Contrasto rigoroso all'illegalità, bonifica dei territori con monitoraggio ambientale e attività di prevenzione delle malattie, e promozione di una agricoltura «che è stata ed è sinonimo di eccellenza». Il sindaco di Acerra, Tito d’Errico, presenta al Papa le priorità dell’amministrazione comunale. Insieme con i sindaci dei 90 comuni che, secondo la mappa disegnata dal ministero dell’Interno, ricadono nell’area della cosiddetta Terra dei fuochi, si impegna per una tutela integrale dell’ambiente che «non può essere disgiunta dallo sviluppo sociale, dal diritto all'istruzione, dal potenziamento delle infrastrutture sanitarie e dalla creazione di opportunità occupazionali che consentano ai nostri giovani di investire i propri talenti qui, senza essere costretti a lasciare la propria terra».

La piazza si infiamma, applaude, sventola gli striscioni. “Per una terra di sole e non più dei fuochi”, “Acerra terra della Laudato si’”, “Papa Leone, custode della fede, testimone coraggioso della pace”. Lungo le strade che portano a piazza Calipari, per l’incontro con le autorità e la cittadinanza, gli acerrani hanno disseminato una catechesi sull’ambiente tratta dalla Laduato si’. Tra i colori bianchi e gialli ricordano che “La vita umana stessa è un dono che deve essere protetto da diverse forme di degrado”, che “Dio ha affidato il mondo all’essere umano”, che “i giovani esigono da noi un cambiamento” e che “ogni cambiamento ha bisogno di motivazioni e di un cammino educativo”. In piazza vengono innalzate anche le foto delle vittime. Poco prima, in cattedrale, il Papa aveva salutato una a una le mamme che stringevano al petto le immagini dei propri figli che non ci sono più e accarezzato malati e famiglie. Il vescovo di Donna, in un clima di grande commozione, presentava a Leone i nomi e le storie.

In piazza Calipari, in ideale continuazione con il discorso fatto in cattedrale, il Pontefice ha ribadito di essere felice di tornare in una regione dove «nessuna ingiustizia può cancellare la bellezza». E spiega «il senso principale della mia presenza oggi ad Acerra: confermare e incoraggiare quel sussulto di dignità e responsabilità che ogni cuore onesto avverte quando la vita germoglia e subito è minacciata dalla morte».

Uno striscione accoglie il Papa ad Acerra
Uno striscione accoglie il Papa ad Acerra

Uno striscione accoglie il Papa ad Acerra

(ANSA)

Parla dell’incontro in Duomo, con «alcuni familiari delle vittime dell’inquinamento che, negli ultimi decenni, ha reso tristemente nota quest’area come “Terra dei fuochi”: un’espressione che non fa giustizia al bene che c’è e che resiste, ma che ha certamente facilitato una presa di coscienza diffusa della gravità del malaffare e dell’indifferenza che ha lasciato spazio ai crimini». Invita, come papa Francesco, la Chiesa a essere «in uscita, missionaria, sinodale», a «osare la profezia nonostante le resistenze e le minacce». Ma poi parla anche alla popolazione. E denuncia quella «sottile convenienza» che sempre c’è «nella rassegnazione, nei compromessi, nel rimandare le decisioni necessarie e coraggiose. Il fatalismo, il lamento, lo scaricare la colpa sugli altri sono il terreno di coltura dell’illegalità e un principio di desertificazione delle coscienze». Chiede a ciascuno di assumersi la propria responsabilità, di scegliere la giustizia, di servire il bene. «Il bene comune viene prima degli affari di pochi, degli interessi di parte, piccoli o grandi che siano», sottolinea. Ricorda che questa «terra ha pagato un tributo alto, ha sepolto tanti suoi figli, ha assistito alla sofferenza di bambini e innocenti. Il valore e il peso di quel dolore impongono di provare insieme a essere testimoni di un nuovo patto». È il tempo della rinascita, che non significa rimozione, ma «azione etica e di memoria operosa. È il momento di uno sguardo contemplativo, quello cui l’Enciclica Laudato si’ ha richiamato tutti gli esseri umani, ciascuno a partire dalle sue responsabilità».

Parla, con le parole dell’enciclica Laudato si’, di ecologia integrale. Non una cultura ecologica che cerca risposte urgenti e parziali, ma una politica che guardi all’insieme dando «forma a una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico». Un paradigma che «è all’origine del moltiplicarsi dei conflitti, dietro ai quali c’è la corsa all’accaparramento delle risorse; lo vediamo resistere ogni volta che chi ha responsabilità politiche e istituzionali è troppo debole verso chi è forte; lo ritroviamo attivo in uno sviluppo tecnologico che mira ai vertiginosi profitti di pochi ed è cieco davanti alle persone, al loro lavoro e al loro futuro. Per questo, se siamo chiamati a cambiare, è a partire dal nostro sguardo».

