«Non incide, non rilancia la natalità, non va a migliorare la vita delle famiglie. In sostanza non cambia nulla». È chiaro il punto di vista di Gianluigi de Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari, in merito al rafforzamento del bonus per gli asili nido annunciato qualche giorno fa dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in audizione in Parlamento sulla legge di Bilancio. «Non si può vendere come un grande vittoria destinare 2,8 miliardi per i prossimi tre anni in una situazione drammatica come quella che stiamo vivendo in Italia», prosegue de Palo, che aggiunge: «se non ci fosse l’emergenza demografica, se l’Italia fosse un paese che ha politiche familiari notevoli allora sì, ma nella situazione che stiamo vivendo è quasi una presa in giro».

 

Le alternative possibili a suo dire ci sarebbero state. «Fino a pochi giorni fa si era parlato di assegno unico, con delle cifre molto diverse. Quella presentata è una manovra che darà un assegno unico solamente per i nuovi nati, cioè una manovra identica a quella dell’anno prima che è sua volta identica a quella dell’anno ancora prima». E a poco varrebbe la partenza del provvedimento già dal prossimo primo gennaio e il raddoppiamento della cifra massima di rimborso che toccherebbe i 3 mila euro. «Vengono previsti tre miliardi per il bonus epifania, soldi dati alle persone che utilizzano il bancomat invece che i contanti, meno per una cosa che dovrebbe invece essere più importante e più grande. Allora ci si chiede quale sia la priorità. Non si comprende che il bene comune non è la somma degli interesse particolari. Gli interessi particolari dei pensionati (quota 100), gli interessi particolari dei disoccupati (reddito di cittadinanza), dei sindacati (cuneo fiscale), non sono il bene comune. Il bene comune è una visione d’insieme che ha il coraggio di investire parecchie risorse. La soluzione non è dare una mancetta a tutte le categorie per farle contente: così non si accontenta nessuno. Occorre un segnale forte».



E a poco vale annunciare asili nido quasi gratis. «Dipende da dove abiti. Se vivi in una regione in cui gli asili nido non ci sono è un bel problema. Sarebbe preferibile mettere i soldi nelle tasche delle famiglie e solo successivamente pensare agli asili nido. Inoltre la cosa importante è lasciare alle donne la possibilità di scegliere. Noi siamo già indietro rispetto alla Svezia: Oltralpe si sostiene che da zero a tre anni è meglio che un bambino stia con la mamma. In Italia non possiamo scegliere. Diamo piuttosto un voucher alle famiglie: se vogliono utilizzarlo per il nido bene, oppure possono gestire con le aziende un po’ più di tempo per stare a casa o possono mandare un bimbo all’asilo. Il punto è aiutare le famiglie: l’asilo nido è al loro servizio non viceversa».

 

Quindi la parola d’ordine è una riforma radicale: «Si è convinti di far ripartire i consumi, la natalità, l’economia con i 20 euro del cuneo fiscale per i lavoratori? Noi crediamo che invece la soluzione sarebbe dare 250 euro a figlio: allora sì che una famiglia deciderebbe di comprare una macchina più grande, l’apparecchio per i denti di un figlio, potrebbe andare a mangiare una pizza in più o andare in vacanza». E le coperture ci sarebbero: «Riorganizzando tutto ci si può arrivare nel giro di due, tre anni. Ci sono già le risorse degli assegni familiari, poi se si ha la forza di mettere 2 miliardi il primo anno (proprio presi dal bonus epifania), 2 miliardi il secondo anno (magari presi dagli avanzi del reddito di cittadinanza o di quota cento) a poco a poco ce la si fa. È una questione di volontà politica e di pigrizia». E di un problema reale, la durata dei Governi: «Sono presidente del Forum delle associazioni familiari da quattro anni, mi sono confrontato con quattro governi diversi. Questa è la difficoltà oggettiva, perché le riforme che chiediamo sono strutturali e non si possono fare in un anno. Però bisogna iniziare, altrimenti l’anno della famiglia sarà sempre il prossimo».