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di don Renato Sacco*
Papa Leone ci invita a vivere la giornata di oggi in digiuno e preghiera «supplicando il Signore che ci conceda pace e giustizia e che asciughi le lacrime di coloro che soffrono a causa dei conflitti armati in corso». L’invito al digiuno non è certo nuovo per la Chiesa. Ricordiamo, solo come esempio, l’invito di papa Francesco per il 7 settembre 2013, per la pace in Siria e in tutto il mondo. E così si potrebbero ricordare tantissime giornate di digiuno. Senza scomodare tutta la Bibbia, ricordiamo Gesù che digiunò per 40 giorni e 40 notti nel deserto. Il digiuno è una scelta che accomuna credenti di varie fedi e anche non credenti. Ricordiamo i digiuni davanti alla base dei missili a Comiso, negli anni 80. Ricordiamo Gandhi, che fece del digiuno una scelta fondamentale per la sua lotta nonviolenta.
Il digiuno si presta anche alla derisione e allo scherno… «Ma a che cosa serve? È inutile. È una pagliacciata che serve solo a silenziare la coscienza…» Lo abbiamo sentito tante volte, anche in queste settimane quando si organizzano tende, presidi per Gaza, con anche digiuni. E sicuramente qualcuno lo dirà anche in questa occasione. E invece Papa Leone si appella all’impegno di ognuno di noi, in un momento corale di unità e impegno, per non lasciarci vincere dalla disperazione o rassegnazione. Come ha detto il card. Zuppi: «Il perdurare di situazioni di violenza, odio e morte ci impegna a intensificare la preghiera per una pace disarmata e disarmante, supplicando la Beata Vergine Maria Regina della pace di allontanare da ogni popolo l’orrore della guerra e di illuminare le menti di quanti hanno responsabilità politiche e diplomatiche».
Il digiuno serve ad aiutare a liberare corpo, mente e anima da tante altre preoccupazioni… per dare valore a ciò che più ha valore. Per questa giornata di digiuno ci aiutano ancora le parole di Papa Leone nella sua omelia di domenica scorsa: «Il mondo ci abitua a scambiare la pace con la comodità, il bene con la tranquillità. Per questo, affinché in mezzo a noi venga la sua pace, lo shalom di Dio, Gesù deve dirci: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!” (Lc 12,49). Forse i nostri stessi familiari, come preannuncia il Vangelo, e persino gli amici si divideranno su questo. E qualcuno ci raccomanderà di non rischiare, di risparmiarci, perché importa stare tranquilli e gli altri non meritano di essere amati. Gesù invece si è immerso nella nostra umanità con coraggio. … La Messa nutre questa decisione. È la decisione di non vivere più per noi stessi, di portare il fuoco nel mondo. Non il fuoco delle armi, e nemmeno quello delle parole che inceneriscono gli altri. Questo no. Ma il fuoco dell’amore, che si abbassa e serve, che oppone all’indifferenza la cura e alla prepotenza la mitezza; il fuoco della bontà, che non costa come gli armamenti, ma gratuitamente rinnova il mondo».
Ecco, allora il digiuno non è evasione o sentimentalismo. Non è semplicemente un fioretto, come si diceva in passato. È fatica e presa di coscienza di un impegno di fronte alla follia della guerra e della corsa agli armamenti. Certi demoni si scacciano solo con la preghiera e il digiuno… E allora viviamo questa giornata, affidandoci al Signore e chiedendo di essere guidati, nella fatica del digiuno, ad essere più liberi, a discernere e compiere scelte vere di pace e giustizia. Questa giornata apra a tutti, in particolare ai cristiani, la strada a scelte davvero nonviolente. Scelte che evitino ogni compromesso con la guerra e la sua preparazione. Digiunare non solo dal cibo, ma anche dal guadagno economico e dai legami con chi ha interessi nelle armi. Quanti affari sporchi di sangue. Quante banche coinvolte nell’export di armi, anche con Paesi in guerra, (anche se è vietato dalla legge 185/90). Che bello sarebbe se questa giornata di preghiera e digiuno portasse i credenti, le parrocchie, le diocesi, i movimenti e le associazioni ad aderire alla campagna BancheArmate.org, e chiudere i rapporti con chi guadagna con la guerra, con i mercanti di morte. «Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?». (Is, 58)
*sacerdote, parroco, esponente di Pax Christi, già coordinatore nazionale





