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Acerra, Italia - 6 Maggio 2026 - La signora Maria Sito Palma ed il marito Gerardo de Maria posano per un ritratto nella loro casa.


Sole o pioggia non importa. Ogni mattina, Maria e Gerardo De Maria fanno colazione, si preparano e poi vanno al cimitero. Da 11 anni la giornata inizia così, con la visita a Pasquale. «È un dolore che non finisce mai, per me è sempre quel giorno». In Maria c’è la disperazione di tutte le mamme che hanno perso un figlio. È scavata nelle rughe di un volto ancora bello, in occhi mesti, parole pacate pronunciate quasi a fatica, nella mano che va a cercare con delicatezza il ciondolo che incornicia il volto di un bel ragazzo bruno, dal sorriso disarmante.
«Pasquale si è ammalato pochi mesi dopo aver festeggiato i suoi 18 anni, ci ha lasciati dopo due anni. Voleva fare medicina, non è riuscito neanche a iscriversi». Il tumore è apparso come una piccola escrescenza, «sembrava un brufolo». Che fosse un epitelioma maligno di piccole cellule lo si è capito dopo un anno, troppo tardi. «È morto nel sonno, il 15 febbraio del 2015».
La morte di Pasquale non è dovuta a un tragico scherzo del destino. È il frutto di corruzione e malaffare, di collusioni e omertà. «In trent’anni, nella nostra diocesi sono morte almeno 150 persone, tra bambini e giovani. Senza contare gli adulti e gli ammalati», dice don Antonio Di Donna, il vescovo di Acerra, che si definisce «un pastore convertito dalla sofferenza del popolo». La Chiesa è diventata la prima interlocutrice delle famiglie. Accanto al Vangelo e ai documenti del concilio Vaticano II, sulla scrivania del vescovo ci sono libri e rapporti che parlano di inquinamento e disastri ambientali. «Bisogna rispondere con i numeri, la chiamo operazione verità».


DOVE LA TERRA GRIDA
Ad Acerra si capisce il cuore della Laudato si’: «Il grido della terra e dei poveri si identificano, non c’è una crisi ambientale che non sia legata anche a una crisi sociale e a una crisi sanitaria. Terra, poveri e malati vanno sempre insieme». Per questo il 23 maggio, quando Leone XIV verrà qui in visita per l’anniversario della Laudato si’ (pubblicata il 24 maggio 2015), tenendo fede a una promessa di papa Francesco che – causa Covid – dovette annullare la visita programmata, in cattedrale incontrerà Maria, Gerardo, e tutte le famiglie che hanno un figlio malato o lo hanno dovuto seppellire nei cimiteri della Terra dei fuochi.
Oltre ai vescovi delle 12 diocesi campane interessate – nella zona tra Acerra, Caserta, Nola, Aversa, per 90 Comuni che insistono su un’area di circa 11 mila chilometri quadrati – in cattedrale ci saranno anche alcuni pastori del Nord e del Centro Italia. Perché, come Di Donna non si stanca di ripetere, «in Italia ci sono tante Terre dei fuochi». Una carta geografica del ministero dell’Ambiente indica 51 “Sin” (Siti di interesse nazionale altamente inquinati), tra Nord, Centro e Sud. Le 78 diocesi italiane interessate dai “Sin” si sono messe in rete perché «dal dramma se ne esce insieme».
Ad Acerra l’incubo è incominciato 30-40 anni fa, quando la Campania è diventata la pattumiera di Italia, dove «gli industriali del Nord, per risparmiare, hanno scelto di smaltire i rifiuti tossici affidandosi alle ecomafie. Con la collusione di politici corrotti e dei contadini che si sono fatti abbagliare dal guadagno immediato per interrare i fusti», dice Di Donna. «Abbiamo consegnato i migliori terreni di Acerra all’industria pesante, poi è venuto il dramma dell’inquinamento».
LA "PATTUMIERA” D’ITALIA
La Chiesa è stata provocata dai suoi fedeli: «La gente si è rivolta alle istituzioni, ai politici e, all’inizio, non ha trovato ascolto. Così ha chiesto aiuto alla Chiesa», dice il vescovo, che è il presidente della Conferenza episcopale campana. Sono nati decine di comitati, medici per l’ambiente e Ong, associazioni, realtà che lavorano insieme. «Noi crediamo al nesso di causalità: cioè che c’è un rapporto diretto tra l’inquinamento dell’ambiente e l’insorgere di patologie tumorali. Molti lo negano», dice Di Donna. «Ma l’Istituto superiore di Sanità, che per quattro anni ha portato avanti un monitoraggio commissionato dalla Procura di Napoli nord sui bambini morti di tumore, riconosce scientificamente che almeno per i 38 Comuni indagati c’è un nesso di causalità tra l’altissimo tasso di mortalità infantile, l’inquinamento e le malattie tumorali».
Ad Acerra si tratta di operare su più fronti: bonificare e mettere in sicurezza i terreni inquinati; sanare l’altra grande piaga del territorio, l’inquinamento da diossina causato dai roghi tossici illegali dell’immondizia; ridurre i costi oggi molto elevati dello smaltimento legale dei rifiuti; e impedire la costruzione di un nuovo inceneritore, accanto a quello già esistente, dove è convogliata la spazzatura dell’area metropolitana di Napoli, sono alcune delle richieste che la Chiesa locale fa alla politica.
«Chiediamo che Acerra sia considerato “zona satura”, abbiamo già dato», dice Di Donna. Parla mentre Gerardo De Maria assentisce. Anche lui è una vittima della Terra dei fuochi: nel 2018 ha dovuto subire un doppio trapianto di polmoni. «Il medico che mi ha visitato la prima volta mi chiese se avessi mai lavorato in miniera, tanta era la polvere che mi aveva devastato i polmoni». Gerardo faceva il salumiere, nella bottega storica di famiglia, Maria lo aiutava. L’hanno chiusa nel 2018. La causa della sua malattia è la stessa che ha ammazzato Pasquale e centinaia di altri.


BISOGNA FARE QUALCOSA
Se i coniugi De Maria hanno deciso di portare la loro testimonianza, è proprio perché «bisogna fare qualcosa. Ci stanno tanti genitori che soffrono, tanti bambini ammalati», dice Maria. La foto del figlio minore è sempre con lei. Al collo, in borsa. E in casa, in ogni stanza. Pasquale piccolo, insieme a Giuseppe, il fratello maggiore; al mare, a cavallo, con il kimono da karate, lo sport che amava. «Ho conservate tutte le cinture, ma la nera è con lui». Alcune foto ritraggono i momenti felici di famiglia, i 25 anni di matrimonio, le feste dei compleanni. Colori e sorrisi di ieri. Oggi anche le cose belle – la nascita dei nipoti, il matrimonio di Giuseppe – sono segnate dalla ferita della perdita: «Non ci sono più feste, non c’è più gioia piena. Mi sento in colpa, facciamo di tutto per andare avanti, a volta bisogna fingere, mettere la maschera».
La camera del figlio è rimasta come era, con le macchinine, la chitarra, i vestiti nell’armadio, i certificati di karate e il diploma di maturità scientifica. È stato aggiunto un lettino, per i nipotini che abitano poco lontano. Sono il segno di una vita che va avanti. Ginevra ha 3 anni e mezzo, il fratellino un anno in più. Si chiama Pasquale, come lo zio che non ha mai incontrato. E che, dalle mille foto sulle pareti, regala a tutti un sorriso senza tempo.



