«La mia parrocchia qui a pochi metri è distrutta completamente». Don Tonino Russo, parroco di Santa Maria delle Grazie a Pozzuoli, racconta così le conseguenze della forte scossa del 31 luglio che ha colpito Pozzuoli, danneggiando le chiese del centro storico e costringendo a interrompere le celebrazioni al loro interno. Diciannove gli edifici religiosi chiusi dopo il terremoto. E per non lasciare la comunità senza il suo appuntamento quotidiano con la preghiera, i sacerdoti si sono organizzati per celebrare la messa all’aperto.

Santa Maria delle Grazie a Pozzuoli chiusa dopo il sisma di luglio a causa dei gravi danni al campanile.
Santa Maria delle Grazie a Pozzuoli chiusa dopo il sisma di luglio a causa dei gravi danni al campanile.
Santa Maria delle Grazie a Pozzuoli chiusa dopo il sisma di luglio a causa dei gravi danni al campanile.

«Già il 2 agosto pomeriggio ci siamo attrezzati e allertati per preparare un luogo per celebrare e abbiamo pensato che il luogo più opportuno potesse essere questo», spiega don Tonino, indicando la piazza diventata il punto di riferimento per i fedeli. Da quel giorno, le celebrazioni sono proseguite quotidianamente, riunendo i parrocchiani in uno spazio aperto, a pochi passi dalle chiese danneggiate

Una risposta immediata all’emergenza, che ha permesso di mantenere vivo il senso di appartenenza della comunità. «Un sacco di persone qui si è unita, ma molti anche di passaggio si fermano», racconta il sacerdote. Alle Messe partecipano anche fedeli provenienti da altre parrocchie: «Anche mio fratello, che è parroco della parrocchia Sacro Cuore, ha preferito unirsi a noi. Quindi siamo tutti insieme in un solo luogo a celebrare».

Don Tonino Russo parroco di Santa Maria delle Grazie a Pozzuoli.
Don Tonino Russo parroco di Santa Maria delle Grazie a Pozzuoli.
Don Tonino Russo parroco di Santa Maria delle Grazie a Pozzuoli.

A breve, però, il freddo e l’umidità della sera rendono sempre più difficile continuare a celebrare all’aperto. Il problema riguarda soprattutto gli anziani, che faticano a rimanere a lungo in piazza. Per questo si attende una tensostruttura da installare alla darsena, richiesta già da agosto, che permetta di riprendere le celebrazioni in condizioni più adeguate.

«Purtroppo adesso dobbiamo interrompere perché, anche se non piove, la sera è freddino, è umido e molte persone anziane non riescono a starci, hanno freddo», spiega don Tonino. La speranza è che la struttura arrivi presto: «Speriamo che venga montata in questi giorni, in modo che noi possiamo stare tranquilli e al coperto e quindi riprendere tutto con regolarità».

Le messe all’aperto sono diventate così il simbolo di una comunità che cerca di reagire alle conseguenze del sisma, senza rinunciare ai propri momenti di incontro. Ma resta la preoccupazione per il futuro delle chiese e per le risorse necessarie a recuperare gli edifici danneggiati.

Don Tonino guarda alla ricostruzione con speranza, pur nella consapevolezza delle difficoltà. «Speriamo di avere i fondi necessari per rimettere a posto le nostre chiese e ritornare alla regolarità», afferma, ricordando che le risorse dovranno arrivare da più parti, dalla Cei e dallo Stato.

La priorità, sottolinea, è però quella di rispondere ai bisogni più urgenti della popolazione: «Noi non dobbiamo mai disperare, dobbiamo solo sperare che innanzitutto provvedano per le case di chi è senza casa, poi per i commercianti che sono stati messi in ginocchio e hanno bisogno di vivere e poi anche per le chiese».

La Chiesa di Santa Croce a Pozzuoli con le impalcature dopo le scosse dello scorso luglio.
La Chiesa di Santa Croce a Pozzuoli con le impalcature dopo le scosse dello scorso luglio.
La Chiesa di Santa Croce a Pozzuoli con le impalcature dopo le scosse dello scorso luglio.

Per il sacerdote, infatti, i luoghi di culto non sono soltanto edifici da restaurare, ma spazi fondamentali per la vita collettiva. «Il luogo di culto è necessario, la comunità ha bisogno di essere insieme», dice. E proprio l’esperienza delle celebrazioni in piazza ha mostrato che, anche quando le chiese sono inaccessibili, il legame tra le persone può resistere.

«Abbiamo visto che, al di là delle pietre, la comunità di pietre vive è capace di stare insieme». È questa la speranza di don Tonino: che Pozzuoli possa tornare a riaprire le sue chiese, senza perdere nel frattempo ciò che le rende vive, ovvero le persone che le abitano e si ritrovano attorno alla fede.