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Saluta i senza dimora che oggi distribuiscono l’Osservatore di strada (supplemento dell’Osservatore romano) che festeggia il quarto anno di vita. Ringrazia
«i parroci e tutti i sacerdoti, le religiose, i religiosi che lavorano a Roma perché con la loro presenza e il loro servizio quotidiano mantengono vivo il suo grande cuore cristiano» e quanti hanno preparato l’infiorata che abbellisce via della Conciliazione e per quanti, attraverso l’Obolo di san Pietro, «sostengono il mio ministero di successore di Pietro». Fa gli auguri ai romani e a quanti vivono nella città rivolgendo un pensiero, «accompagnato dalla preghiera», «specialmente ai malati alle persone sole ai carcerati». E torna a invocare pace e unità. Papa Leone, nell’Angelus della festa dei Santi Pietro e Paolo spiega che la presenza dei due patroni della capitale richiama «il legame originario che unisce in comunione di fede e di carità la Chiesa che è in Roma con tutte le altre Chiese del mondo». Il sangue che hanno versato testimonia fin dove può arrivare l’amore di Dio. «Sì», spiega, «è per la loro parola e il loro martirio che il Vangelo di Cristo si è, per così dire, radicato a Roma, manifestando proprio qui, nella capitale dell’impero, la sua capacità di rinnovamento: una nuova conoscenza di Dio e dell’infinita dignità di ogni essere umano, una nuova esperienza della forza, non come dominio, ma come servizio alla vita».
Una testimonianza che non appartiene al passato, ma che, anche oggi, «raggiunge i centri e le periferie, le capitali e le regioni più remote con le voci, i volti, le scelte coraggiose di chi ha risposto al suo invito: “Seguimi!”. Così, questo giorno di festa ci coinvolge nella missione di Pietro e Paolo, cioè nella missione di Gesù stesso. Dio si fida di noi, che siamo dei peccatori perdonati da Lui, di noi che non siamo perfetti, affinché brilli nelle nostre storie la sua grazia, si riveli la sua forza che cambia il male in bene».
E poi sottolinea la diversità dei due santi: «Diversi per provenienza, per formazione, per carattere; non soltanto prima, ma anche dopo essere stati chiamati, e il loro unico Signore non li ha uniformati. Il Vangelo è compreso e annunciato da ognuno di loro con uno specifico accento; e lo Spirito Santo, ispirando gli autori biblici, ha voluto che non fossero nascoste le loro divergenze, che in effetti ci vengono narrate come una buona notizia. Nel collegio degli Apostoli, Pietro e Paolo non furono però avversari. Al contrario, divennero quasi il simbolo di molte altre diversità che l’unico Spirito compone in unità». Leone insiste sul «travaglio della comunione» vissuta dai sue patroni di Roma. «La loro testimonianza ha contribuito in modo determinante a far sì che la presenza cristiana nella storia sia tesa non al dominio, ma al servizio, all’unità e alla riconciliazione».
Sulle loro orme, allora, il Papa chiede «la grazia» di «apprezzare sempre più la cattolicità della Chiesa, di riconoscerne il valore a servizio dell’incontro fraterno tra le persone e i popoli, di evitare ciò che logora o lede la comunione, di perseverare nel cammino ecumenico e nel dialogo attento e franco con tutti».




