Il ciclone Harry ha fermato la nave di ResQ – People Saving People, ma non l’attività e l’impegno dell’organizzazione umanitaria. I gravi danni provocati in Sicilia e nel Sud Italia hanno infatti reso inutilizzabile la ResQPeople, costringendo l’associazione a interrompere le missioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo.

Per acquistare una nuova imbarcazione e tornare in mare, l’organizzatoria umanitaria ResQ ha quindi lanciato la campagna «Insieme, torniamo in mare», una raccolta fondi accompagnata da una serie di iniziative pubbliche, tra cui un’asta solidale e una sfida sui social network.

Dal 2020, la nave dell’organizzazione ha soccorso e salvato 496 persone. Il progetto, sottolinea ResQ, non riguarda però soltanto la sostituzione di un’imbarcazione: l’obiettivo è riportare nel Mediterraneo centrale un presidio civile in grado di svolgere attività di ricerca, soccorso e testimonianza lungo una delle rotte migratorie più pericolose al mondo.

Secondo i dati riportati dall’organizzazione, tra il 2014 e il 2024 nel Mediterraneo sono state registrate oltre 30 mila persone morte o disperse. Includendo anche le stime relative al 2025, il numero delle vittime sfiorerebbe quota 33 mila. Nella prima metà del 2026, il Mediterraneo centrale si conferma inoltre la rotta migratoria più letale al mondo: i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni e delle agenzie umanitarie indicano quasi 800 vittime in un solo trimestre e quasi mille persone morte dall’inizio dell’anno.

Una delle principali iniziative della campagna sarà la challenge social «Mille barchette, una nave». La comunità di ResQ, insieme a esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo, sarà invitata a pubblicare un video nel quale viene costruita una barchetta di carta.

La nave ResQPeople. Foto Tommaso Montaldo.
La nave ResQPeople. Foto Tommaso Montaldo.

La nave di ResQPeople. Foto Tommaso Montaldo. 

Hanno già aderito e rilanciato l’iniziativa il giornalista Gad Lerner, il musicista Paolo Fresu, l’attrice Stefania Rocca, l’attore e autore Alessandro Bergonzoni e il regista Ferdinando Vicentini Orgnani. Altre personalità, fa sapere l’organizzazione, parteciperanno nelle prossime settimane.

Alla raccolta fondi si affiancherà un’asta solidale organizzata attraverso la piattaforma Charity Stars. Saranno messi in vendita oggetti e strumenti utilizzati a bordo della ResQPeople durante le missioni di ricerca e soccorso: salvagenti, una bussola, carte nautiche, il termometro di bordo, un amperometro e alcuni manometri della sala macchine.

Una parte degli oggetti sarà montata su supporti ricavati da legno recuperato dai barconi naufragati lungo le coste siciliane. Il materiale è stato lavorato dalla cooperativa sociale Rò La Formichina, appartenente all’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Oggetti che, nelle intenzioni dell’organizzazione, non devono essere considerati semplici cimeli, ma testimonianze delle traversate e delle vite affidate al mare.

«ResQ è nata dalla convinzione che salvare una vita non sia una scelta politica, ma un dovere umano e un obbligo sancito dal diritto del mare», spiega Luciano Scalettari, cofondatore e presidente di ResQ – People Saving People.

Scalettari ricorda che nel 2020 l’organizzazione decise di mettere in mare una nave della società civile per soccorrere le persone in pericolo e documentare quanto accade lungo la frontiera mediterranea. «Oggi quella nave non c’è più. Il ciclone Harry l’ha distrutta, ma non ha cancellato la responsabilità che sentiamo verso le persone che continuano ad attraversare il Mediterraneo rischiando la vita».

«Abbiamo perso un’imbarcazione, non la ragione per cui l’avevamo messa in mare», prosegue il presidente. «Ogni giorno in cui ResQPeople non è presente nel Mediterraneo è un giorno in cui manca una presenza civile capace di soccorrere, testimoniare e affermare un principio semplice: nessuna persona dovrebbe morire perché non ha trovato qualcuno disposto a tenderle una mano».

La campagna viene lanciata a pochi giorni dalla visita di Papa Leone XIV a Lampedusa, durante la quale il Pontefice ha richiamato l’attenzione sulle vittime del mare e sulla tragedia delle migrazioni nel Mediterraneo.

ResQ ricorda inoltre le parole pronunciate da Papa Francesco quando l’organizzazione fu ricevuta in udienza: «Ben venga l’azione di coloro che non si limitano a osservare le cose, criticando da lontano, ma si mettono in gioco, offrendo un po’ del loro tempo, del loro ingegno e delle loro risorse per alleviare le sofferenze dei migranti, per salvarli, accoglierli e integrarli».

«Insieme, torniamo in mare» vuole dunque essere non soltanto una raccolta fondi, ma anche un invito alla partecipazione e alla responsabilità collettiva. L’obiettivo è restituire al Mediterraneo una presenza civile capace di salvare vite e testimoniare quanto accade quotidianamente lungo la rotta che conduce verso l’Europa.