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Dopo una lunga trattativa tra la comunità islamica fiorentina e il comune di Firenze, durata ormai troppi anni, per la costruzione della moschea che avrebbe potuto accogliere i fedeli musulmani dell’area metropolitana fiorentina e dopo la concessione di un terreno idoneo alla costruzione del tempio islamico da parte del cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze e dell’Università degli Studi, i musulmani toscani (140 mila in tutta la regione e 36 mila nell’area metropolitana) resteranno ancora senza un luogo adeguato e dignitoso per la loro preghiera.
La decisione di rifiutare l’offerta economica da parte di una nazione straniera, che si sarebbe accollata tutte le spese per la costruzione della moschea, a condizioni di poter scegliere autonomamente l’Iman della comunità, è stata presa proprio dai musulmani fiorentini, sotto la guida spirituale di Izzeddin Elzir, palestinese di origine (nato a Hebron 51 anni fa) e fiorentino di adozione per quei 31 anni di impegno sociale e di vita trascorsa nel capoluogo toscano, “perchè certi valori fondamentali della persona umana, come la dignità e la libertà, non possano mai essere negoziabili”, dice l’Iman di Firenze, che ha dato vita ad una comunità pienamente inserita nel tessuto sociale e nella realtà locale.
“Abbiamo preso questa decisione difficile, con grande determinazione e senso di appartenenza all’Italia”, dice Izzeddin “e in particolare alla realtà fiorentina che nel corso di oltre trent’anni ha forgiato la nostra identità religiosa, che non può che essere legata al dialogo interreligioso, all’impegno sociale, all’educazione alla pace e alla fratellanza tra i popoli e al rispetto delle persone tutte del territorio. Non potevamo accettare quei soldi se, per averli, dovevamo tradire il nostro modo di essere musulmani a Firenze. Abbiamo bisogno di portare a conclusione il sogno di avere un luogo più dignitoso per accogliere i fedeli musulmani, ma non siamo disposti a rinunciare alla nostra dignità e alla nostra libertà per averli”, conclude l’Iman.
La diocesi di Firenze aveva risposto concretamente all’esigenza dei musulmani di avere la loro moschea e di poter pregare in un luogo adeguato alle loro esigenze religiose, mettendo a disposizione della comunità islamica locale un terreno edificabile ed adibito a luogo di culto nel comune metropolitano di Sesto Fiorentino.
Per l’arcivescovo Betori, "La diocesi di Firenze ha risposto concretamente e volentieri ad una esigenza, una richiesta manifestata dalla società civile tramite il suo primo cittadino: la disponibilità di uno spazio perché la comunità musulmana potesse esercitare la libertà di culto in un luogo degno e dignitoso. La libertà religiosa è dritto inviolabile della persona umana, San Giovanni Paolo II sosteneva che è il primo dei diritti dell'uomo e fondamento di ogni accettabile schema di diritti. La Chiesa fiorentina con la firma di questo protocollo dà concretezza al principio di libertà religiosa promosso dal Concilio Vaticano II. Un diritto peraltro sancito dalla Costituzione italiana e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Su queste basi di carattere religioso, civile e sociale si fonda l'offerta del terreno di proprietà della diocesi alla comunità musulmana. Allo stesso tempo, grazie al contestuale accordo siglato con l'Università di Firenze, che prevede l'acquisto di un altro appezzamento, la diocesi rimane nella disponibilità di spazi da destinare ad eventuali altri ambienti per il culto, che si trovano peraltro vicino all'antica cappella della Madonna del Piano". Questo progetto ,conclude il cardinale Betori ,"dimostra come il dialogo e il confronto costruttivo fra realtà diverse possa portare a soluzioni condivise nel reciproco rispetto e a favore di tutta la comunità civile".
Alessandro Martini, assessore ai rapporti con le confessioni religiose del Comune di Firenze commenta così la decisione della Comunità Islamica di Firenze: “Come rappresentante delle istituzioni, ma anche come cittadino, la considero una testimonianza di altissimo valore e di una importantissima garanzia della maturità e credibilità che l’Iman Elzir e tutto il mondo islamico locale stano dimostrando nel contesto non solo religioso o interreligioso, ma anche politico e culturale della nostra terra e delle nostre comunità civiche. Grazie amico Izzedin, grazie fratelli. Da qui credo e spero si possa raccogliere un messaggio forte che, pur salvaguardando la doverosa autonomia e marcando la positiva laicità dei poteri pubblici e istituzionali, ci aiuti a sostenere in tutti i modi possibili questa componente importante della nostra quotidiana vita comunitaria. E a realizzare quel “sogno” di un luogo di cultura che oltre ad assolvere le esigenze religiose di culto, possa rappresentare per Firenze tutta una tappa e un obbiettivo di crescita e sviluppo per un vero bene comune". Il Comune fiorentino e l'imam hanno siglato un accordo su un percorso condiviso per le esigenze di culto degli islamici fiorentini. Sono il Pratone del Quercione e il Nelson Mandela Forum i luoghi individuati per la celebrazione da parte della Comunità musulmana delle due festività annuali di fine Ramandan e Sacrificio; mentre il Palavalenti è stato individuato come spazio provvisorio per la preghiera settimanale del venerdì, idoneo per l’esercizio del culto nel rispetto delle precauzioni anti Covid. È quanto prevede l’accordo siglato tra Comune di Firenze e Comunità Islamica di Firenze che ha avuto il via libera della giunta di Palazzo Vecchio.
(nella foto,da sinistra, l'assessore al Dialogo interreligioso Alessandro Martini e l'Imam Izzeddin Elzir firmano il protocollo d'intesa)




