«Per me Maria è una mamma vera, che mi sostiene e mi ascolta tutti i giorni, con tenerezza e amore. Ma anche un esempio meraviglioso, che illumina la mente, ci spinge a riflettere prima di ogni azione. E questo legame si è fatto ancora più forte da quando è morta mia madre fino a colmare questo vuoto profondo». Quando parla di Maria gli occhi di Marzia Gregoraci s’illuminano, il sorriso si accende. La fede è un pilastro della sua vita, ma più che parlarne (sono rarissime le sue esternazioni al riguardo) la vive nel quotidiano. Instancabile nella preghiera, non tanto e non solo per se stessa, ha scelto di dedicarsi all’orazione, specialmente per gli ammalati o per chi è alle prese con prove particolarmente dolorose e usa Whatsapp per creare delle vere e proprie “catene d’amore”, invitando amici e conoscenti a unirsi in preghiera quando ci sono casi particolarmente drammatici.

Marzia, oggi stimata agente immobiliare e imprenditrice nel campo delle ristrutturazioni, madre di 2 figli (Gabriel, nato nel 2012, e Ginevra, nel 2016) avuti dal marito Antonio Scaramuzzino, da lungo tempo ha scelto, anche per i suoi valori cattolici e per il grande trasporto mariano, di allontanarsi dal mondo dello spettacolo, anche se, nel 2008, le si era aperta una grande chance come “meteorina” del Tg di Rete4 condotto da Emilio Fede. Ha vissuto la lunga malattia della madre, Melina Francavilla, scomparsa il 29 giugno 2011, costantemente al suo fianco, raccogliendo il “testamento” spirituale d’una donna che non ha mai perso il sorriso e la fiducia in Dio neanche quando il dolore e la paura ne minavano i giorni. E che non smetteva, neppure agonizzante, d’incoraggiare i cari a rivolgersi con amore a Dio al prossimo.

da redazione

Com’è nato il suo rapporto con Maria? I primi ricordi?

«Rivado al giorno della mia Prima Comunione, quando penso di aver ricevuto il dono della fede e, quindi, anche dell’amore per la Madonna. Da allora in poi, non ho frequentato più la chiesa per abitudine, ma proprio con la volontà di incontrare il Signore. Ma il rapporto con la Vergine è cresciuto sempre più da quando mia mamma s’è ammalata, nel 1997, io avevo appena 15 anni».

Anche Melina, sua madre, si rivolgeva spesso a Maria?

«Sì, lei l’ha sempre fatto. E io pure. Ma la sua malattia ha intensificato questo dialogo interiore, andavamo insieme alla Madonna dello Scoglio, a Santa Domenica di Placanica (Reggio Calabria, ndr.) due volte alla settimana, per partecipare alla preghiera del mistico, fratel Cosimo Fragomeni e poi parlare con lui. Qualche volta siamo andate anche da Natuzza Evolo, a Paravati (Vibo Valentia, ndr.), e abbiamo pregato davanti alla statua del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime. Ci affidavamo molto all’intercessione e alla consolazione che vengono dalla Madre di Dio e le nostre preghiere sono state ascoltate, perché la mamma è sopravvissuta 14 anni con un tumore incurabile per cui le erano stati dati solo 2 mesi di vita. È andata davvero oltre ogni speranza e solo grazie alla Madonna e al Signore, non c’è alcun dubbio. Mamma ripeteva sempre: “Ogni giorno che vivo è un giorno regalato”».

Fratel Cosimo le parlò della sua malattia?

«Sì, spesso la accoglieva dicendole: “Tanto tu lo sai che per te le medicine non servono a niente, ti servono solo la fede e la Madonna”. Ma anche quando era quasi alla fine e non c’era più nulla da fare mia sorella, Elisabetta, andò da fratel Cosimo e lui le comunicò: “È giunta la sua ora, la Madonna la vuole con sé, ma finora ha vissuto grazie alla sua fede. Non è così?”. Mamma aveva avuto tanti segni al riguardo. Una volta, allo Scoglio, trovò un biglietto su cui c’era scritto: “La tua fede ti ha salvata”… Insomma, diciamo che la Madonna è sempre stata una presenza fissa nella nostra famiglia e nella nostra vita».

Anche la sua nonna materna, se non sbaglio, era legatissima a Maria…

«Sì, nonna Angela amava tantissimo la Madonna. Pensi che è stata lei a portare per la prima volta la mamma allo Scoglio, quand’era ancora un luogo poco conosciuto. Io non ero neanche nata».

Lei recita spesso il Rosario?

«Sì, di solito quattro al giorno. Il Rosario mi dà sicuramente pace e serenità, un benessere interiore che avverti, netto, al termine della preghiera. Ne recito tanti perché prego per gli ammalati, proprio per quello che ho vissuto con mia madre e avendo toccato con mano quanto sia vero che il Rosario può muovere le montagne. Penso che, dopo l’Eucarestia, sia l’arma più potente che esista».

