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Ingresso della mostra Più di mille parole. Immagini da L’Osservatore Romano. Copyright © Governatorato SCV - Direzione dei Musei. Tutti i diritti riservati
Allestita nelle Sale XVII e XVIII della Pinacoteca dei Musei Vaticani la mostra Più di mille parole. Immagini da L'Osservatore Romano offre attraverso una selezione di fotografie, illustrazioni e disegni, una luce sull'evoluzione avvenuta nelle pagine del quotidiano della Santa Sede, nel corso degli anni ed in particolare nell'ultimo periodo a partire dal 4 ottobre 2020 quando, dopo la pausa dalla stampa imposta dalla pandemia di Covid 19, il giornale tornò ad essere stampato con un restyling in particolare della prima pagina. Un'evoluzione contrassegnata dal sempre maggiore spazio accordato alla forza delle immagini e delle fotografie. In particolare la prima parte della mostra raccoglie le fotografie grandi, forti e drammatiche che campeggiano nella “copertina” del giornale. A fianco alle tragedie di un mondo lacerato dalla terza guerra mondiale “a pezzi”, il giornale nelle prime pagine ospita spesso però anche storie di speranza, e le foto stanno lì a dimostrarlo. Nella seconda sala della Pinacoteca si apre l'altra sezione della mostra che accoglie opere di disegnatori e illustratori che accompagnano le rubriche fisse dedicate al Vangelo, alle catechesi e quelle della rubrica I Racconti del sabato – testi inediti composti specificatamente per l'Osservatore Romano da scrittrici e scrittori italiani – che dal 2025 troviamo nella “contro-copertina” del giornale. Un'esposizione che cerca di mettere in risalto come un quotidiano così antico e unico, possa essere vitale, moderno e vicino alla gente.


Dal 18 dicembre del 2018, Andrea Monda dirige l'Osservatore Romano. Direttore, in una intervista spiegò che questo quotidiano rispetto agli altri giornali italiani per lo più concentrati sui temi e i problemi dell'Italia offre uno sguardo e una visione globale del mondo più ampia, internazionale. È ancora così?
«Direi sempre di più; questo giornale ha una visione internazionale che si è confermata anche in questi ultimi anni. L'Osservatore Romano è appunto “romano”, non italiano, e per me romano sta per cattolico, cioè universale. Le notizie dall'Italia appaiono nella pagina dedicata all'approfondimento sulla dimensione geopolitica internazionale e non è detto che escano ogni giorno, dipende ovviamente dall'importanza, l'Italia è uno dei tanti paesi sui quali concentriamo la nostra attenzione. Pochi giornali possiedono tale ampiezza di sguardo. Voglio inoltre ricordare che solo l'edizione quotidiana è scritta in italiano e a fianco a questa ci sono le edizioni periodiche, per lo più mensili, che escono in altre sette lingue».
Nel tempo il giornale sembra essere più dinamico, più “largo” rispetto al passato, quale è oggi il lettore tipo dell'Osservatore Romano, oltre quelli legati alle istituzioni politiche, economiche, della diplomazia e al mondo della comunicazione?
«È chiaro che abbiamo un target particolarmente attento alla vita della Chiesa, all'attività del Papa e della Santa Sede. Se potessimo tracciare una serie di anelli concentrici questo target sarebbe il primo anello, il più “fedele”; al tempo stesso c'è anche tutta una serie di lettori, cattolici e non solo, che sono però interessati a conoscere quale è lo sguardo della Chiesa sul mondo. Il nome della testata, L'Osservatore Romano, lo esprime efficacemente, ricordando che Roma è questo punto privilegiato di osservazione da cui si guarda il mondo, uno sguardo che proviene dalla città culla del cristianesimo, dove sono morti gli Apostoli Pietro e Paolo, uno sguardo che si apre al mondo e lo osserva alla luce del Vangelo, con un modo, uno stile, squisitamente cattolico».


Sin dal pontificato di Giovanni Paolo II si parlava, seppur a livello embrionale, di poter e dover aprire ai social consentendo ai giovani di intervenire e partecipare alle tematiche della Chiesa. Oggi questi mezzi hanno dato riscontro alle aspettative, sono molto usati?
«Con Giovanni Paolo II i social così come sono diventati in questi anni ancora non esistevano, quello slancio di apertura era per lo più un auspicio, con Benedetto XVI si entra nel mondo social e si dà vita all'account Pontifex su Twitter, oggi X; Papa Francesco continua trasmettendo nuovo slancio e la comunicazione si allarga ad altre piattaforme e Papa Leone prosegue intensificando ancora di più e infatti oggi siamo attivi sia sua X che su Facebook, su Instagram e WhatsApp, con un costante allargamento in questo “mare” che oggi è la frontiera più avanzata di una comunicazione in continua evoluzione».
L'Osservatore Romano è “accompagnato” dal 2012 dalla pubblicazione Donne Chiesa Mondo che risponde a precise istanze riscuotendo notevole interesse, poi sotto la sua direzione nel 2022 nasce L'Osservatore di strada scritto da chi la strada la vive, distribuito a offerta libera la domenica mattina durante l'Angelus in piazza San Pietro. Un progetto nuovo e per certi versi ardito, che dà spazio alle vere sentinelle del disagio…
«L'idea è quella di dar voce a chi non ha voce, non parlare dei poveri ma ascoltarli, dar loro uno spazio per potersi esprimere. Una comunicazione che prima di parlare si mette in ascolto: è un cambio di prospettiva, di stile che abbiamo realizzato anche in altri ambiti come ad esempio all'interno de L'Osservatore Romano con la rubrica mensile intitolata Cantiere giovani dove sono loro, i più giovani, a scrivere. I giovani, i poveri non sono infatti un “argomento”, l'oggetto di discussione bensì il soggetto che prende la parola e ci offre la sua visione della realtà».


Vogliamo parlare della mostra in corso?
«Si è deciso di dare corso al restyling del giornale iniziando dalla prima pagina, ampliandolo poi all'interno con i disegni e le illustrazioni: la linea è quella di credere che l'immagine non sia solo una bella foto bensì un messaggio da inviare in maniera molto efficace. È venuto così poi naturale raccogliere il materiale e pensare ad una mostra».
Questa visione articolata e ampliata dell'Osservatore Romano immagino sia volta a conquistare anche chi non compra il giornale da lei diretto, penso ai giovani ad esempio...
«I social aiutano a raggiungere anche una cerchia di lettori più ampia di quella tradizionale, quei cerchi concentrici più distanti dal “centro”. La rubrica CantiereGiovani ha da alcuni mesi preso l'iniziativa di invitare, tramite i social, tanti giovani qui in redazione per degli incontri in presenza in cui discutere dei grandi temi affrontati sulle pagine della rubrica stessa. E la risposta è notevole: stanno partecipando numerosi giovani e giovanissimi con grande passione, ragazzi e ragazze raggiunti attraverso i canali social, specie Instagram. Oggi i giornali, si sa, sono poco letti, ma se diventano piattaforme che creano spazi e momenti di partecipazione attiva, allora le cose cambiamo; se coinvolgi i lettori anche più giovani su tematiche importanti come la solitudine, i sentimenti, le relazioni, partecipano intensamente, felici di potersi esprimere. È la conferma che se si dà voce a chi non ha voce, poi la voce prende la parola, prende corpo, qualcosa accade».





