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La stagione della neve di quest’anno porta con sé una novità che cambierà per sempre il volto delle nostre montagne. Se fino alla scorsa stagione il casco era un compagno di viaggio obbligatorio solo per i minori di 18 anni, da quest’anno la musica cambia: la protezione della testa diventa un obbligo universale. L’Italia è la prima nazione dell’arco alpino a compiere questo passo, puntando tutto sulla sicurezza in vista dei grandi appuntamenti internazionali come le Olimpiadi Milano- Cortina 2026.
Il cuore del cambiamento è il Decreto Sport n. 96/2025, che ha esteso l’obbligo a chiunque pratichi sci, snowboard e slitta. Non importa se sei un veterano con molti anni di esperienza alle spalle o se stai affrontando il tuo primo campo scuola: se sei in pista, il casco ci deve essere. E anche ben allacciato. L’obbligo vale per tutte le aree sciabili attrezzate, comprese le piste di allenamento e gli snowpark.
Attenzione però a non rispolverare vecchi caschi da moto o da bicicletta. La legge parla chiaro: il copricapo protettivo deve essere omologato secondo la normativa europea CE EN 1077. Per chi decide di sfidare la sorte le conseguenze non sono legate solo alla salute. Le Forze dell’Ordine infatti hanno intensificato i controlli lungo le piste e agli imbarchi degli impianti. La prima volta che si viene colti in flagrante si rischiano dai 100 fino ai 150 euro di multa. Per quanto riguarda i recidivi, le autorità possono procedere al ritiro dello skipass per un periodo da 1 a 3 giorni.
Ma il nuovo pacchetto sicurezza non si ferma alla protezione della testa. Restano confermati (e più controllati) altri due pilastri: assicurazione ed alcoltest. Ogni sciatore infatti deve possedere una polizza di Responsabilità Civile per danni a terzi (si può acquistare con lo skipass quotidiano nel caso cui non la si possedesse già). Inoltre, esattamente come su strada, sciare sotto l'effetto di alcol (limite 0,5 g/l) o sostanze stupefacenti è severamente vietato. I test sulle piste sono ormai una realtà frequente.
Molti sciatori erano già abituati a indossare il casco per scelta personale, ma questa nuova norma trasforma la prudenza in un dovere civile. L'obiettivo non è punire, ma ridurre drasticamente i traumi cranici che rappresentano ancora una delle principali cause di ricovero in montagna.






