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Da quasi un anno Alberto Trentini, 38 anni, originario del Veneto, operatore umanitario dell’ONG Humanity & Inclusion, è rinchiuso in una prigione venezuelana. Arrestato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito, è scomparso per settimane prima che le autorità confermassero la detenzione. Da allora, nessuna accusa formale, nessun processo, nessuna certezza sulle sue condizioni di salute. Il Venezuela di Nicolás Maduro si presenta al mondo come una repubblica, ma nei fatti è un sistema che ha svuotato la democrazia dall’interno. Elezioni manipolate, giustizia asservita, censura e leggi che puniscono chi “odia” il governo, cioè chi osa criticarlo. Secondo Human Rights Watch, il regime impiega una “repressione sistematica contro oppositori e attivisti”, fatta di arresti arbitrari, torture e sparizioni forzate. Il Nobel a Maria Machado si inserisce in questo contesto, mira a fare luce in tutto il mondo sui soprusi del regime di Maduro.
La vicenda di Trentini è emblematica: un cooperante trasformato in prigioniero politico. Il governo di Caracas - che ha imprigionato numerosi turisti, soprattutto americani, trattandoli come merce di scambio don gli Usa - si trincera dietro formule di rito — “i diritti dell’arrestato sono rispettati” — ma impedisce visite consolari e accesso agli avvocati. L’OAS (Organizzazione degli Stati Americani) parla apertamente di “architettura repressiva di Stato”. L’Italia ha protestato più volte: il ministero degli Esteri ha convocato l’ambasciata venezuelana a Roma, e una manifestazione in laguna, con decine di barche, ha sollevato il caso da Venezia. Ma la diplomazia sembra muoversi in un pantano. La Commissione Interamericana dei Diritti Umani ha chiesto misure cautelari, riconoscendo la “gravità e urgenza” della situazione. Nel frattempo, a Caracas, prosegue la crociata del regime contro le organizzazioni non governative. Una nuova legge, l’Anti-Solidarity Law, punta a sospendere o sciogliere le ONG che ricevano fondi dall’estero. Per Maduro, solidarietà e tradimento coincidono. Il Venezuela di oggi non è più la patria del sogno bolivariano, ma una prigione a cielo aperto. “Libertà” è una parola bandita, e chi la pronuncia rischia di sparire. Alberto Trentini è solo uno dei tanti. Ma per noi italiani è anche un monito: quando uno di noi viene arrestato per aver portato aiuto, non è solo lui a essere detenuto — è la nostra coscienza a restare chiusa in cella.




