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Una fase del lavoro in aula sulla comunicazione aumentativa
In un tempo in cui si parla spesso delle difficoltà dei giovani, dalle baby gang ai rischi di relazioni consumate nel mondo virtuale, a Città di Castello c’è un’esperienza che sceglie un’altra strada: mettersi nei panni degli altri e costruire insieme qualcosa che possa essere utile a tutti. Si chiama In CAAmmino con Francesco ed è una guida inclusiva ai cammini francescani, realizzata con la Comunicazione aumentativa alternativa (CAA), un linguaggio che affianca simboli alle parole per rendere le informazioni più accessibili.


Ideata grazie alla collaborazione tra studenti delle scuole superiori e giovani con disabilità, nasce nell’anno dell’ottocentenario della morte di san Francesco e porta con sé una domanda semplice e decisiva: come fare perché nessuno resti escluso?La guida è stata presentata a Città di Castello, sotto la regia e con il sostegno degli assessorati alle Politiche sociali e ai Servizi educativi del Comune, attraverso la responsabile Brunella Bologni. A coordinare il lavoro degli istituti coinvolti è stato Matteo Chierici, insegnante di sostegno e componente del gruppo promotore.
«All’inizio noi ragazzi abbiamo accolto il progetto che ci era stato affidato “dall’alto”. Poi ce ne siamo innamorati. Abbiamo lavorato con passione e imparato cose nuove», racconta Romina Julia Alexandru, che frequenta il quarto anno dell’International Campus Patrizi Baldelli Cavallotti, indirizzo socio-sanitario Per lei e per i compagni, la CAA non era un argomento del tutto nuovo: fa parte della loro formazione scolastica. Ma una cosa è studiarla sui libri, un’altra è metterla in pratica per creare uno strumento destinato a persone reali, con esigenze diverse. La guida è pensata per chi ha difficoltà cognitive, linguistiche o di comunicazione, ma può essere utile anche a chi è straniero e non conosce bene l’italiano. I simboli, accanto alle parole, aiutano a comprendere le informazioni e a orientarsi lungo il percorso.
«Mi è piaciuta molto la parte legata ai software», spiega Romina. «Quando è venuta in classe la logopedista, abbiamo usato programmi che traducono le parole in simboli. Si possono creare immagini e aggiungerne anche di proprie sotto le frasi. È stato bello vedere come uno strumento del genere possa aiutare chi ha difficoltà a comprendere o a comunicare». La tecnologia, in questo caso, non allontana le persone dietro uno schermo: diventa un mezzo per avvicinarle, rendendo più comprensibile il mondo a chi rischia di incontrare ostacoli anche nelle situazioni più quotidiane.


Il progetto ha coinvolto diversi istituti secondari di secondo grado, pubblici e paritari, ciascuno con un contributo legato al proprio indirizzo. Il liceo classico si è occupato dei cammini, il liceo socio-pedagogico della figura di san Francesco, mentre gli studenti dell’indirizzo grafico dell’istituto tecnico industriale hanno curato l’impaginazione. I ragazzi dell’indirizzo socio-sanitario, invece, hanno condiviso con gli altri studenti le conoscenze sulla Comunicazione aumentativa alternativa.
È qui che entra in gioco la peer education, l’educazione tra pari: i giovani non sono soltanto destinatari di una lezione, ma diventano a loro volta formatori, capaci di trasmettere ai coetanei ciò che hanno imparato. «Ci è stato chiesto di preparare una lezione per gli studenti degli altri istituti, per spiegare loro come funziona. Ogni scuola ha messo a disposizione le proprie competenze ed è stato interessante vedere come i diversi contributi si siano uniti», racconta Romina. «Fare i docenti a nostra volta, coinvolgendo altre scuole e anche ragazzi con disabilità, mi ha arricchita come persona. Non abbiamo realizzato soltanto una guida: abbiamo imparato a collaborare».
Alla costruzione del progetto hanno partecipato anche i giovani e gli adulti con disabilità gravi del laboratorio sperimentale Creo della cooperativa sociale La Rondine. Non è la prima esperienza di questo tipo a Città di Castello, dove sono già state realizzate altre guide in CAA, ma è la prima dedicata a un cammino religioso. L’accessibilità, così, non resta un principio astratto: prende forma in uno strumento concreto che permette a più persone di avvicinarsi ai sentieri francescani e di viverli con maggiore autonomia.
L’esperienza ha spinto Romina anche a guardare con occhi nuovi la figura del santo. «Ho capito quanto sia importante aiutare le persone a comunicare quando non riescono a farlo. Da grande mi piacerebbe diventare assistente sociale o psicologa. E poi ho scoperto cose di san Francesco che non conoscevo e mi è venuta voglia di approfondirle». Lo scorso anno, con i compagni, ha percorso a piedi un tratto del Cammino da Città di Castello a Pietralunga, pernottando lungo il tragitto. «È stata una bella esperienza. Camminare insieme ti fa conoscere meglio il territorio, ma anche le persone con cui sei».


Per Romina il messaggio francescano parla direttamente ai ragazzi di oggi. «San Francesco ci insegna ad aiutare gli altri e a non giudicare. In un periodo in cui sentiamo parlare di baby gang e vediamo i pericoli legati ai social e al mondo virtuale, credo sia importante ricordare questi insegnamenti. Anche noi giovani dobbiamo riflettere su come trattiamo gli altri. Sarebbe formativo tornare a parlare di san Francesco nelle scuole». Nel Cantico delle Creature, che ispira il cammino, emerge una visione del mondo in cui ogni essere vivente è parte di una trama comune. Un legame che la guida traduce in pratica: imparare a comprendere l’altro è già un modo per accoglierlo.
«Il Cantico delle Creature ci ricorda che siamo legati gli uni agli altri e al Creato, in un’unica grande famiglia», conclude Matteo Chierici. «È un’iniziativa che fa bene a tutti. Realizzare una guida accessibile del Cammino di San Francesco significa riscoprire i suoi insegnamenti e trasformarli in qualcosa di concreto, riportando al centro, attraverso lo sguardo dei giovani, un santo che ha ancora molto da insegnarci».