Lei come immagina Maria?

«Come una Mamma. La considero veramente una Mamma. Le dico: “Io non ho più la mia mamma. È vero che Tu sei la Mamma di tutti, ma io ti sento molto vicina come se fossi solo mia”. Non so spiegare questa sensazione, ma grazie alla Madonna è come se mia madre non fosse mai morta. Ed è qualcosa di grande, perché, con mia madre, avevo un rapporto quasi simbiotico. Mamma era tutto per me. Però, proprio lei, anche nella sua malattia, o nel momento del distacco dalla vita, ci ha fatti mettere tutti in ginocchio a recitare il Rosario mentre si spegneva. Questa preghiera, a casa mia, era proprio il pane quotidiano. Ogni pomeriggio, a Soverato (Catanzaro, ndr.), venivano le vicine a recitare con noi il Rosario a casa di mia madre».

Lei oggi vive a Roma: ci sono luoghi mariani che frequenta abitualmente?

«Uno molto sentito è la chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, dove si venera la Madonna del Miracolo. Lì c’è anche padre Yves, il santo sacerdote che mi sostiene nel cammino spirituale e mi confessa. Lì per me la preghiera è molto intensa, si avverte la particolarità di un luogo in cui la Vergine apparve e convertì, con la sua semplice presenza, l’ebreo Ratisbonne nel 1842. Poi ci sono diverse chiese mariane in cui vado volentieri, anche se in questo periodo cerco di muovermi il meno possibile per occuparmi dei miei figli. Una mia amica libanese, due anni fa, è andata a Fatima e ha portato da lì una statuetta di Nostra Signora, sentendo proprio l’ispirazione di acquistarla, quasi una forza interiore. Mi telefonò dicendomi: “Marzia, per il mese di maggio dobbiamo iniziare a far girare la Madonna di Fatima per le case”. E lo abbiamo fatto, portandola da chi la desidera per recitare lì, nelle varie abitazioni, il Rosario, lasciando poi il piccolo simulacro per quanti giorni vogliono, di solito due o tre. Poi andiamo a riprenderla e la portiamo in un’altra casa. La tengo qui da me, perché ho detto alla mia amica: “Anche se l’hai comprata tu, deve stare a casa mia!”».

Ci sono altre effigi mariane cui è legata?

«Sì, per esempio la Madonna del Mare, custodita, al largo di Soverato, a qualche metro di profondità, nel blu intenso del Mar Ionio. Una statua che non è solo un’opera d’arte, ma un simbolo di fede, speranza e profonda serenità. Quasi un invito a immergersi nella propria interiorità e a cercare l’intimità con Dio. La tirano fuori una volta all’anno, d’estate, ed è veramente commovente. C’è poi la Madonna di Porto Salvo, sempre nella mia città natale, che fanno girare su una barca ogni seconda domenica d’agosto. Io andavo sempre, con mamma, nella chiesetta dei pescatori dov’è custodita».

Ha fatto pellegrinaggi all’estero?

«Sì, con Elisabetta siamo state a Medjugorje, perché mamma non poteva più muoversi. Era un viaggio che dovevamo fare tutte e tre, poi mia madre s’è aggravata, ma ha voluto che mantenessimo la promessa e ha insistito perché andassimo noi due. Con lei, ogni anno, andavamo anche a Fatima e a Lourdes».

Cos’ha trovato in questi luoghi?

«A Fatima e Lourdes si percepisce qualcosa di bello, ma Medjugorje è il mio “top” dell’anima. Lì si sente l’azione di Maria. Pensi che una sera, mentre eravamo in un bar, abbiamo visto questa statua alta circa 1 metro e 60 centimetri. Con mamma ci siamo guardate e abbiamo detto: “La prendiamo. Ma come facciamo a portarla?”. Volevamo, infatti, farne dono alla nostra parrocchia di Satriano Marina, nei dintorni di Soverato, dedicata a Santa Maria della Pace. Decidemmo di comprarla lo stesso, senza aver trovato una soluzione. Però, quando la Madonna vuole qualcosa… A cena, infatti, mentre eravamo a tavola col parroco e il nostro gruppo, un altro sacerdote, che era vicino coi suoi compagni di pellegrinaggio, si arrabbiò perché avevamo alzato troppo la voce. Il nostro don, allora, chiese umilmente perdono, perché non ci eravamo resi conto di dare fastidio. Ne nacque un’amicizia bellissima e quando l’altro gruppo seppe della nostra difficoltà col trasporto del simulacro della Vergine ci dissero: “Non preoccupatevi, ci pensiamo noi, la portiamo sul nostro bus perché tanto dobbiamo andare da Nostra Signora dello Scoglio”. Così, ce la portarono fino alla nostra chiesa. Fu posta all’esterno, come per accogliere i fedeli e, da allora, ogni anno, il mese di maggio, recitavamo il Rosario con tutta la comunità ogni sera, alle 21, davanti a Lei, fuori dalla chiesa. Non so se lo fanno ancora, perché il parroco è cambiato e io sono andata a vivere a Roma».

