Il 25 marzo scorso il Consiglio di AGCOM ha approvato il nuovo atto di indirizzo sulle comunicazioni in materia di gioco responsabile, annunciando nei giorni successivi la pubblicazione delle cosiddette "Linee guida sulla pubblicità del gioco responsabile" e una consultazione pubblica di trenta giorni riservata agli operatori del settore. Una mossa che ha scatenato la reazione immediata del Forum delle Associazioni Familiari. Il suo presidente, Adriano Bordignon, non usa mezze misure: «Stupisce molto negativamente questo riferimento che lascia intendere che la consultazione sarà rivolta solamente alle società che fanno profitti sull'azzardo».

La posta in gioco non è piccola. L'Italia è oggi il mercato dell'azzardo più grande d'Europa. Secondo il Rapporto Eurispes 2025, nel 2024 gli italiani hanno giocato oltre 157 miliardi di euro tra slot, scommesse, lotterie e altri giochi, un mercato più grande di quello di Regno Unito, Germania e Francia messi insieme. In termini macroeconomici, il volume giocato equivale al 7,2% del PIL nazionale, venti miliardi in più rispetto all'intera spesa sanitaria pubblica del Paese.

È proprio su questa cifra che Bordignon costruisce la sua accusa più severa alle istituzioni: «Il boom del gambling in Italia segna una deriva che non sembra le istituzioni vogliano arrestare. Assistiamo a un mercato che ha raggiunto 157 miliardi di euro nel 2024, più del clandestino, senza precedenti europei. Questo sta trasformando troppi italiani da risparmiatori a giocatori compulsivi, alimentando indebitamenti familiari, usura e crescita dei costi sociali».

Il divieto che non c'è

Il paradosso italiano sulla pubblicità dell'azzardo dura da anni. Nel 2018 il primo governo Conte introdusse con il cosiddetto decreto "Dignità" il divieto di «qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro», effettuata su qualunque mezzo, incluse manifestazioni sportive, trasmissioni televisive, stampa e social media. Una norma ambiziosa, accolta con favore dalle associazioni antiazzardopatia, ma che nella pratica è rimasta largamente inapplicata.

Il meccanismo di aggiramento è diventato quasi un genere letterario a sé. In Italia società di scommesse sponsorizzano squadre di calcio attraverso soluzioni che aggirano i divieti: le sponsorizzazioni sulle maglie o nei cartelloni pubblicitari riguardano siti che formalmente danno notizie e aggiornamenti sui risultati sportivi, pur contenendo nel nome un riferimento piuttosto esplicito ad altri siti di scommesse online. Il caso più visibile è quello dell'Inter: il club nerazzurro ha firmato nel 2024 un accordo con Betsson.sport — il sito di infotainment del portale di scommesse Betsson — da 30 milioni a stagione per cinque anni. Lo stesso Betsson.sport campeggia anche sulle maglie di Torino, Napoli e Palermo.

La dinamica è trasparente: la principale differenza tra questi siti di intrattenimento e i rispettivi bookmaker collegati è che i primi, non contenendo esplicitamente riferimenti al gioco d'azzardo, possono essere pubblicizzati in televisione o nei cartelloni a bordo campo nelle partite di calcio, cosa che avviene regolarmente.

Chi ci guadagna

Il sistema della pubblicità indiretta sull'azzardo non coinvolge solo le squadre di calcio. La cancellazione del divieto di pubblicità favorirebbe economicamente non solo le società di scommesse stesse (che potrebbero raggiungere un numero più ampio di potenziali giocatori) e le società sportive (con un incremento delle sponsorizzazioni), ma anche televisioni e giornali, che in passato sono stati destinatari di notevoli investimenti pubblicitari. Confindustria Radio TV stimò nel 2018 in sessanta milioni di euro l'anno i mancati introiti per le sole televisioni dopo l'introduzione del divieto.

Quando nel 2018 entrò in vigore il decreto Dignità, ben 15 delle 20 squadre di Serie A avevano accordi commerciali con operatori delle scommesse. Le varie stime hanno valutato intorno ai cento milioni di euro l'anno l'entità delle sponsorizzazioni possibili solo per la Serie A. Anche oggi, circa il 14 per cento degli sponsor di maglia dei primi dieci campionati europei sono società di scommesse, undici su venti in Premier League.

