“C’è qualcuno che oggi addirittura propone una psicologia obbligatoria o uno psicologo a scuola a prescindere dai bisogni: la psicologizzazione di tutti gli studenti. Che secondo me è una sciocchezza”. Queste le parole del ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara, il 6 ottobre scorso. In evidente polemica con il suo stesso partito, la Lega, che ha avanzato di recente una proposta di legge che propone la presenza in ogni classe delle superiori di uno psicologo per due ore al mese, per la gestione delle emozioni, in particolare della rabbia e dei conflitti.

Il ministro ha usato un sostantivo raro, che interpreto come una messa in guardia di fronte al rischio di possibile patologizzazione di tutti gli studenti. Come se bastasse essere adolescenti, per essere tutti casi clinici. Il che ovviamente non è vero. Ma non è neppur vero che lo psicologo debba essere presente nella scuola solo in quanto terapeuta, portatore di cura per il dolore mentale e per i comportamenti che lo generano. Risponde a questa concezione dello psicologo come terapeuta il servizio AscoltaMi, un progetto del ministro Valditara di consultazione psicologica online breve (5 sedute) per ragazzi con criticità segnalate dalla famiglia o dalla scuola.

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Personalmente, ritengo che, essendo la scuola un luogo di relazioni interpersonali finalizzate all’apprendimento, la presenza di uno psicologo esperto, che conosca bene il mondo della scuola e gli adolescenti, è supportata da valide motivazioni specifiche. Offrire ai ragazzi una figura “terza”, rispetto ai genitori e agli insegnanti, neutra nelle aspettative, con cui confrontarsi sulla fatica di apprendere o di vivere quelle relazioni che innervano la vita scolastica. Ascoltare quei malesseri propri dell’età, prevenendo eventuali sbocchi patologici. Fornire agli adulti, insegnanti e genitori, un supporto di fronte alla fatica specifica del lavoro mentale scolastico, per quei ragazzi che non vogliono o non riescono ad affrontare lo sforzo dello studio.

Come si vede, si tratta di sostenere la difficile opera di chi sta nella scuola tutti i giorni, non di fornire generiche psicoterapie. Ovviamente, la condizione necessaria per gli interventi individuali coi ragazzi è la libera scelta degli adolescenti: nessuno va dallo psicologo sotto costrizione, pena l’inutilità dell’incontro.

Accanto a questo, c’è un altro ambito di intervento dello psicologo, rivolto non ai singoli, ma alle classi. Da decenni le scuole attivano progetti di prevenzione rivolti ai gruppi classe in cui si affrontano con l’aiuto di psicologi tematiche specifiche, dall’orientamento al metodo di studio, dall’uso del web alle relazioni tra i coetanei. Spesso con finanziamenti ministeriali.

Perché allora Valditara nega il valore della presenza stabile dello psicologo nella scuola, a prescindere dai bisogni e si scaglia contro le due ore mensili obbligatorie?

Viene da chiedersi se nel ministro si sia insinuato un dubbio: non è che, istituendo per tutti le due ore di lezione mensile con lo psicologo, la benedetta educazione affettiva, fonte di tanti, troppi ‘distinguo’, possa rientrare dalla finestra dopo essere stata messa alla porta? Perché in fondo quegli interventi previsti dalla proposta della Lega andrebbero ad affrontare le tematiche relazionali che sono il nerbo della educazione affettiva. Che non è, come si crede talvolta, un modo per parlare in libertà di sesso e del tanto temuto “gender”, ma è primariamente strumento perché gli adolescenti pensino al proprio modo di entrare in relazione, con se stessi e con gli altri; attraverso il corpo, con le parole e con i gesti; coltivando capacità di ascolto, ricerca di vicinanza e rispetto per la differenza. Forse il ministro pensa che sia meglio allora evitare che lo psicologo entri in classe stabilmente, anche solo per due ore al mese, perché prima o poi si troverebbe a parlare di cose che hanno a che fare con la capacità di costruire relazioni sane, nell’amicizia come nell’amore.

Non penso che sia una sciocchezza psicologizzare gli adolescenti. Significa invece riconoscere che hanno una mente complessa e mutevole, che i docenti devono imparare a conoscere se vogliono che i ragazzi imparino e non ricorrano solo all’AI, e se vogliono classi che non siano luoghi tumultuosi o conflittuali, ma sani ambienti di lavoro. Per questo credo che ogni scuola, dalla primaria alle superiori, dovrebbe poter contare su uno psicologo stabilmente presente, disponibile a interventi sia individuali sia sulle classi, in risposta alle richieste dei ragazzi, dei docenti e delle famiglie: una figura che affianchi gli adulti in questo compito, perché i ragazzi a scuola possano sviluppare menti ben fatte, e non solo ben piene.