Matteo Franzoso se n’è andato il 15 settembre, il giorno prima di compiere 26 anni. Domenica 14 aveva avuto un grave incidente durante un allenamento con la Nazionale di sci alpino in Perù. Il comunicato della Fisi descrive così la dinamica: «Matteo ha affrontato male il primo, piccolo salto del tracciato di allenamento, finendo sbalzato in avanti verso le reti. Ha oltrepassato due file di reti e ha sbattuto contro la staccionata posizionata 6-7 metri fuori dal tracciato».


La denuncia di Paolo De Chiesa

L’ex Nazionale di sci Paolo De Chiesa, oggi voce tecnica dello sci alpino di Raisport, scrive amaramente su Instagram «Matteo, non è colpa tua». Non vuol sentir parlare di fatalità e a voce fa un appello per la sicurezza: «Un anno fa morì durante un allenamento la giovane Matilde Lorenzi, ora Matteo Franzoso. Lui è andato a sbattere contro il paletto di legno di una staccionata. In coppa del mondo questo non sarebbe mai successo: perché invece può accadere durante un allenamento? Il mondo dello sci deve fare tre passi indietro o di questo passo insieme ai nostri ragazzi morirà anche lo sci».


CAschi e cultura della sicurezza le cose da migliorare

«Dobbiamo partire dal presupposto che la velocità è sempre pericolosa, perché si è in balia di forze, forza cinetica e d'inerzia, a fronte delle quali in caso di caduta diventi un pupazzo: più aumenta la velocità, più aumenta il pericolo ed è vero che gli sci attuali sono più performanti in velocità in curva, (tema di cui ha parlato Kristian Ghedina, ndr)», riflette Pierangelo Molinaro, per oltre  tre decenni al seguito dello sci alpino per la Gazzetta dello sport, «vedo difficile che si possa tornare indietro perché sarebbe perdente economicamente, è forse più realistico ragionare di altro, per esempio del fatto che la sicurezza delle piste è molto aumentata in Coppa del mondo, mentre il problema  della sicurezza è maggiore nelle piste da allenamento. E poi c'è una cosa di cui non si parla abbastanza, ed è il fatto che, con le velocità dell'alto livello attuale, l’anello debole dello sci sono i caschi, tanti incidenti hanno dimostrato che, ad alto livello, dove ci sono piste come Wengen in cui in discesa libera (la specialità più veloce e con meno curve dello sci alpino agonistico, ndr.) si sfiorano i 200 all’ora, la protezione frontale e laterale dei caschi oggi in uso non basta. Vanno bene per noi turisti, che impattiamo a 30-40 all’ora, ma probabilmente non bastano più per i livelli di Coppa del mondo».

Dalla prossima stagione in Coppa saranno obbligatori il giubbetto con airbag sotto la tuta e la tuta antitaglio: «È positivo, ma dovrebbe crescere la cultura della sicurezza nell’ambiente, perché spesso sono gli atleti a ribellarsi alle imposizioni per timore di esserne infastiditi o rallentati ma si tratta di salvarsi la vita».


A livello turistico gli sci sono più "facili", ma inducono a troppa confidenza

Anche a livello turistico si è presa la decisione di obbligare al casco sulle piste anche gli adulti, mentre finora era richiesto solo fino a 14 anni, benché molti scelgano di portarlo ugualmente. Anche piste e impianti sono stati resi rispetto al passato più sicuri e più protetti.

Mentre gli sci carving hanno reso apparentemente più semplice imparare a sciare, per divertirsi con gli amici, cosa che però non significa automaticamente maggiore sicurezza anzi, il rischio è che l'illusione di riuscire generi un sentimento di confidenza superiore alle proprie reali abilità: «Lì magari non si rischia la vita, ma si rischiano le ginocchia e le gambe: gli sci attuali rispetto a quelli lunghi e rigidi di trent’anni fa, che costringevano a un lungo apprendistato, sono molto più reattivi e se girano quando il corpo non è pronto, arretrando il baricentro si mette a rischio il crociato. Sciare oggi richiederebbe maggior preparazione, atletica ma anche priopercettiva, perché gli sci attuali ti illudono di facilità, ma se non riesci a comandarlo è lo sci che ti comanda e ti porta a una velocità che ti mette fuori gioco. Per questo è ancora più importante stare in avanti con le braccia portando avanti il baricentro per essere più rapido nell’azione. Poi la velocità dipende anche dalle leggi del piano inclinato, ma non illudiamoci che qualcuno si rassegni a mettere in commercio sci più difficili da guidare, che nessuno comprerebbe: la strada è far crescere la cultura della sicurezza di tutti».

Perché a livello turistico, in cui la velocità non è un fine, la prudenza è la prima regola per tutelare sé stessi e gli altri.