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Andrea Pucci ha detto che non andrà a Sanremo come co-conduttore della terza serata
Il caso Andrea Pucci a Sanremo – scelto da Carlo Conti come co-conduttore della terza serata, ma poi costretto a rinunciare dopo le critiche e gli attacchi social – lascia un’amara riflessione. È allarmante che un artista debba fare un passo indietro di fronte a insulti, minacce e offese mirate non solo a lui, ma anche alla sua famiglia: «Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant’altro ancora, ricevuti da me e dalla mia famiglia in questi giorni sono incomprensibili ed inaccettabili!», ha dichiarato il comico. Nessuno dovrebbe mai trovarsi in una simile condizione: Pucci va difeso, come vanno difesi tutti coloro che subiscono attacchi gratuiti e violenti.
Al tempo stesso, desta perplessità vedere la politica e i vertici delle istituzioni schierarsi con tanta compattezza su un caso di spettacolo. La premier Meloni ha parlato di «clima di intimidazione e di odio» e denunciato il «doppiopesismo della sinistra», mentre il vicepremier Salvini ha affermato: «Io sto con Andrea Pucci. Evviva la libertà di pensiero, di parole e di sorriso». La Russa, presidente del Senato e seconda carica dello Stato, lo ha chiamato per dirgli di ripensare al suo rifiuto. Altri esponenti della maggioranza hanno ribadito il sostegno alla libertà di satira e la vicinanza all’artista e alla sua famiglia. Solidarietà legittima, certo, ma sorprendente se si considera che questioni di reale rilevanza nazionale vengono messe in secondo piano per commentare la presenza di un comico sul palco di Sanremo.
Questa vicenda mette in luce due verità scomode. La prima: la violenza verbale e le minacce sui social non sono mai accettabili, e chi le subisce merita protezione e sostegno. Criticare una comicità o uno spettacolo è legittimo, ma sempre nel rispetto della persona e della sua famiglia.
La seconda: dietro la difesa di Pucci si intravede una strumentalizzazione politica evidente. La destra trasforma un caso di spettacolo in un’occasione per presentarsi come baluardo della libertà di espressione contro una sinistra percepita come ottusa e censoria. È un frammischiamento di politica e spettacolo che distrae dall’attenzione pubblica su questioni più urgenti, dai problemi economici alla crisi sociale, riducendo temi rilevanti a pedine di uno scontro ideologico.
In questo cortocircuito tra politica, istituzioni e spettacolo, la lezione chiara è che Pucci, come chiunque subisca attacchi che oltrepassano la soglia delle critica civile e scadono nell’odio e nelle minacce, merita difesa e tutela; mentre i politici dovrebbero occuparsi di ciò che davvero incide sulla vita degli italiani, lasciando che l’arte e la satira vivano libere dal peso di giochi di potere.










