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I funerale di Achille Barosi, una delle vittime della strage di capodanno di Crans-Montana, nella Basilica di Sant' Ambrogio, Milano, 7 Gennaio 2026 ANSA/MATTEO CORNER
È un pomeriggio freddo e soleggiato quello che fa da cornice alle esequie di Achille Barosi, il giovane scomparso a seguito dell’incendio divampato nel locale “Constellation” a Crans-Montana, in Svizzera, la notte di Capodanno. Nel sagrato della basilica milanese di Sant’Ambrogio, gremito di persone, trattenere le lacrime è un’impresa ardua, sebbene i raggi che squarciano il cielo, illuminando le mura in laterizio del tempio, lascino uno spiraglio di ottimismo in una giornata segnata dal dolore. Per i ragazzi delle Orsoline, il liceo frequentato da Achille, così come per tutti gli altri istituti del capoluogo lombardo, il rientro a scuola dalle vacanze natalizie non è stato come gli altri anni: un minuto di silenzio, infatti, ha scandito l’orario delle lezioni, durante le quali, inevitabilmente, pensieri e parole sono tornati lì, a quella che doveva essere una notte da sogno e, invece, si è trasformata in un incubo.
Davanti al cancello della basilica, quattro libri firme riempitisi in pochissimo tempo: tutti i presenti al funerale, ma anche persone di passaggio, hanno voluto esprimere il proprio cordoglio lasciando una semplice firma, o una dedica. «Ora sei un angelo», si legge tra le righe. «Ciao Achi, la palla da golf non ho osato prenderla perché so che saresti tornato qui a prenderla». «Caro fratello, io non ti conosco, ma sono un genitore: prego per te e per i tuoi familiari».
Chi ha vergato queste parole non è il solo che, pur senza aver avuto un legame con Achille, ha deciso di essere presente per un ultimo saluto. «Noi siamo dell’istituto Tito Livio, a pochi passi da qui», ci spiega il 18enne Nicolò, prossimo alla maturità, in compagnia degli amici Edoardo, Arianna e Matteo. «Non lo conoscevamo, ma siamo rimasti colpiti dalla sua storia. Stava festeggiando l’inizio del nuovo anno e non è più tornato a casa. È un qualcosa che mette i brividi. Dopo gli esami faremo il tradizionale viaggio post-maturità e pensare che ciò che è accaduto ad Achille possa capitare anche a noi, in un momento di festa, ci fa riflettere e capire quanto sia preziosa la vita».
«Eravamo di passaggio», prosegue Edoardo, «e ci è sembrato doveroso rendergli omaggio. Ho letto tanti commenti su questa tragedia, a cominciare da quelli che rimproveravano ai ragazzi il fatto di essere rimasti a filmare l’inizio dell’incendio. Lo trovo così stupido: è facile parlare dal divano di casa, col senno di poi… Secondo voi, quella sera, non sono stati serviti alcolici a dei minorenni? Mi sembra una cosa altrettanto grave, come la mancanza di misure di sicurezza adeguate. Ma ci penserà la magistratura a indagare, noi adesso vogliamo soltanto stringerci attorno ad Achille e a chi lo conosceva».
Suo nonno era architetto e anche lui aveva scelto d’intraprendere quella strada. Come ha ricordato nell’omelia il parroco, don Alberto Rivolta, Achille era un ragazzo «forte, capace, determinato ma gentile. Amava Pasolini e i presepi. Un ragazzo capace di ascolto, anche dei rimproveri. Una dote rara, oggi, di cui forse tutti dovremmo fare tesoro. Ci insegna come si vive la vita, nell’ascolto e in profondità. Attraverso di lui stiamo reimparando a volerci bene. Mi rivolgo a te, Achille: accompagnaci, continua a sorridere e a volerci bene».
Poi è stato il turno della madre, Erica, che ha voluto salutare un’ultima volta l’amato figlio con queste parole: «Ho avuto il privilegio e la fortuna di essere tua mamma. Sono tanto fiera di te e la tua anima è qui con me. Ti ho sempre riconosciuto come un’anima antica, folle come piace a me. Di notte io e papà dormiamo con i tuoi zainetti di quando avevi due anni. Per «spiccare il volo hai scelto il tuo posto del cuore, angelo mio, le tue montagne. D’altronde il posto terreno più vicino a Dio. Sei libero, vola amore mio, hai delle ali luminosissime e saprò vederti».
All’uscita del feretro, accompagnato da un lungo applauso, dopo aver posto la foto di Achille sulla bara, lei e il marito Nicola hanno voluto attorno a sé i familiari più stretti, protetti da un cordone di sicurezza della polizia, per intonare tutti insieme una delle canzoni più amate dal figlio: Perdutamente di Achille Lauro. «Ho visto un uomo morire per gli altri / Mentre il sole accarezza i palazzi». Basta l’incipit per capire che in quelle strofe c’è tutto Achille, un ragazzo che ha sacrificato la propria vita per salvare quella di un’amica. Lui, infatti, era già uscito dal locale, ma si è buttato nelle fiamme per non abbandonare quella ragazza che, adesso, parrebbe essere fuori pericolo. «Non sappiamo il suo nome, né se è ancora ricoverata in ospedale o meno, ma ci hanno detto che sta bene», ci spiegano due compagne di scuola, Matilde e Margherita. «Abbiamo sentito tante critiche, anche ai genitori. “Non dovevano mandarli lì”, hanno scritto. Cose da pazzi. Quando abbiamo letto l’e-mail che ci ha mandato la scuola, siamo rimaste frastornate e lo siamo ancora. È davvero ingiusto morire così, ma lui è morto da eroe». Forse era l’ultima cosa che avrebbero voluto vivere, ma oggi tutti i familiari, gli amici e i compagni di scuola, proprio come canta Achille Lauro, possono dire di aver visto un uomo – non un semplice ragazzino – sacrificare la propria vita per qualcun altro. Il suo nome è Achille Barosi.