Ha lasciato lo show-biz anche per il suo legame con Maria?

«Ho scelto la strada della famiglia e della maternità da vivere appieno. Il mondo dello spettacolo lo conosciamo tutti, pone difficoltà in questo percorso. Mi identifico più nell’altra dimensione, negli affetti familiari, nei bimbi e così via. Per me la Madonna è anche un modello e cerco di dare ai miei figli un esempio, una guida, sperando di riuscirci. Quello che cerco di far loro capire, innanzitutto, è che davvero senza il Signore è difficile affrontare tutto. Nella vita ci sono alti e bassi, tutti abbiamo problemi, ma solo col Signore e la Madonna si possono affrontare in maniera diversa. Spero che ai miei figli arrivi questo messaggio e che crescano con questa convinzione».

Che cosa le insegna nella sua maternità la figura della Vergine?

«La pazienza (ride, ndr.). A volte, quando potrei innervosirmi, mi dico: “Quante ne ha sopportate Maria per suo Figlio? Al suo confronto, io mi lamento del nulla”. Il che aumenta di molto la mia resistenza».

Dei veggenti e mistici che ha incontrato, chi l’ha più colpita?

«Tutti mi hanno lasciato qualcosa: Natuzza, fratel Cosimo. Ma anche a Medjugorje ho conosciuto Mirjana, Marija. Per quanto riguarda fratel Cosimo, che è illuminato costantemente da Maria, trasmette un’immensa serenità e ci ha dato diversi segni della sua vicinanza anche a distanza. Una volta, mentre pregavamo con mamma, s’è illuminata un’immaginetta della Madonna dello Scoglio che tenevamo con noi. Oppure, un giorno che eravamo allo Scoglio, mia madre sentiva un fortissimo dolore ed era convinta che il tumore fosse avanzato ancora. Invece, il giorno dopo, fece l’ecografia e si scoprì che il male, prima diffuso, s’era come “raggruppato”. A Medjugorje siamo andate a casa di Mirjana, grazie a Michele, un amico comune, che ci portò da lei. Lui era coi 6 veggenti quando apparve per la prima volta la Gospa, ma ebbe paura e scappò via. All’epoca non ero neanche fidanzata, ma avevo sempre il cruccio di trasmettere ai figli la fede. Così, chiesi a Mirjana come potessi farlo e lei mi rispose: “Con l’esempio, non servono tante parole. Io non ho mai detto ai miei figli che vedo la Madonna, mi sembrano piccoli per questo. Eppure, l’altro giorno, mia figlia era nella sua camera con un’amichetta che la prendeva in giro perché la sua mamma aveva un’auto nuova, mentre io non ne possedevo alcuna. E mia figlia, senza battere ciglio, ha replicato: ‘E tu lo sai che mia mamma vede la Madonna e la tua no?’”. Mentre parlavamo nel suo salone, mi disse: “Vedi, io sembro così tranquilla, però quando parlo alle persone, o dò la mia testimonianza, dopo posso strizzare la maglietta, sono super agitata”. Siccome, il giorno dopo, doveva parlare coi pellegrini, le promisi: “Non ti preoccupare, domani ci sarò anch’io e ti darò coraggio”. E tanto feci, finché l’indomani riuscì a mettermi sotto la sua finestra finché non mi vide e io le feci segno con gli occhi. Nella stessa giornata, ripartii per Milano. Arrivati a destinazione, mi telefonò il marito di Mirjana per dirmi che lei mi ringraziava per averle “dato coraggio oggi mentre parlava”. Anche con Marija, un’altra dei 6 veggenti di Medjugorje, ho avuto una bellissima esperienza, sempre grazie a Michele. Passavamo da casa sua e lui andò a vedere se c’era. Così, uscì per salutarci. Le giuro, mi guardava intensamente ed era chiaro che mi stesse leggendo dentro. C’era anche mia sorella e siamo entrate da lei su suo invito. A un certo punto, senza alcuna ragione, mi misi a piangere. Marija continuava a guardarmi fissa e mi accarezzò: in quella carezza ho sentito proprio la mano di mia madre. Una cosa incredibile. Nel salutarci, mi disse: “Prega per me, come io prego per te”».

Vuole aggiungere altro?

«No, solo ribadire che senza Maria e il Signore, la vita, secondo me, non ha senso. Io non riesco a capire chi passa una giornata senza dire neppure una preghiera. Non so come facciano, sinceramente…».