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Oltre 5,4 milioni: a tanto ammontano le persone che in Italia vivono in povertà assoluta. A certificarlo è il Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) 2026 diffuso dall'Istat. Un tasso di povertà che negli ultimi due decenni è andato via via aumentando – erano 800 mila del 2005, nel 2025 sono 2,1 milioni – fino a toccare l'8% delle famiglie (dato stabile rispetto al 2024), il 9,3% sui residenti. Il tutto mentre nel 2025 crescono i redditi medi e continua a migliorare la percezione della situazione economica: eppure il rischio di povertà colloca l’Italia in una situazione peggiore rispetto alla media europea (+2,3 punti percentuali).
POVERTÀ ASSOLUTA
Ma cosa s’intende per povertà assoluta? L’Istat definisce povertà assoluta la condizione in cui un individuo o una famiglia non ha la capacità economica per acquistare beni e servizi essenziali per condurre una vita dignitosa ed evitare gravi forme di esclusione sociale. Per definire la soglia di spesa, l’istituto ha formalizzato un paniere di povertà assoluta, che comprende, ad esempio, le spese per la casa, il vestiario, la salute. Si tratta di valori che variano a seconda delle situazioni geografiche e sociali, per questo il valore monetario del paniere viene annualmente rivalutato alla luce della dinamica dei prezzi e confrontato con i livelli di spesa per consumi delle famiglie.


POVERTÀ RELATIVA
A differenza della povertà assoluta, la povertà relativa non misura la capacità di accedere a beni essenziali quanto la distanza dal tenore di vita medio. Per povertà relativa s’intende infatti la condizione economica in cui un individuo o una famiglia ha risorse significativamente inferiori rispetto al livello medio del contesto sociale in cui vive. In particolare, l’Istat considera povera una famiglia di due componenti la cui spesa mensile per consumi è pari o inferiore alla spesa media pro-capite nazionale.
STRANIERI, FAMIGLIE E I BAMBINI: I PIÙ A RISCHIO
Dal rapporto emerge come l’incidenza della povertà assoluta per le famiglie composte solamente da italiani è pari al 5,9%, mentre sale al 26,7% tra quelle con almeno uno straniero e raggiunge il 29,4% tra le famiglie composte esclusivamente da stranieri. Altro dato che non può che farci riflettere, l’incidenza di povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età, passando dal 12,5% fra i minori (per un totale di 1 milione 136mila), al 12,1% fra i giovani di 18-34 anni (quasi 1 milione 198mila), all’8,9% per i 35-64enni e al 6,1% fra gli over 65 (oltre 891mila). Ancora, l’incidenza di povertà assoluta si conferma più alta tra le famiglie con un elevato numero di componenti: raggiunge il 19,2% tra quelle che ne hanno cinque o più e il 10,5% tra quelle con quattro, mentre scende all’8,4%, un valore comunque superiore alla media, tra le famiglie di tre componenti.
Tra le coppie con tre o più figli, quasi una su sei è in povertà assoluta (16,9%). Superiori alla media anche i valori dell’incidenza per le famiglie monogenitore, tra le quali più di una su 10 (11,5%) è in povertà assoluta. La povertà assoluta è quindi a livelli record fra i bambini: se vent’anni fa erano gli anziani a essere più esposti al rischio, oggi la situazione è capovolta e farne le spese sono i più piccoli.
DIVARIO GEOGRAFICO
La mappa del benessere conferma poi anche l’annosa spaccatura tra Centro-Nord e Mezzogiorno. L'incidenza di povertà assoluta individuale si mantiene, infatti, più elevata nel Mezzogiorno 11,5%, ed era il 12,5% nel 2024. Segue il Nord con l'8,5% (8,8% del 2024), mentre il Centro conferma i valori più contenuti con il 7,4% (era 7,6% nel 2024).
Alcuni dati del Rapporto Bes 2026 suonano come un deciso avvertimento. Crescono redditi e occupazione ma rimangono differenze significative tra le diverse regioni e, soprattutto, il rischio di povertà rimane superiore alla media europea. Eppure, per essere tale, il benessere equo e sostenibile deve raggiungere l’intera popolazione, al di là dell’età, della composizione della famiglia o della Regione di appartenenza.








