Per anni Andrea Vitali ha portato avanti due professioni, quella di scrittore di romanzi di grande successo e quella di medico di base nella sua Bellano. Poi nel 2013 aveva deciso di fare lo scrittore a tempo pieno. Ma un mese fa ha scelto di tornare a esercitare per dare una mano al medico condotto del paese che si trovava in quarantena per sospetto coronavirus. «Ma anche quando poi è risultato negativo», racconta lo scrittore, «ed è tornato a visitare i pazienti, io non me la sono sentita di fare come se nulla fosse successo. In questa situazione se c’è bisogno di me credo sia doveroso continuare a fare il medico». 

Prima di smettere, per quanto tempo ha lavorato come medico?
«Per cinque anni ho fatto la guardia medica notturna e festiva e per 25 anni sono stato medico di base. Anche nei sette anni in cui mi ero ritirato molti miei ex pazienti mi hanno continuato a chiamare per delle consulenze». 

Bellano è stata colpita dall’epidemia? 

«Sì, anche se non in modo drammatico come altrove. Abbiamo avuto circa 25 positivi e quattro decessi a causa del virus».

ll medico di base è la prima frontiera per combattere le malattie. Eppure i medici sono stati mandati allo sbaraglio e stanno pagando un prezzo altissimo Che cosa non ha funzionato?

«Inizialmente è stata sottovalutata l’aggressività del virus e il personale sanitario non ha preso le necessarie precauzioni. È stata mia moglie che previdentemente, a inizio marzo, ha ordinato on line una dotazione di mascherine. Mi sono arrivate da poco, dalla Cina, e io ho bisogno di averne sempre di nuove. perché dopo averle usate una volta non sono più sicure. A Bellano è stato il sindaco che ha fornito a ogni nucleo familiare guanti e mascherine».

Non ha paura?

«Paura direi di no, quando mi trovo di fronte a un paziente con la febbre magari mi viene un po’ di angoscia, che cerco però di non trasmettergli, considerato quanta preoccupazione stia già provando».

Come è stata la sua doppia carrriera di scrittore e medico? 

«La passione per la scrittura ce l’ho da sempre. Ma siccome in Italia è difficile potersi mantenere solo scrivendo, mi sono assicurato di avere un mestiere che mi desse da vivere. Appena  finita l’università, senza più  l’impegno dello studio, ho cominciato a scrivere seriamente. Il mio primo libro, Il procuratore, è uscito nel 1990. Le mie sono state due carriere parallele che non si sono mai pestate i calli».

A un certo punto cosa l’ha spinta a ritirarsi? 

«Gli impegni di scrittore erano sempre più pressanti: non solo scrivere
ma presenziare agli incontri in libreria e nei festival. Con il passare degli anni quel surplus di stress rischiava di minare la mia salute».

In questo periodo riesce a trovare il tempo per scrivere?

«Diciamo che mi metto davanti a carta e penna, mi piace scrivere a mano, ma mi manca quella spensieratezza necessaria per infondere nelle mie storie la leggerezza e l’ironia che le caratterizzano. Mi ripropongo di riprendere al meglio delle mie possibilità quando questo periodo sarà finito».

I suoi libri sono lievi, divertenti e si divorano. Quale consiglierebbe per regalarsi due ore senza pensieri cupi?

«Il mio editore Garzanti ha messo a disposizione fino a marzo l’ebook gratuito di Una finestra vista lago, e
sono molto contento di questa iniziativa. Ma sicuramente il mio romanzo Olive comprese».

Anche l’editoria in questo momento sta soffrendo. Tante persone in cassa integrazione, librerie chiuse, libri bloccati. Riuscirà a rialzarsi?

«Anche il mio ultimo  romanzo Un uomo in mutande, sarebbe dovuto uscire rimandato a marzo, ma è stato rimandato, si spera a maggio. Im credo che l’editoria sarà uno dei settori che reagirà meglio, perché penso che molte persone costrette a casa con molto tempo libero stiano  scoprendo il piacere e la compagnia di un libro. E che anche dopo non dimenticheranno che il libro ha saputo essere per loro un buon amico».

E lei, cosa sta leggendo?

«Mi sono tenuto da parte una serie di testi più impegnativi. Ho riletto due romanzi di Faulkner e mi sto dedicando a un libro dal titolo davvero emblematico, In principio, confusione e paura, di Aharon Reuveni, uno dei massimi autori ebraici. Ma quando ho voglia di evadere mi butto sui gialli».