«Volevo fare il prete, come tanti ragazzi cresciuti in oratorio. Poi ho pensato anche di fare lo psichiatra. In fondo volevo aiutare le persone». A 97 anni, Silvio Garattini, tra i più autorevoli farmacologi a livello internazionale e fondatore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, ripercorre con lucidità e gratitudine le radici della sua vocazione, ospite del programma Soul condotto da Monica Mondo, in onda domenica 15 febbraio alle 21.05 su TV2000 e lunedì 16 febbraio alle 21 su Radio InBlu2000.

Cresciuto in ambiente cattolico, Garattini riconosce quanto quella formazione abbia inciso anche sul suo modo di fare scienza: «Mi ha dato molto. Mi ha insegnato a comunicare. Fare catechismo, parlare ai giovani, spiegare concetti complessi in modo semplice: la comunicazione è una disciplina che non coincide con la conoscenza. Si possono avere grandi competenze ma non saperle trasmettere».

Una riflessione che si intreccia con il tema centrale del dialogo: il rapporto tra scienza e fede: «Non hanno nulla in comune sul piano della conoscenza», osserva, «ma possono lavorare insieme sul piano dell’attività. Il loro oggetto è l’uomo». Una sinergia che trova il suo fondamento nel cuore del messaggio cristiano: «Amerai il prossimo tuo come te stesso». È questa, per il farmacologo, la bussola che dovrebbe orientare tanto la ricerca scientifica quanto l’impegno religioso, riconoscendo in ogni persona un membro della stessa famiglia umana.

Sempre attento all’indipendenza della ricerca dagli interessi economici, Garattini non manca di denunciare le distorsioni di un sistema sanitario sempre più esposto alle logiche di mercato: «Abbiamo fatto grandi progressi nelle cure, abbiamo farmaci migliori rispetto al passato. Ma questo ha inevitabilmente creato un grande mercato. I farmaci li producono le industrie, e le industrie devono fare profitto. Non esistono mercati che vogliono diminuire».

Il rischio, avverte, è quello di alimentare l’idea che le malattie siano inevitabili, quasi “piovessero dal cielo”, mentre la scienza dimostra che molte sono prevenibili. «Abbiamo quattro milioni e mezzo di diabetici di tipo 2 in Italia, e il diabete di tipo 2 è una malattia evitabile. Con buone abitudini di vita, un’alimentazione corretta, movimento regolare, evitando l’obesità, non si diventa diabetici».

Il dato più impressionante riguarda i tumori: «Il 40% dei tumori è evitabile. In Italia muoiono ogni anno 180 mila persone di cancro. È su questo che dobbiamo intervenire».

Prevenzione, stili di vita, responsabilità personale e collettiva: per Garattini la vera rivoluzione sanitaria non sta solo nelle nuove terapie, ma in un cambiamento culturale che rimetta al centro la persona. Una visione in cui scienza e fede, pur su piani distinti, possono collaborare per custodire e promuovere la vita.