Che i consumi in questi ultimi anni si siano spostati sempre più in direzione degli shop online e dei centri commerciali è un fatto noto e tangibile. Sono in costante aumento i piccoli comuni che rimangono sguarniti di punti vendita di prodotti di prima necessità, come quelli che vengono venduti dal più classico degli alimentari di paese.

Lo studio condotto da Confesercenti mette sotto i riflettori un problema sociale: tra il 2011 e il 2025 sono scomparsi ben 103mila (!) negozi. Il dato paradossale? Nonostante il drastico calo, la superficie commerciale è aumentata del 7,4%. Non stiamo comprando di meno, semplicemente lo si fa in posti più grandi e lontani. Ma questo non è l’unico cambiamento avvenuto in questi 14 anni.

Calano le botteghe e i piccoli negozi e in contemporanea si riducono le dimensioni delle grandi superfici di vendita. A crescere sono i formati “medi”: dal 2011 il numero di esercizi tra i 151 e 250 mq sono aumentati di oltre mille unità. A scomparire definitivamente sono i micro-negozi entro i 50mq (oltre 72mila unità perse) quelli che garantivano la ferramenta, il giocattolo e soprattutto, l’alimentare di vicinato.

epa11549373 A person shops for bread at a Farmer Joe's Market in Oakland, California, USA, 14 August 2024. According to a US Bureau of Labor Statistics consumer price index report released 14 August, prices rose 2.9 percent year-on-year ending July 2024, the lowest 12-month increase since March 2021. The all items less food and energy index rose 3.2 percent in the same period, marking the lowest increase since April 2021. EPA/JOHN G. MABANGLO
epa11549373 A person shops for bread at a Farmer Joe's Market in Oakland, California, USA, 14 August 2024. According to a US Bureau of Labor Statistics consumer price index report released 14 August, prices rose 2.9 percent year-on-year ending July 2024, the lowest 12-month increase since March 2021. The all items less food and energy index rose 3.2 percent in the same period, marking the lowest increase since April 2021. EPA/JOHN G. MABANGLO
Una signora presso un negozio alimentare (EPA)

«Questi numeri ci dicono che il commercio fisico non sta semplicemente ‘diminuendo’: si sta riorganizzando. La riorganizzazione, però, ha un costo, e le vittime sono i piccoli esercizi indipendenti, quelli che per dimensione garantivano specializzazioni e che costituiscono un punto di riferimento per la comunità. Per questo servono politiche che tengano insieme due obiettivi: fermare la desertificazione e accompagnare la crescita e l’evoluzione di chi può investire e innovare», commenta Nico Gronchi, Presidente Confesercenti.

La vera problematica emersa è quella legata ai piccoli comuni. Sono addirittura più di mille i paesi che non hanno più neanche un alimentare. Molto spesso chi vive qui deve prendere la macchina e spostarsi al punto vendita nel comune più vicino anche solo per fare una spesa minima.

C’è chi a questa difficoltà ha risposto in maniera propositiva, come il sindaco di Postalesio Federico Bonini nella provincia di Sondrio, in Lombardia. Il paese conta circa 650 anime a cui è stata tolta la possibilità di fare la spesa vicino casa. Dal 23 gennaio il comune ha deciso di reagire per aiutare i propri abitanti, per lo più anziani, istituendo un pulmino che li vada a prendere casa per casa e li porti nel vicino centro commerciale di Castione.

È la fotografia del 2026: un’Italia dove il “servizio di vicinato” non è più garantito dal mercato, ma deve essere assistito dal Comune, trasformando un diritto elementare come comprare il pane, in una trasferta organizzata.