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Il fisico Antonio Zichichi durante l'inaugurazione della statua di Galileo Galilei all'interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma nel 2010
Chiuso nel suo laboratorio al Cern di Zurigo, distaccamento del Centro europeo ricerche nucleari che ha sede a Ginevra, il professor Antonino Zichichi, pluripremiato per la sua attività scientifica, autore di pubblicazioni di successo, presidente della Federazione mondiale degli scienziati e del Centro Ettore Majorana di Erice, dove si ritrovano periodicamente premi Nobel, sta studiando “l’universo subnucleare”. La sua voce al telefono sembra arrivare dalla fantascienza: «Sono su un satellite del Sole (la Terra, ndr) fatto così bene che gira su sé stesso e girando mi mostra albe e tramonti, montagne, laghi e oceani. Sono su questa navicella che gira nello spazio e nel tempo e sto studiando com’era il mondo un decimo di miliardesimo di secondo dopo il big bang».
E com’era?
«Non lo sa nessuno. Certamente era completamente diverso da quello attuale, niente neutroni, protoni ed elettroni, né stelle e galassie, era pieno di particelle che noi cerchiamo e non abbiamo ancora trovato. Ancora oggi stiamo cercando di scoprire com’era realizzando le condizioni fisiche nelle quali si trovava in quell’istante».
E oggi dove sta andando?
«Questa è politica e non scienza, diciamo comunque che oggi il mondo è imprigionato nella violenza politica ed economica».
E corre verso il baratro, verso quelle che gli scienziati riuniti a Erice hanno censito come le 63 emergenze planetarie?
«Niente baratri e disastri, io sono ottimista e dico che le emergenze planetarie sono il risultato della violenza politica ed economica. Ma se siamo sopravvissuti al pericolo di saltare tutti in aria possiamo riuscire a debellare le emergenze. Ricordiamoci che nella seconda metà del secolo scorso ogni abitante della Terra dormiva su una potenza nucleare equivalente a 10 mila chili di tritolo, c’erano in giro 60 mila bombe a disposizione delle superpotenze, Usa e Urss. Ora la violenza politica è diminuita, non c’è più il pericolo di saltare in aria».
Restano le emergenze planetarie...
«Di tutti i tipi, dal capitolo dell’acqua e dell’aria alle infezioni, dall’energia all’emergenza culturale, che non è da sottovalutare perché ha una potenza da Hiroshima, devastante. Viviamo senza rendercene conto in questa situazione: un politico dice qualcosa e dopo tre giorni ne dice un’altra in contraddizione o diversa e tutti lo stanno a sentire. Se questo lo facessi io come fisico sarei un disastro scientifico, lo fa un politico e nessuno gli dice che è un buffone».
L’emergenza energetica, per esempio: lei è favorevole alla costruzione di nuove centrali nucleari in Italia?
«Penso al bisturi e al pugnale, due forme diverse di una buona scoperta, e sono convinto che in Italia possiamo costruire le centrali nucleari a condizione di sbattere fuori dalla loro orbita i raccomandati politici. A Chernobyl il disastro di una delle quattro centrali è stato causato dai direttori raccomandati: le altre tre erano tecnicamente schifose come la prima, ma non hanno dato problemi. In Italia la tecnologia nucleare sia dunque affidata alla vera grande scienza e a persone qualificate, non ai raccomandati e agli stupidi».


Un’altra emergenza, la caccia al petrolio con le trivellazioni selvagge; come vietarle?
«Ricordando e legiferando con responsabilità globale, ricordandosi che la Terra è di tutti i suoi abitanti, non di chi ha i soldi e fa i buchi per sfruttarla».
Antonino Zichichi, un’autorità nel mondo della fisica, premio Enrico Fermi 2001, uno scienziato con una certezza assoluta: che non esistono contrasti fra scienza e fede e che il mondo l’ha creato Dio.
«Confermo, secondo me è proprio Dio che ha creato il mondo, mentre secondo gli atei è il caos. Io dico che c’è una logica che regge il mondo delle strutture e se c’è una logica deve esserci un autore di tale logica. Gli atei dicono che tutto deriva dal caos e io dico che l’ateismo è un atto di fede nel nulla».
Se governasse, che farebbe per i giovani?
«Agirei in modo che la scienza entri nella vita di tutti i giorni, con spazi e tempi venti volte più grandi, con tecnologie più avanzate. Le riforme che portano alle grandi conquiste dell’intelletto devono partire dai livelli elementari».






