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Un trattore solleva polvere: a causa della siccità i campi sono secchi
Zolle dure come macigni, crepe nel terreno che denunciano la mancanza di acqua: la crisi climatica sta mettendo a dura prova anche l’agricoltura. E così in questi giorni di afa e caldo mais e riso versano in condizioni di sofferenza, come pomodori, ortaggi e frutta. Succede perché alla scarsità delle precipitazioni si somma un deficit di umidità del suolo. Gli esperti parlano di un’aumentata evotraspirazione, ovvero la perdita di acqua per evaporazione.
In Italia il settore agricolo è il principale consumatore d’acqua, con circa il 50-57% dei prelievi totali, e la situazione è critica un po’ in tutta Penisola. La scorsa settimana le associazioni agricole pavesi hanno lanciato l'allarme per la «gravissima carenza di acqua» e Confagricoltura ha sottolineato come molte coltivazioni siano a rischio, a partire proprio dal riso.


Giorno per giorno aumentano gli allarmi: l’estate 2026 verrà ricordata anche per la siccità. «Nelle risaie il deficit idrico e il caldo anomalo stanno mettendo a rischio la produzione. Se la situazione dovesse protrarsi, si teme un calo del raccolto fino al 30%, come già accaduto nel 2022 – denunciava sempre l’organizzazione degli imprenditori agricoli, già qualche giorno fa – L’emergenza interessa anche i pascoli, dove in alcune aree si prevedono cali della produzione dei foraggi a doppia cifra».


Guai anche per la stagione dei funghi, tradizionale motore di turismo per le aree interne, e lo stesso ecosistema boschivo: «Dopo un giugno tra i più caldi mai registrati e un luglio caratterizzato da ripetute ondate di calore, le foreste italiane mostrano gli effetti di settimane di temperature elevate e precipitazioni irregolari. Nelle Alpi e in gran parte dell’Appennino i cercatori trovano sottoboschi insolitamente asciutti e una presenza di porcini decisamente inferiore rispetto agli anni più favorevoli», dicono Coldiretti e Federforeste.
Accanto alla siccità, l’altro grande problema è l’aumento delle spese. Per l’irrigazione, naturalmente, ma anche per l’aumento dei costi di produzione: la crisi in Medio Oriente, infatti, ha determinato forti rincari dei carburanti e dei fertilizzanti. «La siccità determina un incremento dei costi compreso tra il 20% e il 25%, tra maggior consumo di acqua e gasolio necessario ad alimentare gli impianti», stima ancora Coldiretti.
E con l’inesorabile accumularsi di giornate di caldo estremo peggiorano anche le condizioni di siccità del bacino del Po, il cui livello di severità idrica è stato definito “alto” dall'Osservatorio permanente per gli utilizzi idrici coordinato dall'Autorità di bacino distrettuale.


Le conseguenze non si sono fatte attendere: a oggi sono oltre 100 i comuni tra Piemonte e Lombardia con criticità negli approvvigionamenti e in molti di questi già da diversi giorni si fa ricorso ad autobotti e autocisterne per rifornire i serbatoi degli acquedotti e garantire continuità di servizio alle popolazioni. Un dato poi fa riflettere: sempre in Lombardia, a fine luglio è stato erogato il 30% di acqua in più rispetto allo stesso periodo dell’anno della siccità 2022, con un deficit idrico del 50%.