Lasciare un mondo migliore alle nuove generazioni non può essere, come tanti considerano, un’ambizione troppo grande. «L’impegno educativo è alla nostra portata ed è prioritario. Educazione dei giovani, certo, ma anche degli adulti; dei bambini, ma anche degli anziani; dei cittadini e dei loro governanti; dei lavoratori e dei datori di lavoro; dei fedeli e dei pastori: tutti abbiamo da imparare ancora». Imparare è quello che «ci rende comunità».

The Pope leaves Acerra Cathedral and heads in the popemobile to Piazza Calipari, where thousands of faithful have been waiting since the early hours of the morning. In Acerra's cathedral, Leo XIV spent a long time with the parents of numerous children and young people who have died from diseases related to environmental pollution. Also present were several young people who are still battling cancer. Acerra, May 23, 2026. ANSA / CESARE ABBATE
The Pope leaves Acerra Cathedral and heads in the popemobile to Piazza Calipari, where thousands of faithful have been waiting since the early hours of the morning. In Acerra's cathedral, Leo XIV spent a long time with the parents of numerous children and young people who have died from diseases related to environmental pollution. Also present were several young people who are still battling cancer. Acerra, May 23, 2026. ANSA / CESARE ABBATE
Il Papa in piazza Calipari ad Acerra (ANSA)

E bisogna imparare a cambiare mentalità economica, civile «e perfino religiosa», dice il Papa, per «edificare il bene che risanerà questa terra e l’intero Pianeta». Chiede di rafforzare il patto tra le persone, le istituzioni, le organizzazioni pubbliche e private «che già sta portando i suoi primi frutti sul piano educativo e sociale. Esso non soltanto contrasterà e scardinerà le alleanze criminali, ma positivamente collegherà e moltiplicherà le migliori forze e le grandi idee che già sono nei vostri cuori». Ringrazia quelli che chiama «pionieri che, «col loro impegno coraggioso, hanno per primi denunciato i mali di questa terra e hanno portato l’attenzione sulla realtà oscurata e negata del suo avvelenamento: penso in particolari ai membri delle associazioni ambientaliste» e chiede di continuare a vigilare «sulla salute del creato come si vigila sulla porta di casa, respingere tentazioni di potere e di arricchimento legate alle pratiche che inquinano la terra, l’acqua, l’aria e la convivenza. Realizzeremo, passo dopo passo, ma rapidamente, un’economia meno individualistica, un sistema meno consumistico. Quanti rifiuti, quanto spreco, quanti veleni sono venuti da un modello di crescita che ci ha come stregato, lasciandoci più malati e più poveri. Impariamo allora a essere ricchi diversamente: più attenti alle relazioni, più tesi a valorizzare il bene comune, più affezionati al territorio, più grati nell’accogliere e integrare chi viene a vivere con noi».

The Pope leaves Acerra Cathedral and heads in the popemobile to Piazza Calipari, where thousands of faithful have been waiting since the early hours of the morning. In Acerra's cathedral, Leo XIV spent a long time with the parents of numerous children and young people who have died from diseases related to environmental pollution. Also present were several young people who are still battling cancer. Acerra, May 23, 2026. ANSA / CESARE ABBATE
The Pope leaves Acerra Cathedral and heads in the popemobile to Piazza Calipari, where thousands of faithful have been waiting since the early hours of the morning. In Acerra's cathedral, Leo XIV spent a long time with the parents of numerous children and young people who have died from diseases related to environmental pollution. Also present were several young people who are still battling cancer. Acerra, May 23, 2026. ANSA / CESARE ABBATE
I fedeli salutano il Papa (ANSA)

Da questa conversione nascono anche nuovi stili di vita e nuove buone pratiche di comunità. Lo si può fare «mediante persone e imprese che coltivino il senso del limite, non quello della violazione irresponsabile; che abbiano il gusto del recupero, non la logica dell’invasione; fame e sete di giustizia invece che di possesso». Occorre «desiderare una comunità più inclusiva, più unita, meno affetta da marginalità e polarizzazioni». Una via stretta da percorrere, un percorso in salita e poco tracciato. Fa un esempio concreto partendo proprio dal nome “terra dei fuochi” che «rinvia ai roghi accesi ai margini delle città, talvolta da minoranze respinte ed emarginate di fratelli e sorelle di cui pochi hanno conoscenza e stima.

L’emarginazione produce sempre insicurezza: la via in salita è contrastare l’emarginazione. E infine, ricordando l’anno giubilare di san Francesco d’Assisi spiega che «la pace è fondata sulla cura verso l’altro, sulla fraternità: siamo stati posti in una casa comune per imparare a vivere insieme. I problemi di questa casa sono i nostri problemi; la sua bellezza è la nostra bellezza. Abbiamo il compito di vigilare come sentinelle nella notte. Possiamo essere tra quelli che osserveranno la nuova alba».

Infine il vescovo Di Donna ringrazia il Papa per la sua visita e, spingendo per completare le bonifiche e aumentare i controlli, dice, quasi urla, per tre volte: «Mai più terra dei fuochi!»