Il 5 agosto 2026 la Camera con 206 voti favorevoli e 133 contrari conferma il rifiuto di nuove istruttorie e nega dunque l’autorizzazione alla Procura della Repubblica di Roma all’accesso ai messaggi whatsapp intercorsi tra Andrea Delmastro Delle Vedove e Mauro Caroccia, il ristoratore che sta scontando già una condanna definitiva per intestazione fittizia di beni, sarebbe un prestanome del clan Senese.

ANTEFATTO

Andrea Delmastro, per questa vicenda nella quale non si trova indagato, si era dovuto dimettere da sottosegretario alla giustizia, quando si è saputo che aveva avuto quote societarie in un ristorante di Biella, che risulta appartenere alla figlia diciannonvenne di Caroccia, fatti sui quali è stata aperta una indagine dalla Procura della Repubblica di Roma a carico di lei e del padre (ma mai di Delmastro) per intestazione fittizia di beni e riciclaggio: il sospetto è che la giovane nella società intestata fungesse da prestanome al padre.

LA LETTERA DELLA PROCURA

Già una volta il 22 luglio la Giunta per le autorizzazioni della Camera aveva negato l’autorizzazione e si attendeva la conferma dell’Aula. Ma il 30 luglio è intercorso un fatto nuovo: il Procuratore della Repubblica di Roma Francesco Lo Voi, aveva spedito al Presidente della Camera Lorenzo Fontana una lettera, spiegando che l’acquisizione di quei contenuti sarebbe stata fondamentale per verificare la veridicità di quanto sostenuto dalla difesa degli indagati, cosa che è stata chiesta anche dai difensori per esercitare compiutamente il diritto di difesa.

È vero infatti che sia i difensori sia lo stesso Delmastro hanno messo le chat a disposizione dei magistrati, ma questo non basta a superare il nodo dell’autorizzazione, indispensabile ugualmente affinché il contenuto sia utilizzabile a qualunque fine nel procedimento. Se non c’è, le chat sono destinate a restare in cassaforte come se non esistessero.

Per uscire dall’impasse tra il voto della Giunta delle autorizzazioni dato il 22 luglio e la lettera di Lo Voi arrivata poco prima del voto definitivo in Aula, il Presidente della Camera Fontana aveva convocato la Giunta per il Regolamento, potendo occuparsi solo di procedura, che però ha rimesso il merito del maso nelle mani della Giunta per le Autorizzazioni.

La Giunta per le Autorizzazioni della Camera dei Deputati riunita sul caso Delmastro, Roma, 4 agosto 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
La Giunta per le Autorizzazioni della Camera dei Deputati riunita sul caso Delmastro, Roma, 4 agosto 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
La Giunta per le Autorizzazioni della Camera dei Deputati riunita sul caso Delmastro, Roma, 4 agosto 2026. (ANSA)

GLI ULTIMI PASSAGGI E POSSIBILI SVILUPPI

Il presidente della Giunta per le Autorizzazioni della Camera Devis Dori era propenso a mettere le chat a disposizione dei membri della Giunta perché potessero compiere un supplemento di istruttoria e valutare nel merito la risposta da dare dopo la lettera di Lo Voi, ma la Giunta il 4 agosto ha votato contro la conoscibilità per 7 voti a 6 e passato la palla per oggi all’Aula della Camera. Dopo il diniego della Camera di oggi potrebbe profilarsi un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale: una procedura che può essere aperta ogni volta che si apre un contenzioso di prerogative tra due poteri dello Stato, in questo caso il Parlamento e la Magistratura.

IL PROBLEMA GIURIDICO

La questione è giuridica e costituzionale: qui non si tratta solo di tutelare un Parlamentare (non indagato) e le sue prerogative, si tratta di garantire il diritto difendersi in giudizio -costituzionalmente garantito a tutti – da un lato a una persona non parlamentare e dall’altro di proseguire le indagini su un reato di mafia a carico di una persona che non ha le tutele parlamentari, un problema di articolo 3 tre della Costituzione: perché potrebbe voler dire che un comune cittadino, per effetto dell’aver chattato con un parlamentare, potrebbe veder lo finire sul binario morto una indagine giudiziaria che per un altro che non avesse nel telefono chat con interlocutori parlamentari andrebbe avanti.

PERCHÉ È ANCHE UN PROBLEMA POLITICO

Ma è anche una questione politica: la riservatezza del parlamentare e delle sue conversazioni è tutelata dalla Costituzione in maniera rafforzata rispetto a un comune cittadino, e la decisione della Giunta per le autorizzazioni di negare l’accesso agli stessi membri è servito a evitare che l’eventuale contenuto anche penalmente irrilevante ma magari politicamente sensibile verso Delmastro, potesse uscire sui media.

I deputati del Movimento 5 Stelle con degli striscioni di protesta durante la discussione sulla convocazione della Giunta per le Autorizzazioni sul caso Delmastro, Roma, 3 agosto 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
I deputati del Movimento 5 Stelle con degli striscioni di protesta durante la discussione sulla convocazione della Giunta per le Autorizzazioni sul caso Delmastro, Roma, 3 agosto 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
I deputati del Movimento 5 Stelle con degli striscioni di protesta durante la discussione sulla convocazione della Giunta per le Autorizzazioni sul caso Delmastro, Roma, 3 agosto 2026. (ANSA)

Questo però ha fatto insorgere le opposizioni (salvo Azione il cui componente è uscito dall’Aula per non votare in Giunta facendo pendere per un solo voto il risultato dalla parte della maggioranza): dicono che in questo modo sarebbe stato negato di «conoscere per deliberare».

IL DILEMMA INTERNO ALLA MAGGIORANZA

Ma è politica anche per altre ragioni, tutte in seno alla maggioranza di Governo. La maggioranza dice no per tutelare le prerogative di Delmastro, ma negare alla magistratura l’utilizzo di documentazione ritenuta indispensabile in un processo che si occupa di reati di mafia, potrebbe far suonare incoerente agli occhi dell’opinione pubblica Fratelli d’Italia, dato ha nel programma il contrasto alle mafie e che Giorgia Meloni ricorda spesso di avere scelto l’impegno politico turbata per la strage di Via D’Amelio; mentre dire di no a materiale utile a garantire un diritto di difesa potrebbe riuscire scomodo a Forza Italia e pure ad Azione che hanno sempre fatto del garantismo il proprio cavallo di battaglia.