanno dato un cuore, segnato dal quel “sacrificio”, parola che lei non è riuscita a pronunciare, perché toccava una categoria di persone che erano, in quel momento, davanti a lei con le loro storie di vita e di attese. Donne e uomini che di sacrifici ne hanno fatti tanti, fino al limite della sopportazione. Tutto questo lei non lo potrà evitare e saranno ancora una volta gli “ultimi”, i più deboli, a pagare gli sbagli e le omissioni dei “primi”. Come sempre è accaduto nella storia e continua ad accadere. Ma le sue lacrime ci hanno detto due cose, importanti. Che lei tutto questo, sinceramente, non lo avrebbe mai voluto.
Anche “psicologicamente molto le è costato” doverlo proporre, spinta da necessità inderogabili, richieste della stessa Europa. Inoltre che condivideva la sofferenza che avrebbero procurato, stava con le persone che ne sarebbero state colpite. Sono due “sentimenti” umani dai quali si può ripartire per risalire dal buio, quando sono sinceri ed autentici, come ha rivelato la sua commozione. Noi donne sappiamo quanto sia impossibile evitare certe fatiche, ma sappiamo, anche, quanto è fondamentale “essere presenti” lì, dove, si manifestano. Perché insieme, soltanto insieme, si possono trovare soluzioni e uscite di salvezza.
E poi vorrei dirle anche grazie per il suo volto. Quello sul quale sono scese le lacrime. Un volto vero che portava scoperti e visibili tutti i segni di una vita d’impegni e di fatiche. Nessuna patina artificiale a nasconderli questi segni, che sono quelli che raccontano la storia di tante donne della sua età che hanno fatto tante battaglie. Con coraggio, con dedizione, con amore. Siamo stanchi di visi rifatti, che si nascondono dietro una cosmesi che cancella la verità, quella del corpo e quella dell’anima. La sua commozione e tensione, prima che nelle parole era scritta sul suo viso. Nel mondo artefatto della comunicazione, diventata una passerella di fantasmi imbottiti di falsi sorrisi su ordinazione, la sequenza del suo volto sempre più addolorato, ha creato amicizia. Ha ristabilito quel contatto umano fra le persone che inizia dai corpi, prima che dalle parole.
Ci voleva. Era necessario per farci sentire che, nel difficilissimo compito di un salvataggio estremo in cui lei si sta impegnando, nei limiti e nelle fragilità di ogni individuo, si metterà in gioco, “si sporcherà le mani” con tutta sé stessa. E' per noi un’apertura alla speranza di cui abbiamo tanto bisogno. Grazie Elsa Fornero, anche di questo.



