Ironica, a volte sarcastica, capace di altalenare tra il piglio concreto, talvolta sbrigativo, e la dolcezza rivelatrice di un’indomita sensibilità. Era tutto questo e molto altro Matilde Amorosi, giornalista e scrittrice, donna dalle mille sfumature, che sapeva trasferire con la penna tutte le emozioni che captava nei dialoghi, con naturale empatia.

Si è spenta all’improvviso, in un’ennesima sorpresa, tra tutte quelle che ne hanno scandito la vita, ricca di traguardi ed eventi coinvolgenti. Aveva 86 anni, ma ne dimostrava sì e no una sessantina nell’aspetto e ancora meno per l’entusiasmo e la passione che metteva nel suo lavoro di “cronista con l’anima”.

Iniziò la carriera giornalistica in un’epoca in cui per una donna non era certo facile affermarsi in questo campo, diventando presto una delle firme più apprezzate e autorevoli dei rotocalchi a grande diffusione come Gente e Oggi. Amava definirsi una “Totologa” per i diversi libri sul principe della risata scritti in collaborazione con la figlia di Totò, Liliana De Curtis, tra i quali, per la Rizzoli Ogni limite ha una pazienza, Parli come badi e Totò femmene e malafemmene. Di recente stava concludendo delle ricerche sulla moglie di Edmondo De Amicis, nel cui carteggio risultano le vessazioni subite dall’autore del libro Cuore.

Per Famiglia Cristiana, negli ultimi 7 anni, ha scritto vari articoli di spessore, come quello dedicato al rapporto tra Pio XII e il suo vecchio compagno di scuola, Guido Aronne Mendes, che il Pontefice, accusato ingiustamente di antisemitismo, aiutò a fuggire in Svizzera o come l’intervista esclusiva a Giorgio Assumma, l’avvocato delle celebrità, che rivelò, in modo coinvolgente, il suo riavvicinamento alla fede.

Collaborava assiduamente anche con Maria con te, il settimanale mariano della San Paolo, scovando di continuo tra i famosi odierni e quelli delle epoche passate storie sorprendenti di devozione alla Vergine.

«Questo lavoro», ripeteva spesso a chi scrive nelle lunghe e frequenti conversazioni telefoniche e in virtù di un feeling trentennale, «è un viaggio spirituale per me. La figura di Maria prima mi era quasi indifferente e ora mi ha preso il cuore, mi fa riflettere le svolte impresse in tante vite dalla sua protezione».

In tanti suoi articoli Matilde concludeva con il dolce pensiero dell’addio a questo mondo di una certa personalità, tra le braccia della Madre Celeste. Lo ha fatto per esempio in occasione della scomparsa di Pippo Baudo, molto legato a Santa Maria della stella, la Madonna venerata a Militello in Val di Catania, suo paese natio.

È bello ora, Matilde, volgere anche a te, che l’hai ideata, questa tenera immagine. Sarai sempre viva nel cuore e nella memoria di tutti noi.