Il 2 ottobre, presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa promossa dalla fondazione Costruiamo il futuro, presieduta dall’onorevole Maurizio Lupi, che ha come protagonista l’effigie della Madonna del Latte dipinta da Marco d’Oggiono nel 1505: dal 7 ottobre al 6 novembre, difatti, sarà esposta nella città d’origine dell’artista lecchese, cosicché l’intera comunità possa ammirare questo capolavoro scomparso per decenni. Custodita nella Pinacoteca Ambrosiana dal 1618, venne trafugata nel 1951 e per settant’anni non se ne seppe più nulla. Poi, nel 2021, la svolta: un antiquario milanese, insospettito da un’offerta di vendita ricevuta, si rivolse ai Carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale di Monza, i quali condussero immediatamente delle indagini che ne accertarono l’originalità. Quest’iniziativa s’inserisce nei preparativi per le celebrazioni che si terranno il prossimo anno per ricordare l’allievo brianzolo di Leonardo a 500 anni dalla sua morte. «Per dirla con Fred Uhlman, si può pensare a quest’effigie come a un “amico ritrovato”» ha detto l’onorevole Lupi. «Siamo entusiasti che possa tornare nella sua terra natia. Com’è noto, il nostro non è un Paese ricco di materie prime. Quel che fa la differenza sono le intelligenze presenti su tutto il territorio e le loro opere che debbono essere valorizzate. E in quest’ottica mi auguro che il ritorno a casa di quest’opera sia di buon auspicio per una rinascita sociale e culturale in Italia». Tra i relatori intervenuti alla conferenza stampa anche monsignor Marco Navoni, prefetto del Collegio dei Dottori dell’Ambrosiana, che ha sottolineato l’unicità dell’effigie che la contraddistingue dalle altre due “gemelle”, sempre dipinte da Marco d’Oggiono: «A differenza delle altre due Madonne del Latte, questa ha una particolarità: lo sguardo della Vergine e quello del Bambino Gesù “bucano” la tela e stabiliscono un dialogo silenzioso con tutti i devoti che oggi torna a riaccendersi dopo essere stato bruscamente interrotto settant’anni fa». «Sono emozionata e al contempo orgogliosa che questo capolavoro torni nella mia città» ha dichiarato la sindaca di Oggiono, Chiara Narciso. «Per la nostra comunità è un sogno che si realizza. Abbiamo coinvolto tante realtà territoriali e devo dire che la risposta è stata straordinaria, a dimostrazione della profonda devozione che la città di Oggiono nutre verso questa Madonna». Poi, ha preso la parola Giuseppe Marseglia, comandante dei carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale di Monza, che ha preso parte alle indagini per restituire all’Ambrosiana la preziosa effigie: «Questo evento rappresenta il più felice degli esiti di un’indagine. La parola chiave è stata “sinergia”. Nel corso degli anni abbiamo affrontato sempre più frequentemente casi analoghi e dobbiamo riconoscere il ruolo fondamentale che giocano in vicende simili gli antiquari, diventati col tempo i nostri più preziosi alleati nella lotta per contrastare il mercato nero della truffa e della contraffazione. Iniziative come questa sono una grande soddisfazione per il lungo lavoro svolto». Tuttavia, per realizzare ambiziosi progetti come questo, non basta soltanto la buona volontà, ma occorre anche una partnership sufficientemente competitiva sul piano economico, a cominciare dalle grandi realtà nazionali come Gallerie d’Italia, polo museale del gruppo Intesa Sanpaolo, il cui direttore Michele Coppola ha dichiarato: «Questa iniziativa è una prova efficace di come la collaborazione tra enti pubblici e realtà private possa portare a risultati significativi per valorizzare le tante bellezze artistiche presenti in tutto il Paese». Anche il colosso energetico Edison è stato coinvolto come main partner dell’iniziativa. La responsabile delle relazioni esterne Cristina Parenti ha sottolineato come per l’azienda sia un riaffermare la propria identità, poiché «affonda le proprie radici da oltre un secolo nel territorio brianzolo, quando vennero edificate le prime centrali idriche lungo il fiume Adda, proprio nelle terre dove Marco d’Oggiono realizzò la Madonna del Latte».