Una strisciante voglia di polemica montata ad arte come la panna (ma acida) serpeggia attorno ai Giochi, alimentata da chi per voglia di farsi largo tra le tante notizie, cavalca ogni - spesso ignaro - refolo, sognando di farne un tremuoto un temporale, un tumulto generale che fa l'aria rimbombar di rossiniana memoria, tanto per dire che il meccanismo della viralità non l'abbiamo inventato adesso.

Prima chi senza verificare niente ha creato su Facebook un polverone per dire che Abdon Pamich a 92 anni, arrivato da Roma in treno per fare il tedoforo a Trieste, era stato abbandonato in strada dopo la sua frazione di staffetta con torcia, dal pulmino dell'organizzazione, non invitato sul palco alla fine. Molto rumore per nulla, spento poi da Pamich, che, trasecolato dopo aver letto, ha bollato tutto come una colossale sciocchezza: spiegando che era andato via di propria volontà dopo aver fatto il suo, salito in auto con amici con cui aveva appuntamento.

Adesso, dopo che Sofia Goggia ha raccontato il siparietto con Alberto Tomba che le ha chiesto di vedere la medaglia di bronzo, accompagnandola con la battuta: «Sai io ho conosco l'oro?». E subito quella che era solo una goliardata tra campioni indiscutibili, diventa il pretesto per innescare una sorta di rivalità a distanza.

Alla prima occasione si butta un microfono in bocca a Tomba, per sapere se abbia gradito Goggia ultima tedofora a Cortina o se non sarebbe stato meglio Thöni. Alberto dice la sua: magari meglio Thöni perché non più in gara. Ma chi monta la gazzarra si guarda bene dal raccontare i retroscena: il fatto che Sofia sia andata a prendere poi Thöni per portarlo con sé sotto il braciere come se avessero acceso insieme. E il fatto che Goggia meritava un risarcimento per la bandiera che avrebbe dovuto portare a Pechino 2022 alla Cerimonia d'apertura, onore che ha dovuto cedere a Michela Moioli, per sfruttare ogni secondo per recuperare un infortunio a tempo di record.

L'esultanza di Sofia Goggia dopo la conquista della medaglia di bronzo nella gara di discesa libera femminile di sci alpino ai Giochi olimpici invernali
L'esultanza di Sofia Goggia dopo la conquista della medaglia di bronzo nella gara di discesa libera femminile di sci alpino ai Giochi olimpici invernali

 L'esultanza di Sofia Goggia dopo la conquista della medaglia di bronzo nella gara di discesa libera femminile di sci alpino ai Giochi olimpici invernali

(EPA)

Mentre qui si è scelta Brignone, vincitrice della Coppa del mondo assoluta 2025 e subito dopo infortunata molto gravemente, per salutare il suo rientro a Milano Cortina 2026. Neanche si dice che è ovvia la predilezione di Tomba per Thöni: è stato il suo allenatore, diversissimi per temperamento, li univa in una strana coppia, l'alchimia di essere stati in epoche diverse simboli dello sci alpino italiano e di essersi intesi a modo loro l'estroverso Albertone, strano esemplare di sciatore cittadino, e l'introverso Gustav scavato nella roccia di Trafoi. Ma questo non vuol dire affatto togliere a Sofia che da donna intelligente quale è benissimo capisce. È lo stesso Tomba a svelare il meccanismo perverso: «Ai Giochi il gossip piace, se non si fanno domande a Tomba di che si parla?». Come se non ci fossero notizie e ci fosse bisogno di fabbricarne in quel caleidoscopio di storie e medaglie che sono le Olimpiadi.

epa12711216 Alberto Tomba and Deborah Compagnoni on their way to the cauldron at the Arco della Pace in central Milan during the opening ceremony for the Milano Cortina 2026 Winter Olympic Games in Milan, Italy, 06 February 2026. EPA/CARL SANDIN / POOL
epa12711216 Alberto Tomba and Deborah Compagnoni on their way to the cauldron at the Arco della Pace in central Milan during the opening ceremony for the Milano Cortina 2026 Winter Olympic Games in Milan, Italy, 06 February 2026. EPA/CARL SANDIN / POOL
Alberto Tomba e Deborah Compagnoni accendono il braciere olimpico all'Arco della Pace a Milano (EPA)

Ma tant’è, ha ragione Tomba: il punto è che ai social la zizzania piace, l’algoritmo la favorisce, e chi la monta così dall'esterno ci conta, anche se questo rischia di dare all'esterno una immagine litigiosa che lo spirito olimpico di questi Giochi dall'interno non ha e non merita. Non che sia una novità, anche a Torino 2006, per uno scoop da quattro soldi che scoop non era, si montò una squallida polemica, di sentore vagamente razzistico, attorno all'inno di Mameli e al fraintendimento di una domanda di Gerhard Planksteiner, bronzo in coppia con Oswald Haselrieder, nello slittino, che aveva il solo torto di essere nato una terra accidentata dalla storia e di pensare in tedesco sua lingua madre. Ne nacque una sgradevole polemica, che finì per oscurare l'unica vera notizia quel bronzo acchiappato con fatica all'ultimo.

Per dire che dà Rossini in qua i social non hanno inventato niente, né la zizzania né il tantino di cattiva fede che serve a farle infestare i campi della rete, la hanno soltanto amplificata e decontestualizzata. Ma i Giochi non sono questo. E, se fanno torto a volte allo spirito olimpico, è per altre più grandi contraddizioni che meritano inchieste, non per queste quisquilie che esistono solo nella testa di chi le cavalca.