Gli occhi sono sempre gli stessi: azzurri e magnetici. È anche per quello sguardo intenso che il regista Franco Zeffirelli, cinquant’anni fa, scelse Robert Powell per interpretare Gesù di Nazareth, preferendolo a star del calibro di Robert De Niro, Dustin Hoffman e Al Pacino. Incontriamo l’attore britannico a Rimini, ospite dell’Italian Global Series, il festival diretto da Marco Spagnoli, dove ha ricevuto il Maximo Excellence Award. Si festeggia il mezzo secolo dalla prima messa in onda della serie kolossal diretta dal regista fiorentino e trasmessa su Rai 1 nel 1977 (anche se già un anno prima la Rai aveva mandato in onda il documentario sulla realizzazione). Powell è arrivato in Italia insieme alla moglie Barbara Lord, che non lo lascia mai solo. Anche allora, rimase al suo fianco per tutta la durata delle riprese: otto lunghi mesi tra Marocco e Tunisia. «Il primo ricordo sul set a distanza di cinquant’anni? Eravamo in un villaggio vicino a Meknes, in Marocco. Ero in costume di scena e, appena la troupe mi vide, andò in visibilio. Ero solo un ragazzo, non avevo i capelli particolarmente lunghi, ma poi, con il trucco e i costumi di scena, mi sono ritrovato con l’aspetto di Gesù. Fu uno shock», racconta.

Nei panni di Gesù nella scena della crocifissione.
Nei panni di Gesù nella scena della crocifissione.
BDWYJC JESUS OF NAZARETH - 1977 TV mini-series with Robert Powell (alamy/ipa)

Mr. Powell, dopo aver portato Gesù sullo schermo, che effetto le fece ricevere migliaia di lettere di cristiani da ogni parte del mondo?

«Mi hanno commosso profondamente e ripagato del duro lavoro fatto. La risposta di chi crede è stata stupefacente. Tutte le lettere dicevano una cosa: “Il Gesù che hai portato sullo schermo è come l’abbiamo sempre immaginato”. Ognuno ama il proprio Gesù e il rischio della serie era che il mio non fosse il loro. Così ho deciso di diventare una tela bianca su cui ognuno potesse dipingere Cristo».

Come spiega il successo planetario del kolossal?

«Racconta la storia nel modo più semplice possibile, cosa che non è riuscita ad altri, Mel Gibson compreso. Quel genio di Zeffirelli, grazie anche al mio piccolo contributo, ha centrato così l’obiettivo».

Qualcuno scrisse che dopo il ruolo e aver studiato i Vangeli, lei è diventato più religioso...

«Non è così. Diciamo che non sono religioso ma credo in Cristo come uomo. A volte faccio fatica ad accettare l’idea della sua divinità, ma questo è un mio problema».

Perché Gesù è un’icona?

«Perché è un uomo che incarna tutto ciò che c’è di buono nell’umanità».

Questo ruolo è stato più una benedizione o un limite per la sua carriera?

«Nessun limite. Sono grato al personaggio di Gesù di Nazareth: mi ha dato una buona carriera e una solida reputazione. Soprattutto in Europa dove ho ampliato la cerchia delle persone che mi conoscevano».

Zeffirelli le chiese di recitare senza battere le palpebre per dare al personaggio un’aura di divinità?

«In realtà è uno dei trucchi del mestiere d’attore che già conoscevo. Quando sei ripreso in primo piano non devi sbattere le palpebre. Non è facile farlo, ma è fondamentale perché se le sbatti rompi un filo».

Che ricordi ha delle estati trascorse a Positano nella villa di Franco Zeffirelli?

«Meravigliosi, tra i più belli della mia vita. I miei figli avevano 4 e 6 anni. Franco era il loro padrino. E proprio lì, in Costiera, impararono a nuotare e a non avere paura del mare. La mattina andavamo in spiaggia e sguazzavano nell’acqua; poi, nel pomeriggio, ci tuffavamo da uno scoglio dove l’acqua era profonda dieci metri. Durante quelle estati impararono anche come ci si comporta con gli altri ospiti in casa, che erano molto, molto famosi (tra loro c’era anche Liz Taylor, ndr)».

Lei ha detto che per interpretare questo ruolo ha «dato spazio al divino». In che senso?

«In alcune scene rese molto difficili da lunghi monologhi e dialoghi ho avuto la sensazione di ricevere un piccolo aiuto da qualcuno. E mi piace pensare di aver ricevuto una mano da parte di Gesù».

Sua moglie Barbara Lord è stata fondamentale per lei sul set: perché?

«Ci eravamo sposati da poco, non volevamo stare lontani, quindi la portai con me. Franco le voleva molto bene. Trovammo un lavoro per Babs, così rimase sempre al mio fianco».

La vita è stata generosa con lei?

«Sì. Ho una moglie meravigliosa, due figli e due nipotini di 5 e 10 anni che sono la nostra ragione di vita. Ho avuto una vita fantastica».