La pressione politica per allentare i vincoli è crescente. Il 5 marzo scorso la Commissione Cultura e Istruzione del Senato ha approvato una risoluzione che impegna il governo a riformare le regole del calcio italiano, modificando in particolare il divieto di pubblicità delle scommesse sportive e dei giochi con vincite in denaro. Pagella Politica Un percorso che si intreccia con una vicenda europea: il Consiglio di Stato ha chiesto alla Corte di Giustizia dell'UE di esprimersi sulla legittimità del divieto, ritenendolo potenzialmente in contrasto con una direttiva europea del 2015.

"Una foglia di fico irresponsabile"

Di fronte a questo quadro, Bordignon è netto nel giudicare l'approccio regolatorio proposto da AGCOM: «Il dispositivo del cosiddetto "gioco responsabile" appare come una irresponsabile foglia di fico. È necessario ridurre l'offerta complessiva anziché affidarsi a retoriche individualizzanti che scaricano responsabilità sui giocatori "fragili"».

Una critica che si allinea con quanto documentato dal Libro Nero dell'Azzardo, realizzato da CGIL, Federconsumatori e Fondazione Isscon: il gioco online ha superato quello fisico, raggiungendo i 92,1 miliardi di euro nel 2024, cresciuto di 10 miliardi in un solo anno, trainato soprattutto dalla fascia 18-34 anni, che rappresenta oltre il 50% dei conti online attivi. Le perdite nette degli italiani, oltre 21 miliardi di euro, equivalgono al reddito medio annuo di circa 1,15 milioni di lavoratori.

Le ricadute sociali, secondo il presidente del Forum Famiglie, sono concrete e quotidiane: «Sono evidenti e riconosciute le disfunzioni che sono legate a questo fenomeno, quali i conflitti intrafamiliari, gli scivolamenti in povertà, ma anche gli effetti criminogeni prodotti dal fenomeno. Non esiste, infatti, soltanto la criminalità organizzata all'azzardo, ma c'è la quotidianità di moltissimi furti che vengono compiuti dai giocatori patologici, oltre al malcostume nelle sale da gioco di prestare soldi ai giocatori».

Sul versante economico Bordignon smonta anche l'argomento del gettito fiscale: «Il gioco d'azzardo non è una reale opportunità economica né fiscale: a differenza delle altre tipologie di consumo, non ha un valore di moltiplicatore positivo dell'economia, perché genera semplicemente una domanda di altro azzardo. Non sono ancora stati resi pubblici gli introiti fiscali dell'ultima annualità di riferimento».

Adriano Bordignon, presidente Forum delle Associazioni Familiari
Adriano Bordignon, presidente Forum delle Associazioni Familiari

"Il Terzo Settore non si farà trovare impreparato"

Il Forum Famiglie punta il dito anche sulla metodologia della consultazione. Nel 2019, quando AGCOM emanò le prime linee guida attuative del decreto Dignità, solo le industrie dell'azzardo furono chiamate a esprimersi. Bordignon ricorda quell'episodio con amarezza: «Sembra che per AGCOM sia del tutto irrilevante il pensiero e il vissuto delle famiglie, delle figure educative e di quelle con responsabilità sociali e sanitarie, che subiscono l'imponente effetto negativo del mercato dell'azzardo e delle dipendenze connesse nel nostro Paese».

Stavolta, però, l'approccio è diverso: «In questa occasione il mondo del Terzo Settore non si lascerà trovare impreparato, come invece avvenne nel 2019, quando furono "consultate" solo le industrie dell'azzardo. Si tratta di una questione di salute nazionale. Attendiamo, perciò, una convocazione e un reale ascolto da parte dell'Autorità». La richiesta del Forum Famiglie è chiara: «La situazione nel nostro Paese è drammatica ed è necessario impedire, realmente, ogni tipo di pubblicità dell'azzardo, perché il divieto attuale viene aggirato facilmente da parte dei concessionari».

Una voce che si alza nel momento forse più delicato: mentre il Parlamento discute di allentare i vincoli e l'Europa potrebbe dichiarare illegittimo il decreto Dignità, le associazioni familiari chiedono di andare nella direzione opposta. Il confronto è appena iniziato.